POLITICA

Nel Pd siciliano si apre la fase Provenzano: a lui il compito di mettere d'accordo tutti

La scelta della segretaria nazionale, Elly Schlein, è stata quella di trovare una figura capace di mediare tra le anime del partito, in vista delle prossime elezioni

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • Pubblicato il
    3 novembre 2026

Giuseppe Provenzano (foto da Facebook)

È una crisi politica che va avanti da mesi, ma che negli ultimi giorni ha vissuto un'accelerazione decisiva. Il Partito democratico siciliano prova a voltare pagina dopo le dimissioni di Anthony Barbagallo dalla segreteria regionale, arrivate al termine di una lunga stagione di contrapposizioni, contestazioni e tensioni tra le diverse anime del partito.

A Roma si è cercata una mediazione, a Palermo si sono moltiplicate le trattative e, alla fine, la soluzione individuata dalla segreteria nazionale guidata da Elly Schlein è stata quella di affidare a Giuseppe Provenzano il compito di costruire una proposta per la nuova guida del PD nell'Isola. Una decisione che, almeno per il momento, non equivale a un commissariamento, ma che apre una nuova fase politica.

La scelta di Provenzano non è casuale. Deputato del Partito democratico, nato a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, il 23 luglio 1982, è un economista che conosce da vicino sia le dinamiche politiche siciliane sia quelle nazionali. Laureato in Giurisprudenza alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, ha conseguito un dottorato di ricerca e ha dedicato gran parte della propria attività di studio alle politiche economiche e territoriali, ricoprendo anche il ruolo di vicedirettore della Svimez.

Il suo percorso politico e amministrativo si è sviluppato anche in Sicilia, dove tra il 2012 e il 2014 ha lavorato nella segreteria dell'assessore regionale all'Economia Luca Bianchi, durante la presidenza di Rosario Crocetta. Successivamente ha collaborato con Andrea Orlando, allora ministro dell'Ambiente. Il passaggio più importante è arrivato nel settembre 2019, quando è stato nominato ministro per il Sud e la Coesione territoriale nel secondo governo guidato da Giuseppe Conte, incarico mantenuto fino al febbraio 2021.

Nel 2021 è diventato vicesegretario nazionale del Pd insieme a Irene Tinagli, durante la segreteria di Enrico Letta. Alle elezioni politiche del 2022 è stato eletto alla Camera dei deputati nella circoscrizione Sicilia. Con la segreteria di Elly Schlein è poi entrato nuovamente nella squadra nazionale del partito, occupandosi di politica estera.

Un profilo, dunque, che mette insieme conoscenza del territorio, esperienza di governo e responsabilità politiche nazionali. Elementi che spiegano la scelta di affidargli una trattativa particolarmente delicata, nella quale non basterà individuare un nuovo assetto organizzativo, ma sarà necessario ricostruire rapporti e fiducia tra le diverse componenti del partito.

Le dimissioni di Barbagallo e una frattura mai ricomposta

Il passaggio decisivo arriva il 28 ottobre, quando Anthony Barbagallo annuncia le proprie dimissioni dalla guida del PD siciliano. Una decisione maturata dopo sette anni alla guida del partito e dopo un periodo caratterizzato da contrasti che hanno accompagnato anche il congresso regionale, conclusosi con la sua riconferma.

Alla base della crisi c'è proprio la contestazione del percorso congressuale e degli equilibri che avevano portato alla sua elezione. Una parte del partito non ha mai condiviso pienamente quella gestione, dando vita a un confronto sempre più acceso, sfociato anche in ricorsi alla Commissione nazionale di garanzia e in iniziative legali per contestare la regolarità del congresso.

Barbagallo, annunciando il passo indietro, ha richiamato la necessità di superare le divisioni interne e di costruire un'alternativa politica credibile. Una scelta che ha avuto il significato di un gesto di responsabilità, ma che ha anche certificato l'impossibilità di proseguire con gli equilibri precedenti.

La questione, infatti, non riguardava soltanto la permanenza di un segretario, ma il rapporto tra le diverse componenti del PD siciliano e la capacità di trovare una guida riconosciuta da tutti.

Le trattative fra Palermo e Roma

Nei giorni immediatamente successivi alle dimissioni, una delle ipotesi più insistenti è stata quella di una cabina di regia collegiale, una sorta di direttorio incaricato di accompagnare il partito nella fase di transizione.

Inizialmente si è parlato di una struttura composta da tre persone, con Giuseppe Provenzano nel ruolo di coordinatore, affiancato dallo stesso Barbagallo e da una rappresentante dell'area vicina a Stefano Bonaccini. Tra i nomi circolati c'era quello di Teresa Piccione, segretaria del PD di Palermo.

L'idea era quella di costruire un organismo ristretto capace di tenere insieme le diverse sensibilità, evitando che la sostituzione di Barbagallo si trasformasse in una nuova occasione di scontro.

Accanto a questa ipotesi ha iniziato a circolare anche quella di un direttorio più ampio, a cinque componenti, nel quale potessero trovare spazio ulteriori rappresentanze territoriali e politiche. Tra i nomi che erano stati indicati figuravano anche la vicepresidente regionale Valentina Chinnici e il capogruppo all'Assemblea regionale siciliana Michele Catanzaro.

Si trattava, tuttavia, di ipotesi e indiscrezioni, non di una composizione ufficialmente deliberata. La questione del numero dei componenti rifletteva, del resto, il problema centrale: trovare un equilibrio che non lasciasse fuori nessuna delle principali componenti del partito. Una possibile intesa nazionale orientata verso il direttorio a tre, con Provenzano, Barbagallo e una rappresentante dell'area bonacciniana. Ma la riunione successiva avrebbe portato a una soluzione diversa.

I ricorsi e il confronto tra le diverse aree del partito

Un altro capitolo importante riguarda i ricorsi presentati contro il congresso regionale che aveva confermato Barbagallo.
La vicenda ha coinvolto diverse componenti del PD siciliano, tra cui quelle riconducibili alle aree di Giuseppe Lupo e Fabio Venezia, da una parte, e a esponenti vicini a Matteo Orfini dall'altra.

Con l'intervento della segreteria nazionale si è cercato di disinnescare anche questo fronte. Durante la riunione del 2 novembre, la componente dell'area Alfieri avrebbe comunicato il ritiro delle firme dai ricorsi presentati alla Commissione nazionale di garanzia. Diversa la posizione dell'area Orfini, che non avrebbe invece ritirato le proprie contestazioni e avrebbe programmato un ulteriore confronto a Palermo. Un segnale, dunque, che la ricomposizione non è ancora completa e che le divisioni non possono considerarsi definitivamente superate.

La scelta di Schlein: Provenzano dovrà trovare una sintesi

La svolta arriva ieri, lunedì 2 novembre. Al termine di una riunione in streaming tra dirigenti nazionali e siciliani, la segreteria nazionale del PD affida a Giuseppe Provenzano il compito di costruire una proposta per la guida del partito nell'Isola.

La decisione, comunicata durante l'incontro al quale hanno partecipato i vertici delle diverse articolazioni del partito, ridimensiona almeno per il momento le ipotesi di un direttorio già definito.

Provenzano dovrà lavorare in raccordo con le segreterie provinciali e con i parlamentari siciliani eletti all'Assemblea regionale, alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo, cercando una soluzione che consenta al PD di superare la fase di contrapposizione.

Non si tratta, quindi, di una nomina a commissario regionale, ma di un incarico politico e organizzativo finalizzato a individuare una proposta condivisa. Resta da capire quale sarà la forma definitiva della nuova gestione e se si arriverà effettivamente a una struttura collegiale.

L'obiettivo è mettere il partito nelle condizioni di affrontare i prossimi appuntamenti elettorali, a partire dalle elezioni regionali, senza trascinarsi dietro una guerra interna che rischia di condizionare anche il rapporto con gli alleati del centrosinistra.

La vera sfida: ricostruire il PD in vista delle Regionali

La questione della nuova guida regionale va ben oltre la sostituzione di Barbagallo. Il PD siciliano deve ritrovare una linea politica condivisa, ricostruire i rapporti tra le proprie componenti e recuperare una capacità di iniziativa in vista delle prossime elezioni.
C'è poi il tema delle alleanze. Il rapporto con il Movimento 5 Stelle e con le altre forze del centrosinistra, così come la scelta del candidato alla presidenza della Regione, richiederanno un partito capace di esprimere una posizione unitaria.

Per Provenzano si apre dunque una fase delicata: non dovrà soltanto individuare una nuova formula organizzativa, ma provare a ricucire rapporti politici che negli ultimi mesi si sono progressivamente deteriorati.

Il direttorio a tre, quello a cinque, le ipotesi di commissariamento e i nomi circolati nelle trattative raccontano una cosa: il PD siciliano è ancora alla ricerca di un equilibrio. La scelta della segreteria nazionale rappresenta un primo tentativo di uscire dall'impasse, ma la vera prova sarà trasformare la mediazione in una nuova stagione politica condivisa.
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