De Luca si scatena tra Roma e Sicilia: "Verso il sì a Meloni ma alla Regione non rinuncio"
Il leader di Sud Chiama Nord sceglie di tenere aperte tutte le porte. Parla di un accordo a livello nazionale ma sulle Regionali: "Mani libere". L'intervista
Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord
Cateno De Luca non sceglie. O meglio: per ora sceglie di tenere aperte tutte le porte. Roma da una parte, Palermo dall’altra. Il centrodestra come interlocutore nazionale, il centrosinistra che non considera ancora definitivamente chiuso, e in Sicilia un progetto che continua a definirsi autonomista, civico e progressista. In mezzo, la corsa alle Regionali del 2027 e quel “Governo di Liberazione” che dovrebbe essere il contenitore politico della nuova fase.
La trattativa politica, però, esiste e riguarda Roma. De Luca conferma che Sud chiama Nord sta lavorando a un accordo che dovrebbe consentire al movimento di costituire una componente alla Camera e, soprattutto, di entrare nel percorso necessario per la raccolta delle firme in vista delle prossime elezioni politiche. «La prossima settimana definiremo il miglior accordo», dice.
Una formula che spiega bene il paradosso della sua posizione: dialogare con mondi diversi a Roma senza accettare, almeno per ora, di importare automaticamente quelle alleanze in Sicilia. Anche perché il progetto dichiarato è quello di “destrutturare” gli attuali schieramenti e costruire un campo nuovo.
La scena del Politeama, a luglio, aveva già mostrato quanto il progetto fosse diventato trasversale: alla convention sul “Governo di Liberazione” erano presenti esponenti di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Pd, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e altre forze politiche. Una fotografia che aveva evidenziato la volontà di De Luca di diventare interlocutore di mondi politici differenti in vista del 2027.
«Saranno uno, due o quattro, lo vedremo nei prossimi giorni», dice. Numeri ancora da verificare, dunque, ma sufficienti a far capire che la costruzione del nuovo campo passa anche dal Parlamento siciliano. E proprio il 14 ottobre, con una conferenza stampa già annunciata, dovrebbe chiarire quanto della “destrutturazione” promessa sia destinato a diventare realtà.
«Ex cuffariani» arruolati da De Luca è un'etichetta che il leader respinge, «abbiamo ufficializzato oltre 50 candidature. Probabilmente, su 50, ce ne saranno tre o quattro che provengono dal mondo democristiano». E la domanda che pone è un'altra: «Quello che obiettivamente non comprendo è perché, su 50, se ce ne sono tre o quattro ex cuffariani, passa la notizia degli ex cuffariani e non di tutti gli altri».
Il caso Tripoli, tuttavia, racconta bene la natura del progetto: mettere insieme amministratori, civici e figure provenienti da esperienze politiche differenti. È la stessa impostazione con cui De Luca ha presentato i “pionieri” del Governo di Liberazione, un laboratorio costruito attorno a una nuova classe dirigente e non semplicemente alla sommatoria dei partiti tradizionali.
Ma il quadro non è completamente chiuso. De Luca sostiene infatti che «l'esclusione, veramente, in Sicilia non c'è stata», sottolineando che il comunicato conclusivo del vertice non avrebbe formalizzato una chiusura nei confronti di Sud chiama Nord. E contesta l'idea che il centrosinistra siciliano possa essere identificato con una singola forza o con una singola posizione, «centrosinistra non è La Vardera e Avs».
È questa la chiave per leggere la sua partita nazionale. Roma può servire a costruire uno spazio politico e parlamentare per Sud chiama Nord. Ma il progetto principale, almeno nelle parole del suo leader, rimane siciliano. Intanto il percorso di De Luca non si arresta. Il 14 ottobre è la prossima tappa importante che rivelerà quanti parlamentari sono pronti a seguirlo all'Ars. L'ingresso di Tripoli ha aggiunto un altro tassello sul territorio. E Roma apre un'altra partita ancora.
La vera sfida, adesso, è trasformare questa rete di interlocuzioni in un progetto politico riconoscibile. Perché il “campo nuovo” di cui parla De Luca non è più soltanto uno slogan: comincia a prendere forma. La domanda è quale forma avrà quando arriverà il momento di scegliere davvero da che parte stare.
La foto con Schifani e Galvagno e la partita romana
La fotografia con Renato Schifani e Gaetano Galvagno, scattata dopo la visita romana di De Luca, ha inevitabilmente acceso i riflettori sulla sua collocazione politica. Ma il leader di Sud chiama Nord, intervistato da Balarm, ridimensiona l’episodio: «Quella foto è stata una coincidenza: è capitato che ci siamo ritrovati nello stesso aeroporto. Mi hanno aspettato all’uscita. Il presidente Galvagno, il più giovane della compagnia, ha voluto fare un selfie, quindi non c’è niente di politico».La trattativa politica, però, esiste e riguarda Roma. De Luca conferma che Sud chiama Nord sta lavorando a un accordo che dovrebbe consentire al movimento di costituire una componente alla Camera e, soprattutto, di entrare nel percorso necessario per la raccolta delle firme in vista delle prossime elezioni politiche. «La prossima settimana definiremo il miglior accordo», dice.
“Mani libere” in Sicilia
È la parte nazionale della strategia. Quella siciliana, invece, resta rigorosamente autonoma. «La pregiudiziale è che noi abbiamo posto l’autonomia: rimane valida con chiunque si chiuda in Sicilia, mani libere e basta, sia con il centrosinistra che con il centrodestra», chiarisce De Luca.Una formula che spiega bene il paradosso della sua posizione: dialogare con mondi diversi a Roma senza accettare, almeno per ora, di importare automaticamente quelle alleanze in Sicilia. Anche perché il progetto dichiarato è quello di “destrutturare” gli attuali schieramenti e costruire un campo nuovo.
La scena del Politeama, a luglio, aveva già mostrato quanto il progetto fosse diventato trasversale: alla convention sul “Governo di Liberazione” erano presenti esponenti di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Pd, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e altre forze politiche. Una fotografia che aveva evidenziato la volontà di De Luca di diventare interlocutore di mondi politici differenti in vista del 2027.
Il 14 ottobre e la “destrutturazione”
Ora la partita si sposta all’Ars. De Luca indica il 14 ottobre come una data chiave e parla di «una fibrillazione di carattere generale». Ha svelato il leader di Sud chiama Nord, che cinque o sei deputati regionali stanno guardando con interesse al suo progetto autonomista, civico e progressista. Per costituire un gruppo ne servono quattro.«Saranno uno, due o quattro, lo vedremo nei prossimi giorni», dice. Numeri ancora da verificare, dunque, ma sufficienti a far capire che la costruzione del nuovo campo passa anche dal Parlamento siciliano. E proprio il 14 ottobre, con una conferenza stampa già annunciata, dovrebbe chiarire quanto della “destrutturazione” promessa sia destinato a diventare realtà.
L’ingresso di Filippo Tripoli
Nel frattempo il progetto continua a crescere anche sul territorio. L'ultimo nome è quello di Filippo Tripoli, sindaco di Bagheria, che ha scelto di aderire a Sud chiama Nord. Una novità politicamente significativa perché Tripoli porta con sé un percorso amministrativo e un passato nella Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro.«Ex cuffariani» arruolati da De Luca è un'etichetta che il leader respinge, «abbiamo ufficializzato oltre 50 candidature. Probabilmente, su 50, ce ne saranno tre o quattro che provengono dal mondo democristiano». E la domanda che pone è un'altra: «Quello che obiettivamente non comprendo è perché, su 50, se ce ne sono tre o quattro ex cuffariani, passa la notizia degli ex cuffariani e non di tutti gli altri».
Il caso Tripoli, tuttavia, racconta bene la natura del progetto: mettere insieme amministratori, civici e figure provenienti da esperienze politiche differenti. È la stessa impostazione con cui De Luca ha presentato i “pionieri” del Governo di Liberazione, un laboratorio costruito attorno a una nuova classe dirigente e non semplicemente alla sommatoria dei partiti tradizionali.
Il rapporto con il Campo largo
Proprio qui si apre il capitolo più delicato: il rapporto con il centrosinistra. Il recente vertice del Campo largo siciliano ha tracciato un perimetro dal quale Sud chiama Nord è rimasto fuori. Una scelta che ha evidenziato le distanze tra il progetto di De Luca e una parte delle forze progressiste, soprattutto sul tema delle alleanze e della candidatura alla Presidenza della Regione.Ma il quadro non è completamente chiuso. De Luca sostiene infatti che «l'esclusione, veramente, in Sicilia non c'è stata», sottolineando che il comunicato conclusivo del vertice non avrebbe formalizzato una chiusura nei confronti di Sud chiama Nord. E contesta l'idea che il centrosinistra siciliano possa essere identificato con una singola forza o con una singola posizione, «centrosinistra non è La Vardera e Avs».
La scelta: Roma o Palermo?
Il punto, però, rimane: De Luca non sembra intenzionato a scegliere oggi il campo. La sua risposta più netta riguarda piuttosto la meta personale. Se dovesse scegliere tra un ruolo importante a Roma e la possibilità di guidare la Sicilia, non avrebbe dubbi: «La presidenza della Regione, per tutta la vita».È questa la chiave per leggere la sua partita nazionale. Roma può servire a costruire uno spazio politico e parlamentare per Sud chiama Nord. Ma il progetto principale, almeno nelle parole del suo leader, rimane siciliano. Intanto il percorso di De Luca non si arresta. Il 14 ottobre è la prossima tappa importante che rivelerà quanti parlamentari sono pronti a seguirlo all'Ars. L'ingresso di Tripoli ha aggiunto un altro tassello sul territorio. E Roma apre un'altra partita ancora.
La vera sfida, adesso, è trasformare questa rete di interlocuzioni in un progetto politico riconoscibile. Perché il “campo nuovo” di cui parla De Luca non è più soltanto uno slogan: comincia a prendere forma. La domanda è quale forma avrà quando arriverà il momento di scegliere davvero da che parte stare.
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