POLITICA

Forza Italia, crisi aperta in Sicilia: niente Schifani Bis, sul tavolo l'ipotesi dimissioni

Il caso Armao travolge politicamente anche il governatore. Notte di vertici e telefonata con Tajani. In dubbio c'è la ricandidatura del presidente alle Regionali

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • Pubblicato il
    7 ottobre 2026

Antonio Tajani e Renato Schifani

Una notte di riunioni, telefonate e scenari aperti. A Palazzo d’Orléans, nelle ore forse più delicate per Renato Schifani da quando è alla guida della Regione Siciliana, si è riunito il fronte più vicino al presidente. Sul tavolo la continuità del governo regionale e c'è chi parla addirittura dell’ipotesi dimissioni. Una possibilità che fino a poche ore fa sembrava lontana e che adesso è diventata concreta, almeno come scenario politico.

Il "cambio di passo" di Forza Italia

La giornata di ieri è iniziata con le parole di Nino Minardo, commissario di Forza Italia in Sicilia. Dopo una riunione a porte chiuse con i segretari provinciali del partito, Minardo ha parlato della necessità di un «cambio di passo» e di una «proposta politica completamente nuova» per l’Isola.

Parole che, pur senza chiamare direttamente in causa il presidente, sono state immediatamente interpretate come un segnale politico rivolto anche a Schifani. A chiarire il senso della riunione è stato lo stesso Minardo, che ha aperto a Palermo l’incontro con i segretari provinciali e delle grandi città del partito.

«La credibilità della politica si difende con il coraggio di cambiare. Dobbiamo aprire Forza Italia a nuove energie, allargare la partecipazione e costruire una proposta capace di parlare alla Sicilia dei prossimi anni», ha detto il commissario regionale. La riunione è poi proseguita sui tre punti all’ordine del giorno: la partecipazione all’evento nazionale «L’ottimismo della volontà», in programma a Milano dal 9 all’11 ottobre, la campagna di tesseramento 2026 e la preparazione delle elezioni amministrative del prossimo anno. Ampio spazio è stato dedicato alle amministrative del 2027.

Minardo ha chiesto ai segretari provinciali di avviare fin da ora il confronto nei Comuni al voto e di farsi promotori di tavoli locali con le altre forze del centrodestra, con l’obiettivo di costruire programmi comuni, favorire candidature condivise e preservare l’unità della coalizione. «Non possiamo arrivare alle amministrative rincorrendo divisioni già consolidate. Forza Italia deve assumere l’iniziativa, mettere attorno a un tavolo il centrodestra e lavorare per tempo a una proposta comune per i territori», ha concluso Minardo.

Il caso Armao

Il motivo però è soprattutto uno: il 2027. Il governatore ha finora considerato naturale la possibilità di correre per un secondo mandato. Ma negli ultimi giorni, e soprattutto dopo l’ennesimo caso giudiziario che ha coinvolto un uomo vicino al presidente della Regione, dentro Forza Italia sono cresciuti i dubbi sulla sua ricandidatura.

Il riferimento è alla vicenda di Gaetano Armao, ex consigliere giuridico di Schifani ed ex presidente della Commissione tecnica specialistica regionale. La Procura di Palermo ha chiesto per lui una misura cautelare con l’accusa di corruzione, con successiva dimissione dall’incarico a Palazzo d’Orléans.

Politicamente, però, il caso ha avuto conseguenze ben più ampie. A Roma sarebbe cresciuta la preoccupazione per le vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti o persone vicine alla maggioranza siciliana. E così la questione Armao si è intrecciata con quella che, probabilmente, è la vera partita: il futuro di Schifani e della coalizione alle prossime regionali.

La risposta di Schifani

Il presidente, dopo le prime indiscrezioni sulle sue possibili dimissioni, aveva inizialmente respinto lo scenario. Poi il cambio di tono: «Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve».

Da lì, la telefonata con Antonio Tajani. Un colloquio che, secondo le ricostruzioni, sarebbe stato particolarmente teso. Il leader nazionale di Forza Italia e il presidente della Regione si sono confrontati proprio nel momento in cui lo scontro interno al partito siciliano è arrivato al massimo livello.

E il punto non è soltanto Minardo. Dietro le parole del commissario regionale sembra esserci una discussione più ampia sulla linea che Forza Italia intende adottare in Sicilia e, soprattutto, sulla possibilità di riproporre Schifani come candidato presidente nel 2027. Dopo la telefonata, la situazione non si è chiusa. Anzi. Nella notte Schifani ha riunito a Palazzo d’Orléans il proprio staff e alcuni parlamentari regionali a lui più vicini. Un vertice riservato, convocato per affrontare gli scenari aperti.

La ricostruzione di Cateno De Luca

Sulla vicenda è intervenuto anche Cateno De Luca, con una ricostruzione molto critica delle ore di tensione attorno a Schifani. Secondo il leader di Sud chiama Nord, il quadro sarebbe cambiato dopo gli incontri palermitani con esponenti vicini ai vertici nazionali di Forza Italia. De Luca sostiene che il comunicato di Nino Minardo sul «cambio di passo» sarebbe stato concordato anche con Antonio Tajani e Giorgio Mulè e letto come la reazione del partito alla possibile uscita anticipata di Schifani.

Il retroscena più rilevante riguarda però il futuro politico del governatore. De Luca sostiene che lo Schifani-bis sarebbe stato escluso già da due o tre mesi e che il possibile incarico al CSM avrebbe dovuto rappresentare la «buona uscita» del presidente dalla politica regionale. Nella sua ricostruzione, tuttavia, negli ultimi tre o quattro giorni sarebbero venute meno le condizioni per la candidatura al CSM.

«Pare che non sia vero che Schifani ha rifiutato la candidatura, ma sembra che negli ultimi 3-4 giorni siano venute meno le condizioni per una sua riconferma», afferma De Luca, lasciando aperta la questione sulle ragioni, politiche o meno, che avrebbero determinato il cambio di scenario. Da qui, secondo De Luca, la reazione di Forza Italia e la situazione di isolamento del governatore, sintetizzata nella formula: «Il Re Sole è ora il Re Solo».

De Luca sostiene inoltre che nella notte a Palazzo d’Orléans si sarebbe discusso di una soluzione per accompagnare la legislatura verso la conclusione, con possibili aggiustamenti della giunta e una sorta di «governo di emergenza» per approvare la legge di stabilità e arrivare alle dimissioni in una finestra utile.

Il nodo, nella sua ricostruzione, sarebbe infatti il calendario elettorale. De Luca parla della seconda settimana di maggio come possibile finestra per le elezioni nazionali e sostiene che l’obiettivo sarebbe quello di far coincidere politiche, regionali e amministrative. Per questo, a suo dire, Schifani dovrebbe essere accompagnato fino alla fine di febbraio: dimissioni a gennaio, infatti, non consentirebbero di rispettare il termine dei 90 giorni per il voto e arrivare alla finestra elettorale ipotizzata.

Anche il tema pensionistico dei deputati regionali entrerebbe, secondo De Luca, nella trattativa. I parlamentari di prima nomina che non hanno ancora maturato il requisito dei quattro anni, sei mesi e un giorno avrebbero interesse a evitare uno scioglimento immediato. È questo, nella lettura di De Luca, uno degli elementi che avrebbe pesato nella lunga riunione notturna a Palazzo d’Orléans, da lui definita una «seduta spiritica».

Le dimissioni, dunque, sarebbero rimaste sul tavolo. Se il presidente decidesse davvero di fare un passo indietro, la conseguenza sarebbe l’interruzione della legislatura e l’apertura di una fase elettorale anticipata. Uno scenario che cambierebbe radicalmente i tempi e gli equilibri della politica siciliana, costringendo i partiti a individuare rapidamente candidati e alleanze.

Ma per ora il punto interrogativo resta. La notte a Palazzo d’Orléans non ha prodotto, ancora, almeno ufficialmente, l’annuncio delle dimissioni. Il presidente dovrebbe parlare nelle prossime ore. E saranno proprio le sue parole a chiarire se quella annunciata come una «riflessione» si trasformerà in una scelta definitiva.

Schifani potrebbe decidere di andare avanti, cercando di ricucire lo strappo con Forza Italia e con il resto della maggioranza. Oppure potrebbe rompere il rapporto con il suo partito e aprire la strada a una crisi politica dagli esiti imprevedibili.

La domanda, questa mattina, è tutta qui: Renato Schifani resterà alla guida della Regione fino alla fine della legislatura oppure la notte di Palazzo d’Orléans segnerà l’inizio della fine del suo governo? Per la risposta bisognerà attendere il presidente.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LEGGI ANCHE