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Il "Governo di liberazione" e la passerella bipartisan: De Luca alletta destra e sinistra

Il leader di Sud Chiama Nord si conferma ormai un interlocutore politico che centrodestra e opposizione devono tenere in considerazione alle prossime elezioni

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 20 luglio 2026

Cateno De Luca

C'era chi parlava di "confronto sui programmi", chi intravedeva già il naturale approdo nel centrodestra, chi apriva esplicitamente a future collaborazioni. Alla convention "Il Governo di Liberazione", organizzata sabato al Teatro Politeama da Cateno De Luca, non solo il lancio della lunga corsa verso le Regionali del 2027, ma un’ampia platea politica che ha scelto di esserci e che racconta il peso politico del partito.

Il teatro era pieno. Centinaia di amministratori locali, dirigenti di Sud chiama Nord e una rappresentanza trasversale di quasi tutto l'arco parlamentare siciliano. Sul palco si alternavano gli interventi dedicati al progetto politico di De Luca, ma nelle prime file sedevano esponenti di partiti che, almeno formalmente, appartengono a schieramenti contrapposti.

Presenti il presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno, il commissario regionale di Fratelli d'Italia Luca Sbardella, il segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo, il deputato di Forza Italia Gaspare Vitrano, il parlamentare della Lega Vincenzo Figuccia, Marianna Caronia per Noi Moderati, Gianfranco Miccichè per Grande Sicilia, Luigi Sunseri del Movimento 5 Stelle, Gandolfo Lo Verde di Controcorrente e Fabrizio Micari per Italia Viva.

L'unica forza politica assente è stata Alleanza Verdi e Sinistra, che già nei mesi scorsi aveva escluso qualsiasi ipotesi di dialogo con Sud chiama Nord.

L'impressione emersa dal Politeama è quella di un centrodestra che guarda con crescente interesse al progetto di De Luca. A dirlo nel modo più esplicito è stato Vincenzo Figuccia, intervenuto in rappresentanza della Lega.

«Dopo avere ascoltato il leader di Sud chiama Nord sono sempre più convinto che il suo perimetro sia il centrodestra». Parole che vanno ben oltre la semplice disponibilità al confronto. Per il deputato leghista la collocazione politica del movimento sarebbe già sostanzialmente definita. Figuccia ha poi illustrato una propria piattaforma di governo fatta di grandi infrastrutture, rilancio dei porti, energia, turismo, semplificazione burocratica e sostegno alle startup, disegnando una Sicilia "hub logistico del Mediterraneo" e insistendo sulla necessità di una programmazione decennale.

Anche Marianna Caronia, esponente di Noi Moderati, ha scelto toni che difficilmente possono essere interpretati come una semplice visita istituzionale. Secondo la deputata regionale, infatti, «il movimento di Cateno De Luca può e deve essere parte importante» del progetto politico del centrodestra.

Per Caronia la convention rappresentava l'occasione per aprire «un confronto concreto sui programmi», ribadendo che il futuro della coalizione dovrà fondarsi non sulla distribuzione delle candidature ma sui contenuti. L'intervento si è poi trasformato in un duro attacco all'amministrazione comunale di Palermo.

La giunta Lagalla è stata definita "fallimentare sul piano sociale e strutturale", accusata di avere abbandonato le periferie e lasciato degenerare il problema della sicurezza urbana, mentre il risanamento dei conti del Comune sarebbe stato possibile soltanto grazie all'intervento del governo nazionale.

Parole particolarmente significative considerando che Lagalla è espressione della stessa maggioranza di centrodestra.

Più prudenti, ma ugualmente dialoganti, gli interventi di Fratelli d'Italia e Forza Italia. Il commissario regionale di FdI Luca Sbardella ha sostenuto che molti punti illustrati da De Luca risultano "ampiamente condivisibili" perché sovrapponibili al programma del centrodestra, lasciando aperta la porta a possibili convergenze future.

Gaspare Vitrano, per Forza Italia, ha osservato come diverse delle proposte illustrate coincidano con il programma del governo Schifani.
Anche dall'opposizione arrivano segnali di interlocuzione. Se dal centrodestra le aperture erano in qualche modo prevedibili, più sorprendente è apparso l'atteggiamento di una parte delle opposizioni.

Il Movimento 5 Stelle ha ribadito la propria alternativa al governo Schifani, ma senza chiudere completamente la porta. Luigi Sunseri ha ricordato che il vero avversario politico resta il centrodestra, accusato di non avere prodotto riforme e di rappresentare un sistema di potere ormai incapace di offrire risposte alla Sicilia.

Allo stesso tempo, però, ha precisato che chi dimostrerà concretamente di prendere le distanze da quel modello politico «potrà diventare un interlocutore». Una formula che lascia aperta una possibile interlocuzione futura, pur subordinata a una netta rottura con l'attuale maggioranza.

Il Partito Democratico ha mantenuto una posizione più sfumata. Anthony Barbagallo ha riconosciuto la centralità dei temi della legalità e del rapporto tra mafia e politica affrontati da De Luca, pur confermando il giudizio fortemente negativo sull'esecutivo regionale guidato da Renato Schifani.

Più cauto Gandolfo Lo Verde di Controcorrente, che ha richiamato la necessità di restituire credibilità alle istituzioni senza modificare la collocazione politica del proprio movimento.

La vera forza dell'iniziativa, più che nei contenuti programmatici illustrati durante la giornata, è probabilmente nell'immagine restituita. Per diverse ore il leader di Sud chiama Nord è riuscito a riunire nello stesso teatro esponenti di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Noi Moderati, Grande Sicilia e Controcorrente.

Una fotografia che, al di là delle differenze rimaste sul piano politico, certifica il ruolo di interlocutore ormai riconosciuto a De Luca.
Non sono mancati momenti simbolici. Prima dell'inizio dei lavori Gianfranco Miccichè ha spiegato la propria presenza con una battuta: «Prima di puntare su un cavallo bisogna valutarne le sgambature e io sono qui per questo».

Gaetano Galvagno, invece, ha parlato del rapporto personale con De Luca, sottolineando anche il radicamento territoriale costruito da Sud chiama Nord. De Luca guarda al 2027, ma il messaggio è già arrivato.

Nel suo intervento conclusivo De Luca ha confermato l'intenzione di spostare il confronto sulle future alleanze direttamente con le segreterie nazionali dei partiti, annunciando per ottobre una conferenza programmatica a Roma e un tour in tutta la Sicilia per costruire il programma del cosiddetto "Governo di Liberazione".

Ha ribadito di non avere ancora deciso se correre da solo alle Regionali del 2027, escludendo però l'ingresso nel movimento di deputati regionali in cerca di una nuova collocazione politica e rilanciando l'obiettivo di costruire una nuova classe dirigente.

Più che il programma illustrato da De Luca, a colpire è stata la fotografia politica restituita dal Politeama. Non una semplice presenza istituzionale, molti degli interventi hanno riconosciuto la centralità del percorso avviato da Sud chiama Nord. Anche se con accenti diversi, hanno forse aperto alla possibilità di un confronto futuro?

Di sicuro, questo, è stato un risultato politico che va oltre il lancio del "Governo di Liberazione", che restituisce anche a De Luca un ruolo di interlocutore ormai difficile da ignorare nel percorso verso le Regionali del 2027.
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