L’Ars approva la "manovrina": dalle misure anti-crisi alla scuola, cosa cambia in Sicilia
Dopo una lunga notte di scontri, la variazione di bilancio dà il via libera a misure per lavoro, imprese, agricoltura e trasporti, ma anche a un maxi emendamento
Un momento della discussione in aula durante l'approvazione della variazione di bilancio
Una lunga notte di trattative, votazioni e scontri politici, conclusa soltanto alle prime luci del mattin. L’Assemblea regionale siciliana ha approvato la manovrina, la variazione di bilancio da circa 1,3 miliardi di euro che ridisegna una parte degli interventi economici della Regione. Il voto finale è arrivato alle 9.22 del 22 ottobre, con 37 voti favorevoli, nessun contrario e tre astensioni. Un risultato maturato senza la partecipazione delle opposizioni, che hanno lasciato Sala d’Ercole in segno di protesta.
La maratona parlamentare ha portato il via libera a misure per il lavoro, le imprese, l’agricoltura, i trasporti e i servizi pubblici, ma anche a un maxi emendamento finale che ha riacceso le polemiche sulla distribuzione delle risorse. È proprio quest’ultimo passaggio ad aver trasformato l’approvazione della manovra in un nuovo terreno di scontro tra centrodestra e minoranze.
Sul fronte agricolo, la manovra prevede 50 milioni di euro per il comparto cerealicolo e rafforza il sostegno alla pesca, con il Fondo di solidarietà portato a 11 milioni. Arrivano inoltre interventi per il personale forestale, con 8 milioni di euro per finanziare fino a cinque giornate lavorative aggiuntive, e per i lavoratori dei Consorzi di bonifica, ai quali sono riconosciuti interventi sulla ricostruzione delle carriere e sugli scatti di anzianità.
Tra le misure approvate figurano anche 20 milioni per la climatizzazione delle scuole, 10 milioni aggiuntivi per il trattamento accessorio del personale regionale non dirigente e un milione e mezzo a sostegno dei lavoratori del centro commerciale Conca d’Oro di Palermo che subiranno una riduzione della retribuzione durante il ricorso agli ammortizzatori sociali. Per questi ultimi, l’Aula ha votato all’unanimità.
Non mancano gli interventi rivolti al sistema produttivo: quattro milioni di euro sono destinati a contributi a fondo perduto per le imprese che investono nell’intelligenza artificiale, mentre vengono rafforzati gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato. Un milione di euro è stato inoltre previsto per gli studi professionali di Niscemi danneggiati dalla frana.
Via libera anche a 209 milioni di fondi regionali per la Super Zes, con l’obiettivo di liberare risorse extraregionali già destinate alla misura. Approvato, inoltre, il contributo straordinario di 18,9 milioni di euro a Siciliacque, uno dei provvedimenti che hanno suscitato maggiori discussioni in Aula.
Il fondo punta a finanziare opere e iniziative locali, ma sono stati soprattutto i criteri di distribuzione a provocare la reazione delle opposizioni. La contestazione riguarda la possibilità che le risorse finiscano concentrate in determinati territori attraverso interventi legati alle richieste dei singoli deputati, anziché essere assegnate sulla base di una programmazione più ampia e uniforme.
Nel dibattito sono stati citati, tra gli altri, finanziamenti da 4 milioni di euro per Comiso, 3 milioni per Ragusa e 2,5 milioni per Vittoria. Per il centrodestra, si tratta di risorse utili a dare risposte concrete ai Comuni e alle comunità locali. Per le minoranze, invece, il meccanismo rischia di alimentare una distribuzione discrezionale del denaro pubblico.
La manovra comprende anche finanziamenti per infrastrutture, strutture sanitarie e servizi territoriali. Tra gli interventi inseriti nel testo figurano i 18 milioni di euro per il nuovo ospedale di Gela, cinque milioni per il porto rifugio della città e risorse per progetti sanitari e scolastici. Un insieme di misure che mostra l'ampiezza della variazione di bilancio, ma che riapre anche il confronto sulle priorità della spesa regionale.
Tra le norme rimaste fuori figurano interventi per la prevenzione degli incendi nei parchi archeologici, risorse per contrastare le malattie che colpiscono gli ortaggi, il programma “Campagne sicure” e misure per valorizzare il dottorato di ricerca nei concorsi pubblici regionali.
Sono state stralciate anche disposizioni riguardanti la Consulta dei siciliani all’estero e alcuni interventi a sostegno delle imprese artigiane e dei comparti agricolo e della pesca.
Lo stralcio, tuttavia, non significa necessariamente cancellazione definitiva. Diverse misure sono destinate a essere riprese nella prossima legge di stabilità, dove potranno essere riesaminate insieme alle altre priorità della Regione. Anche la questione degli ex Pip, che aveva alimentato tensioni nella maggioranza, è stata rinviata alla Finanziaria, con l’impegno a riprendere il tema nel successivo passaggio di bilancio.
La tensione si è accentuata con la presentazione del maxi emendamento. Il capogruppo pentastellato Antonio De Luca ha criticato duramente il metodo seguito, mentre il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera ha annunciato l’intenzione di rivolgersi alla Procura per verificare eventuali profili di rilevanza penale. Si tratta di contestazioni politiche e dichiarazioni degli esponenti dell’opposizione, non di responsabilità accertate.
Alla fine, Pd, M5S e Controcorrente hanno abbandonato l’Aula, scegliendo di non partecipare alla votazione conclusiva. Una decisione che ha lasciato al centrodestra il compito di approvare la manovra con i propri numeri. L’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino ha rivendicato la compattezza della coalizione e la portata degli interventi, presentandoli come strumenti per sostenere la crescita e rispondere alle esigenze dei territori.
La prossima legge di stabilità sarà il banco di prova per le norme rimaste fuori e per gli impegni assunti durante la maratona parlamentare. Resta da capire quanto delle misure rinviate troverà spazio nella Finanziaria e quali saranno le priorità della Regione davanti alle esigenze di Comuni, imprese e famiglie.
La manovrina, dunque, è approvata. Ma il suo significato politico va oltre il voto finale: tra risorse da spendere, interventi attesi e polemiche sulla loro distribuzione, il confronto sulla gestione del denaro pubblico siciliano è tutt’altro che concluso.
La maratona parlamentare ha portato il via libera a misure per il lavoro, le imprese, l’agricoltura, i trasporti e i servizi pubblici, ma anche a un maxi emendamento finale che ha riacceso le polemiche sulla distribuzione delle risorse. È proprio quest’ultimo passaggio ad aver trasformato l’approvazione della manovra in un nuovo terreno di scontro tra centrodestra e minoranze.
Le misure approvate: lavoro, agricoltura e servizi
Tra gli interventi che hanno ottenuto il via libera ci sono risorse destinate a comparti importanti per l’economia siciliana. Per contrastare il caro-voli sono stati confermati 5,23 milioni di euro, destinati a proseguire fino alla fine del 2026 il sistema di agevolazioni sui collegamenti aerei da e per l’Isola.Sul fronte agricolo, la manovra prevede 50 milioni di euro per il comparto cerealicolo e rafforza il sostegno alla pesca, con il Fondo di solidarietà portato a 11 milioni. Arrivano inoltre interventi per il personale forestale, con 8 milioni di euro per finanziare fino a cinque giornate lavorative aggiuntive, e per i lavoratori dei Consorzi di bonifica, ai quali sono riconosciuti interventi sulla ricostruzione delle carriere e sugli scatti di anzianità.
Tra le misure approvate figurano anche 20 milioni per la climatizzazione delle scuole, 10 milioni aggiuntivi per il trattamento accessorio del personale regionale non dirigente e un milione e mezzo a sostegno dei lavoratori del centro commerciale Conca d’Oro di Palermo che subiranno una riduzione della retribuzione durante il ricorso agli ammortizzatori sociali. Per questi ultimi, l’Aula ha votato all’unanimità.
Non mancano gli interventi rivolti al sistema produttivo: quattro milioni di euro sono destinati a contributi a fondo perduto per le imprese che investono nell’intelligenza artificiale, mentre vengono rafforzati gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato. Un milione di euro è stato inoltre previsto per gli studi professionali di Niscemi danneggiati dalla frana.
Via libera anche a 209 milioni di fondi regionali per la Super Zes, con l’obiettivo di liberare risorse extraregionali già destinate alla misura. Approvato, inoltre, il contributo straordinario di 18,9 milioni di euro a Siciliacque, uno dei provvedimenti che hanno suscitato maggiori discussioni in Aula.
Il maxi emendamento finale
Il punto più controverso è arrivato nella fase conclusiva, con il Fondo per gli interventi territoriali (Fit), inserito nel maxi emendamento finale. La dotazione complessiva ammonta a 174,3 milioni di euro: circa 146,4 milioni destinati ai Comuni e 27,9 milioni agli enti ecclesiastici per interventi sul patrimonio e sulle strutture di loro competenza.Il fondo punta a finanziare opere e iniziative locali, ma sono stati soprattutto i criteri di distribuzione a provocare la reazione delle opposizioni. La contestazione riguarda la possibilità che le risorse finiscano concentrate in determinati territori attraverso interventi legati alle richieste dei singoli deputati, anziché essere assegnate sulla base di una programmazione più ampia e uniforme.
Nel dibattito sono stati citati, tra gli altri, finanziamenti da 4 milioni di euro per Comiso, 3 milioni per Ragusa e 2,5 milioni per Vittoria. Per il centrodestra, si tratta di risorse utili a dare risposte concrete ai Comuni e alle comunità locali. Per le minoranze, invece, il meccanismo rischia di alimentare una distribuzione discrezionale del denaro pubblico.
La manovra comprende anche finanziamenti per infrastrutture, strutture sanitarie e servizi territoriali. Tra gli interventi inseriti nel testo figurano i 18 milioni di euro per il nuovo ospedale di Gela, cinque milioni per il porto rifugio della città e risorse per progetti sanitari e scolastici. Un insieme di misure che mostra l'ampiezza della variazione di bilancio, ma che riapre anche il confronto sulle priorità della spesa regionale.
Cosa è rimasto fuori
Non tutte le disposizioni inizialmente previste sono arrivate al traguardo. Dopo un primo stralcio di 52 articoli, il testo è stato ulteriormente ridimensionato: nove articoli sono stati esclusi anche nella fase finale, portando da 73 a 64 il numero delle disposizioni rimaste nel disegno di legge prima dell’ultima riorganizzazione.Tra le norme rimaste fuori figurano interventi per la prevenzione degli incendi nei parchi archeologici, risorse per contrastare le malattie che colpiscono gli ortaggi, il programma “Campagne sicure” e misure per valorizzare il dottorato di ricerca nei concorsi pubblici regionali.
Sono state stralciate anche disposizioni riguardanti la Consulta dei siciliani all’estero e alcuni interventi a sostegno delle imprese artigiane e dei comparti agricolo e della pesca.
Lo stralcio, tuttavia, non significa necessariamente cancellazione definitiva. Diverse misure sono destinate a essere riprese nella prossima legge di stabilità, dove potranno essere riesaminate insieme alle altre priorità della Regione. Anche la questione degli ex Pip, che aveva alimentato tensioni nella maggioranza, è stata rinviata alla Finanziaria, con l’impegno a riprendere il tema nel successivo passaggio di bilancio.
Maggioranza compatta, opposizioni all’attacco
Il percorso verso l’approvazione è stato segnato da una contrapposizione crescente. Il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico e Controcorrente hanno contestato i tempi ristretti per esaminare un numero elevato di norme e hanno chiesto di rinviare alla Finanziaria le disposizioni considerate non urgenti. Le richieste di sospensione e i tentativi di rallentare l’esame hanno prolungato i lavori, mentre il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha insistito sulla necessità di arrivare al voto definitivo.La tensione si è accentuata con la presentazione del maxi emendamento. Il capogruppo pentastellato Antonio De Luca ha criticato duramente il metodo seguito, mentre il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera ha annunciato l’intenzione di rivolgersi alla Procura per verificare eventuali profili di rilevanza penale. Si tratta di contestazioni politiche e dichiarazioni degli esponenti dell’opposizione, non di responsabilità accertate.
Alla fine, Pd, M5S e Controcorrente hanno abbandonato l’Aula, scegliendo di non partecipare alla votazione conclusiva. Una decisione che ha lasciato al centrodestra il compito di approvare la manovra con i propri numeri. L’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino ha rivendicato la compattezza della coalizione e la portata degli interventi, presentandoli come strumenti per sostenere la crescita e rispondere alle esigenze dei territori.
Una manovra approvata, ma il confronto continua
Con il voto dell’Ars si chiude una delle fasi più delicate della variazione di bilancio, ma non il confronto politico sulle scelte economiche della Regione. Da una parte, il governo Schifani rivendica le risorse mobilitate per imprese, lavoratori e amministrazioni locali; dall’altra, le opposizioni denunciano l’assenza di una visione complessiva e contestano soprattutto il peso assunto dai finanziamenti territoriali.La prossima legge di stabilità sarà il banco di prova per le norme rimaste fuori e per gli impegni assunti durante la maratona parlamentare. Resta da capire quanto delle misure rinviate troverà spazio nella Finanziaria e quali saranno le priorità della Regione davanti alle esigenze di Comuni, imprese e famiglie.
La manovrina, dunque, è approvata. Ma il suo significato politico va oltre il voto finale: tra risorse da spendere, interventi attesi e polemiche sulla loro distribuzione, il confronto sulla gestione del denaro pubblico siciliano è tutt’altro che concluso.
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