Ci ha suonato e adesso lo dirige: Francesco Taskayali svela il suo "Piano City Palermo"
Dalle radici turche, ai concerti internazionali, il pianista Francesco Taskayali racconta come sta trasformando Palermo in un palcoscenico a cielo aperto
Cresciuto a Istanbul tra due culture - madre romana e padre turco - Francesco Taskayali porta nella sua musica l'anima di un salone riempito di tappeti dove la sera la gente si riuniva per suonare liberamente. Figlio d'arte di un musicista appassionato di Türkü, genere della tradizione popolare di fine Ottocento basato su poesie cantate, il pianista e compositore italo-turco ha sviluppato fin da bambino un approccio alla musica spontaneo, libero e viscerale.
Dalla prima tastiera toccata a 7 anni fino ai 15 album incisi e ai tour internazionali in giro per il mondo, la sua carriera è rimasta fedele a un'idea precisa: la musica come bene comune, linguaggio universale e straordinario motore d'aggregazione. Un’identità artistica e umana che oggi guida Piano City Palermo, il festival pianistico diffuso di cui Taskayali cura la direzione artistica dal 2024, trasformando capoluogo e provincia in un immenso palcoscenico a cielo aperto.
L'incontro con Piano City
«Piano City l'ho conosciuto prima di tutto suonandoci», racconta Taskayali, ricordando un concerto all'alba nel settembre del 2018 alla Cala di Palermo, tra un migliaio di persone raccolte in religioso silenzio accanto al murales di Falcone e Borsellino. «Suonai scalzo. Fu un evento connesso con il luogo, dai ricordi umani molto forti».
Da quell'esperienza è nata la visione portata alla guida della manifestazione: fare del pianoforte una colonna sonora "site-specific", capace di far riscoprire alla comunità i luoghi di tutti i giorni sotto una luce inedita. I concerti non vengono semplicemente "appoggiati" su un palco, anche perché è assente, ma cuciti su misura in base alle architetture, agli orari e alle atmosfere, dai silenzi dei chiostri storici all’energia primordiale dell'alba.
«Il pianoforte è l'unico strumento che non invade un luogo, ma riesce a tracciarne la colonna sonora. Mantiene una sua neutralità senza concettualizzare troppo come farebbe la parola. E poi, vedere un pianoforte per strada ha già di per sé qualcosa di magico».
Le edizioni guidate da Taskayali si sono distinte per una forte vocazione internazionale che si intreccia con il tessuto sociale locale. Nel cartellone 2026 arrivano musicisti da tutto il mondo da Lagos (Nigeeria) attraverso i progetti Erasmus, fino a Los Angeles con l'apertura affidata ad Alfonso Peduto, mentre le esibizioni sul territorio toccano anche quartieri complessi come i Danisinni o lo Sperone, dove le note diventano collante di inclusione.
Un'operazione di arte pubblica a fruizione totalmente gratuita che richiede un lavoro imponente dietro le quinte: «Tre giorni di festival significano un anno intero di ascolti. Tra le sole candidature riceviamo oltre 500 email da tutto il mondo. Durante l'inverno mi siedo in biblioteca con le cuffiette e le ascolto una per una».
Oltre al pubblico, la cura è rivolta alla comunità degli artisti. Per chi compone musica non commerciale, lontano dai riflettori del pop mainstream, Piano City Palermo diventa uno spazio raro di confronto e crescita. Tra cene condivise e concerti ascoltati a vicenda, nascono collaborazioni e sinergie che proseguono ben oltre il weekend palermitano.
Gestire un festival diffuso significa anche fare i conti con l'imprevisto meteorologico. «Il momento di puro panico? La pioggia dell'anno scorso durante l’inaugurazione: una tempesta che ha creato un bel po' di scompiglio! Lì impari a non prendertela con le cose che non puoi controllare e a lasciar andare», racconta.
Protagonisti quasi tutti i luoghi simbolo della città, restano i desideri per le prossime edizioni. Tra i sogni nel cassetto c'è un notturno di Chopin eseguito nella Chiesa dello Spasimo con il pubblico sdraiato a guardare le stelle, e soprattutto un grande palco galleggiante sospeso sull'acqua al Porticciolo di Sant'Erasmo o al Molo Trapezoidale per celebrare il legame viscerale tra Palermo e il suo mare.
Con 43 concerti concentrati in un solo weekend - in programma dal 25 al 27 settembre 2026 - quest'anno anche il direttore artistico si ritaglia uno spazio per ritornare alla tastiera.
Taskayali si esibisce sabato 26 settembre, di pomeriggio ai Cantieri Culturali alla Zisa nell'ambito di una collaborazione con il Mercurio Festival, per poi replicare domenica 27 settembre alle 8 del mattino per la "seconda alba", in un set sperimentale per pianoforte e vasi di cristallo insieme a Larissa Giers.
«Ma poi mi fermo, altrimenti uscirò con i capelli dritti! C'è anche la volontà di godersi il festival da semplice ascoltatore, insieme a tutti gli altri».
Dalla prima tastiera toccata a 7 anni fino ai 15 album incisi e ai tour internazionali in giro per il mondo, la sua carriera è rimasta fedele a un'idea precisa: la musica come bene comune, linguaggio universale e straordinario motore d'aggregazione. Un’identità artistica e umana che oggi guida Piano City Palermo, il festival pianistico diffuso di cui Taskayali cura la direzione artistica dal 2024, trasformando capoluogo e provincia in un immenso palcoscenico a cielo aperto.
L'incontro con Piano City
«Piano City l'ho conosciuto prima di tutto suonandoci», racconta Taskayali, ricordando un concerto all'alba nel settembre del 2018 alla Cala di Palermo, tra un migliaio di persone raccolte in religioso silenzio accanto al murales di Falcone e Borsellino. «Suonai scalzo. Fu un evento connesso con il luogo, dai ricordi umani molto forti».
Da quell'esperienza è nata la visione portata alla guida della manifestazione: fare del pianoforte una colonna sonora "site-specific", capace di far riscoprire alla comunità i luoghi di tutti i giorni sotto una luce inedita. I concerti non vengono semplicemente "appoggiati" su un palco, anche perché è assente, ma cuciti su misura in base alle architetture, agli orari e alle atmosfere, dai silenzi dei chiostri storici all’energia primordiale dell'alba.
«Il pianoforte è l'unico strumento che non invade un luogo, ma riesce a tracciarne la colonna sonora. Mantiene una sua neutralità senza concettualizzare troppo come farebbe la parola. E poi, vedere un pianoforte per strada ha già di per sé qualcosa di magico».
Vocazione internazionale
Le edizioni guidate da Taskayali si sono distinte per una forte vocazione internazionale che si intreccia con il tessuto sociale locale. Nel cartellone 2026 arrivano musicisti da tutto il mondo da Lagos (Nigeeria) attraverso i progetti Erasmus, fino a Los Angeles con l'apertura affidata ad Alfonso Peduto, mentre le esibizioni sul territorio toccano anche quartieri complessi come i Danisinni o lo Sperone, dove le note diventano collante di inclusione.
Un'operazione di arte pubblica a fruizione totalmente gratuita che richiede un lavoro imponente dietro le quinte: «Tre giorni di festival significano un anno intero di ascolti. Tra le sole candidature riceviamo oltre 500 email da tutto il mondo. Durante l'inverno mi siedo in biblioteca con le cuffiette e le ascolto una per una».
Oltre al pubblico, la cura è rivolta alla comunità degli artisti. Per chi compone musica non commerciale, lontano dai riflettori del pop mainstream, Piano City Palermo diventa uno spazio raro di confronto e crescita. Tra cene condivise e concerti ascoltati a vicenda, nascono collaborazioni e sinergie che proseguono ben oltre il weekend palermitano.
Esperienze e sogni
Gestire un festival diffuso significa anche fare i conti con l'imprevisto meteorologico. «Il momento di puro panico? La pioggia dell'anno scorso durante l’inaugurazione: una tempesta che ha creato un bel po' di scompiglio! Lì impari a non prendertela con le cose che non puoi controllare e a lasciar andare», racconta.
Protagonisti quasi tutti i luoghi simbolo della città, restano i desideri per le prossime edizioni. Tra i sogni nel cassetto c'è un notturno di Chopin eseguito nella Chiesa dello Spasimo con il pubblico sdraiato a guardare le stelle, e soprattutto un grande palco galleggiante sospeso sull'acqua al Porticciolo di Sant'Erasmo o al Molo Trapezoidale per celebrare il legame viscerale tra Palermo e il suo mare.
Piano City 2026
Con 43 concerti concentrati in un solo weekend - in programma dal 25 al 27 settembre 2026 - quest'anno anche il direttore artistico si ritaglia uno spazio per ritornare alla tastiera.
Taskayali si esibisce sabato 26 settembre, di pomeriggio ai Cantieri Culturali alla Zisa nell'ambito di una collaborazione con il Mercurio Festival, per poi replicare domenica 27 settembre alle 8 del mattino per la "seconda alba", in un set sperimentale per pianoforte e vasi di cristallo insieme a Larissa Giers.
«Ma poi mi fermo, altrimenti uscirò con i capelli dritti! C'è anche la volontà di godersi il festival da semplice ascoltatore, insieme a tutti gli altri».
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