Scossone nel Pd siciliano, Barbagallo si dimette: "Al partito serve un nuovo assetto"
Cambio ai vertici del Pd in Sicilia. Il segretario regionale lascia la guida del partito: "L'unità non è solo una parola ma si traduce in decisioni concrete"
Anthony Emanuele Barbagallo
Il centrosinistra siciliano si avvicina all’appuntamento elettorale del 2027 con una sfida ancora aperta: costruire un’alternativa credibile al governo regionale e trovare una sintesi tra le forze politiche che ambiscono a farne parte. Un percorso che passa dal dialogo tra il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e le altre componenti progressiste, ma che deve fare i conti anche con le divisioni interne ai singoli partiti. È proprio in questo scenario che arriva la decisione di Anthony Barbagallo di lasciare la guida del Pd siciliano, aprendo una nuova fase per il principale partito del centrosinistra nell’Isola.
Il segretario regionale ha annunciato le proprie dimissioni proprio oggi, martedì 27 ottobre, rimettendo il mandato nelle mani della segreteria nazionale guidata da Elly Schlein. Una scelta maturata dopo mesi di contrasti e tentativi di ricomposizione che non hanno portato a un’intesa stabile tra le diverse anime del partito. Ora la priorità, nelle intenzioni dell’ormai ex segretario, è consentire al Pd di ritrovare una direzione condivisa in vista delle prossime scadenze elettorali.
Barbagallo ha riconosciuto che il lavoro portato avanti nei mesi scorsi per avvicinare le diverse sensibilità del Pd non ha prodotto i risultati sperati. Le divisioni, ha sottolineato, non possono prevalere sull’obiettivo di costruire un’alternativa politica credibile per la Sicilia. Da qui la necessità di cambiare passo e individuare un assetto capace di restituire fiducia alle varie componenti del partito.
«La sfida del 2027 è altissima»
È nelle parole dedicate al futuro che Barbagallo ha spiegato più chiaramente il senso della propria scelta. «Rimetto il mandato nelle mani della segreteria nazionale, certo che saprà individuare la soluzione più autorevole e condivisa per guidare il PD siciliano nella sfida che ci attende», ha scritto annunciando le dimissioni.
Il riferimento è soprattutto alle elezioni del 2027, considerate un passaggio decisivo per il centrosinistra siciliano. La sfida del 2027 è altissima e chiede di mettere al centro ciò che unisce. Unità che, secondo l’ex segretario, non può restare una dichiarazione d’intenti, ma deve tradursi in decisioni concrete, anche difficili, nell’interesse di una comunità politica più ampia delle singole appartenenze. Barbagallo ha quindi presentato il suo addio alla segreteria come un gesto volto a favorire la ripartenza del partito, non come un disimpegno dalla vita politica. «Perché la generosità, a volte, consiste proprio nel lasciare spazio affinché una comunità possa ritrovarsi e ripartire più forte», ha concluso, ribadendo la volontà di mettere a disposizione del Pd il lavoro svolto negli anni.
Secondo Lima, questa stagione ha contribuito anche a rafforzare il legame tra il Pd siciliano e la segreteria nazionale, consolidando una linea politica definita durante il congresso. Un percorso che, a suo giudizio, deve proseguire con uno spirito rinnovato, perché la presenza del partito sul territorio sia ancora più incisiva.
«La società siciliana chiede a questo partito di essere ancora più presente, più in ascolto e soprattutto più incisivo», ha sottolineato, ringraziando Barbagallo e i compagni con cui ha condiviso anni di confronto politico. Guardando al futuro, Lima si è detto fiducioso nella possibilità che, con il supporto della segreteria nazionale, si individuino nuovi assetti in grado di valorizzare la comunità democratica siciliana. L’obiettivo, ha concluso, è lavorare insieme per offrire alla regione «una speranza concreta» e un’alternativa all’attuale governo.
Una questione questa che non riguarda soltanto gli equilibri interni. Il Pd dovrà infatti affrontare il lavoro necessario per costruire un’intesa con le altre forze del centrosinistra, definire un programma comune e individuare una proposta politica in grado di competere alle Regionali del 2027.
Perché il campo largo possa diventare un progetto concreto, la capacità di superare le divisioni interne al principale partito della coalizione rappresenta un passaggio rilevante. La scelta di Barbagallo consegna dunque al Pd siciliano una nuova responsabilità: trasformare una fase di difficoltà in un’occasione per ricomporre il confronto interno e preparare la sfida elettorale. La direzione che prenderà il partito dipenderà dalle decisioni della segreteria nazionale e dalla disponibilità delle diverse componenti a trovare un punto d’incontro. Il tempo per costruire un’alternativa in vista del 2027, intanto, continua a scorrere.
Il segretario regionale ha annunciato le proprie dimissioni proprio oggi, martedì 27 ottobre, rimettendo il mandato nelle mani della segreteria nazionale guidata da Elly Schlein. Una scelta maturata dopo mesi di contrasti e tentativi di ricomposizione che non hanno portato a un’intesa stabile tra le diverse anime del partito. Ora la priorità, nelle intenzioni dell’ormai ex segretario, è consentire al Pd di ritrovare una direzione condivisa in vista delle prossime scadenze elettorali.
Le dimissioni dopo mesi di scontri interni
Alla base della decisione ci sono le fratture che hanno attraversato il Pd siciliano prima, durante e dopo il congresso regionale, conclusosi con la conferma di Barbagallo alla guida del partito. Il confronto tra le diverse aree non si è mai realmente ricomposto e la contesa è arrivata anche sul terreno delle contestazioni formali. Un congresso che rischiava così di avere ulteriori strascichi, anche sul piano legale, mentre nelle ultime ore si sarebbero intensificati i contatti tra Palermo e Roma per individuare una soluzione. In questo quadro si inserisce il passo indietro di Barbagallo, che punta a favorire una fase nuova senza prolungare una contrapposizione che rischia di pesare sulla preparazione delle elezioni del prossimo anno.Barbagallo ha riconosciuto che il lavoro portato avanti nei mesi scorsi per avvicinare le diverse sensibilità del Pd non ha prodotto i risultati sperati. Le divisioni, ha sottolineato, non possono prevalere sull’obiettivo di costruire un’alternativa politica credibile per la Sicilia. Da qui la necessità di cambiare passo e individuare un assetto capace di restituire fiducia alle varie componenti del partito.
«La sfida del 2027 è altissima»
È nelle parole dedicate al futuro che Barbagallo ha spiegato più chiaramente il senso della propria scelta. «Rimetto il mandato nelle mani della segreteria nazionale, certo che saprà individuare la soluzione più autorevole e condivisa per guidare il PD siciliano nella sfida che ci attende», ha scritto annunciando le dimissioni.
Il riferimento è soprattutto alle elezioni del 2027, considerate un passaggio decisivo per il centrosinistra siciliano. La sfida del 2027 è altissima e chiede di mettere al centro ciò che unisce. Unità che, secondo l’ex segretario, non può restare una dichiarazione d’intenti, ma deve tradursi in decisioni concrete, anche difficili, nell’interesse di una comunità politica più ampia delle singole appartenenze. Barbagallo ha quindi presentato il suo addio alla segreteria come un gesto volto a favorire la ripartenza del partito, non come un disimpegno dalla vita politica. «Perché la generosità, a volte, consiste proprio nel lasciare spazio affinché una comunità possa ritrovarsi e ripartire più forte», ha concluso, ribadendo la volontà di mettere a disposizione del Pd il lavoro svolto negli anni.
Lima: «Si conclude una stagione complicata»
Sulle dimissioni è intervenuto il palermitano Sergio Lima della direzione nazionale, che ha parlato della conclusione di una fase complessa, ma significativa per la storia recente del Pd siciliano. Pur riconoscendo le difficoltà e le divisioni che hanno accompagnato la segreteria Barbagallo, Lima ne ha rivendicato alcuni risultati: dal ritorno del simbolo del partito in numerose competizioni comunali alla riapertura di circoli, passando per il rilancio delle Feste dell’Unità e la crescita dell’attività dei giovani democratici.Secondo Lima, questa stagione ha contribuito anche a rafforzare il legame tra il Pd siciliano e la segreteria nazionale, consolidando una linea politica definita durante il congresso. Un percorso che, a suo giudizio, deve proseguire con uno spirito rinnovato, perché la presenza del partito sul territorio sia ancora più incisiva.
«La società siciliana chiede a questo partito di essere ancora più presente, più in ascolto e soprattutto più incisivo», ha sottolineato, ringraziando Barbagallo e i compagni con cui ha condiviso anni di confronto politico. Guardando al futuro, Lima si è detto fiducioso nella possibilità che, con il supporto della segreteria nazionale, si individuino nuovi assetti in grado di valorizzare la comunità democratica siciliana. L’obiettivo, ha concluso, è lavorare insieme per offrire alla regione «una speranza concreta» e un’alternativa all’attuale governo.
Il futuro del Pd siciliano e il nodo del campo largo
Le dimissioni aprono adesso una fase di transizione, con la segreteria nazionale chiamata a individuare una soluzione per la guida del partito nell’Isola. Tra le ipotesi c’è la creazione di una cabina di regia ristretta, chiamata a coinvolgere diverse sensibilità interne e ad accompagnare il Pd verso gli appuntamenti elettorali. Tra i nomi figura quello di Peppe Provenzano, responsabile Esteri nella segreteria nazionale, insieme ad altri esponenti del partito siciliano.Una questione questa che non riguarda soltanto gli equilibri interni. Il Pd dovrà infatti affrontare il lavoro necessario per costruire un’intesa con le altre forze del centrosinistra, definire un programma comune e individuare una proposta politica in grado di competere alle Regionali del 2027.
Perché il campo largo possa diventare un progetto concreto, la capacità di superare le divisioni interne al principale partito della coalizione rappresenta un passaggio rilevante. La scelta di Barbagallo consegna dunque al Pd siciliano una nuova responsabilità: trasformare una fase di difficoltà in un’occasione per ricomporre il confronto interno e preparare la sfida elettorale. La direzione che prenderà il partito dipenderà dalle decisioni della segreteria nazionale e dalla disponibilità delle diverse componenti a trovare un punto d’incontro. Il tempo per costruire un’alternativa in vista del 2027, intanto, continua a scorrere.
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