POLITICA

La Russa "consacra" De Luca al centrodestra: ma resta il nodo delle Regionali in Sicilia

Cateno De Luca entra nella squadra del centrodestra, almeno a Roma. In Sicilia, invece, la partita resta ancora aperta: sarà lui il candidato per la Presidenza?

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • Pubblicato il
    28 ottobre 2026

Ignazio La Russa con Cateno De Luca

Cateno De Luca entra nella squadra del centrodestra, almeno a Roma. In Sicilia, invece, la partita resta ancora aperta.

È tutta qui la posizione politica emersa dalla convention nazionale “L’Italia dei Territori”, organizzata il 27 ottobre all’hotel Massimo d’Azeglio di Roma da Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia. Un appuntamento nato per costruire una nuova proposta politica nazionale, ma che è finito inevitabilmente per accendere i riflettori sul futuro degli equilibri siciliani.

A dare il segnale più significativo è stato Ignazio La Russa. Il presidente del Senato, tra i principali esponenti di Fratelli d’Italia, si è rivolto direttamente al leader messinese: «Cateno, tu fai parte di questa squadra». Una frase che va oltre le cortesie istituzionali e riconosce a De Luca uno spazio politico nell’area del centrodestra.

Ma quanto è largo questo spazio? E soprattutto, fin dove arriva? La Russa, infatti, ha accompagnato l’apertura con una precisazione che pesa quanto il saluto: «Non c’è un accordo contro qualcuno».

Sulle alleanze in Sicilia, spiega, il confronto non è stato affrontato fino in fondo e se ne parlerà più avanti. Un modo per accogliere De Luca senza impegnare, almeno per ora, il centrodestra nazionale sulla partita più delicata: quella per la presidenza della Regione Siciliana.

L’abbraccio romano e il muro siciliano

Il punto è che De Luca non sembra intenzionato a entrare nel centrodestra alle condizioni di tutti gli altri. Se a livello nazionale guarda a Giorgia Meloni e dialoga con i vertici di Fratelli d’Italia, nell’Isola rivendica una linea autonoma e prende le distanze da Renato Schifani.

«Io ho le mani libere in Sicilia», ha dichiarato a margine della convention, ribadendo di non avere nulla a che fare con l’attuale presidente della Regione e con il suo governo. «L’accordo è nazionale e in Sicilia andremo avanti per la nostra strada».

È una distinzione tutt’altro che secondaria. De Luca punta a costruire una relazione politica con il centrodestra nazionale senza rinunciare alla possibilità di competere contro il centrodestra siciliano. Una strategia che gli consentirebbe di mantenere aperte più opzioni, ma che obbliga gli alleati a confrontarsi con una domanda scomoda: si può essere parte della stessa squadra a Roma e avversari in Sicilia?

La Russa, per il momento, non offre una risposta definitiva. Riconosce a De Luca la libertà di scelta, sottolinea il valore del dialogo e rimanda il confronto sulle alleanze. Il suo «fai parte di questa squadra» è quindi un’investitura politica, ma non una promessa di sostegno alla candidatura di De Luca a Palazzo d’Orléans.

Eppure, proprio il rinvio lascia aperto lo scenario più interessante: che il leader di Sud chiama Nord possa diventare un interlocutore del centrodestra nazionale e, contemporaneamente, un concorrente di Schifani nella futura competizione regionale. Una prospettiva possibile, non ancora un accordo.

La scommessa di De Luca

Dietro l’abbraccio con La Russa c’è una strategia più ampia. De Luca vuole portare fuori dalla Sicilia il modello politico costruito negli anni attraverso le amministrazioni locali, federando Sud chiama Nord con Sindaci d’Italia e coinvolgendo movimenti civici, autonomisti e forze moderate. L’obiettivo dichiarato è costruire una forza nazionale capace di superare la soglia di sbarramento del 3% alle prossime elezioni politiche.

La convention, ospitata all’hotel Massimo d’Azeglio, non è dunque soltanto una passerella di amministratori. La presenza di esponenti di primo piano del governo e di Fratelli d’Italia, insieme agli interventi del ministro Gilberto Pichetto Fratin e di altri rappresentanti istituzionali, segnala l’interesse verso un progetto che potrebbe ampliare il perimetro elettorale della coalizione guidata da Meloni.

Pichetto Fratin ha definito il contributo di Sud chiama Nord un «contributo di realismo notevole». Ernesto Magorno, presidente di Sindaci d’Italia, ha invece insistito sulle radici comuni della federazione e sulla necessità di riportare i territori al centro delle decisioni politiche: «Non è un’operazione di palazzo».

Ma è proprio qui che si apre una questione politica. Il richiamo ai sindaci e alle comunità locali è accompagnato da un obiettivo elettorale molto concreto: costruire una lista nazionale in grado di conquistare rappresentanza parlamentare. La sfida sarà dimostrare che il progetto non si esaurisce nella ricerca di uno spazio dentro la coalizione, ma riesce davvero a tradurre le esigenze dei Comuni in proposte e risultati.

De Luca, dal canto suo, rivendica il ruolo di facilitatore tra le diverse sensibilità. «Io ho il ruolo di facilitare questa sintesi», ha dichiarato, ripercorrendo le proprie esperienze amministrative e proponendo interventi su finanza locale, riscossione dei tributi, semplificazione burocratica e risorse per i Comuni.

Temi concreti, che intercettano difficoltà reali degli amministratori. Resta però da capire quanto peso avranno nel programma nazionale e quanto serviranno, invece, a costruire una nuova collocazione elettorale.

Il vero banco di prova è Palazzo d’Orléans

La convention proseguirà fino al 29 ottobre, con altri interventi politici e istituzionali e l’annunciata partecipazione di Giorgia Meloni. Sarà un passaggio utile per misurare la consistenza del progetto, ma non necessariamente sufficiente a chiarire il futuro della Sicilia.

Perché la questione regionale non si risolve con una stretta di mano a Roma. Il centrodestra dovrà fare i conti con i propri equilibri interni, con la posizione di Forza Italia e con il futuro di Schifani.

De Luca, invece, dovrà capire se l’apertura di Fratelli d’Italia possa tradursi in un sostegno politico concreto oppure se il suo movimento dovrà affrontare autonomamente la corsa alla presidenza.

La Russa, per ora, gli riconosce un posto nella squadra senza stabilire fino a dove arrivi il campo da gioco. De Luca incassa il riconoscimento e conserva la propria libertà d’azione.

Il risultato è un’intesa a geometria variabile: nazionale nel rapporto con Meloni, ancora tutta da definire in Sicilia. Per il leader messinese è l’occasione di rafforzare il proprio peso politico senza rinunciare alle ambizioni regionali. Per il centrodestra è la possibilità di allargarsi a una nuova area di consenso, evitando per ora di affrontare lo scontro più delicato.

La vera domanda, dunque, non è soltanto se La Russa abbia dato credito a De Luca. Quel credito, almeno sul piano nazionale, è evidente. La domanda è se sarà disposto a riconoscergli lo stesso spazio anche in Sicilia, quando il confronto non riguarderà più un progetto politico da costruire, ma la scelta di chi dovrà guidare la Regione.

Perché una squadra può accogliere nuovi giocatori. Ma quando arriva il momento di scegliere il capitano, le dichiarazioni di amicizia non bastano più.
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