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Figuccia in pressing sulle Regionali: "Cateno De Luca è un amico, stia col centrodestra"

Il deputato regionale della Lega in conferenza stampa sul decentramento amministrativo, parla anche delle possibili alleanze in vista delle elezioni regionali

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 13 luglio 2026

Il deputato regionale della Lega, Vincenzo Figuccia

Non soltanto una riforma del decentramento amministrativo. La conferenza stampa convocata dal deputato questore della Lega all'Assemblea regionale siciliana, Vincenzo Figuccia, è diventata l'occasione per mettere sul tavolo una visione più ampia: dalla riorganizzazione delle Circoscrizioni al ritorno dell'elezione diretta delle Province, passando per l'autonomia siciliana fino agli equilibri del centrodestra in vista delle Regionali del 2027.

L'iniziativa, dal titolo "Decentramento amministrativo ed elezione diretta. L'ente locale che vogliamo", parte da una convinzione precisa: il sistema delle Circoscrizioni, così come funziona oggi, non risponde più alle esigenze dei cittadini.

«Esiste un contrasto netto tra ciò che prevedono le norme regionali e nazionali e ciò che, invece, accade realmente nei territori. Parliamo delle tre grandi aree metropolitane della Sicilia, ovvero Palermo, Catania e Messina, e la situazione è identica ovunque. La legge prevede un decentramento reale, che consenta alle Circoscrizioni di intervenire sulla viabilità, sull'arredo urbano, sull'illuminazione pubblica, sul sistema dei rifiuti e su tutti quei piccoli interventi quotidiani che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. Chi dovrebbe poter sostituire una lampadina o sistemare una buca, se non chi rappresenta il territorio?».

Da qui prende forma la critica che attraversa tutto l'intervento del parlamentare della Lega, esiste un livello amministrativo che continua a costare milioni di euro, ma che, nella pratica, non dispone degli strumenti per incidere sulla gestione quotidiana dei quartieri.

Quanto costano le circoscrizioni? Figuccia parte dai numeri. Secondo il deputato, soltanto a Palermo vengono spesi ogni anno circa 1milione e 550 mila euro per i gettoni di presenza dei consiglieri circoscrizionali, ai quali si aggiungono altri 360mila euro destinati ai presidenti delle circoscrizioni. A queste somme vanno aggiunti il personale amministrativo, le sedi, le utenze e gli altri costi di funzionamento.

Il ragionamento viene poi esteso alle altre due città metropolitane siciliane. Messina, spiega, supera il milione e 200mila euro l'anno, Catania si attesta su cifre analoghe. Complessivamente, sostiene Figuccia, la spesa supera i quattro milioni di euro annui e, considerando anche i costi indiretti, arriva a sfiorare i dieci milioni di euro ogni anno.

Per il deputato, tuttavia, il problema non è rappresentato esclusivamente dalle cifre. Il punto è che questi organismi, oggi, non hanno né autonomia finanziaria né competenze operative. «Oggi le circoscrizioni sono organismi esclusivamente consultivi. Esprimono pareri che non sono vincolanti e non dispongono né di competenze operative né di risorse economiche».

Per rafforzare il concetto, Figuccia cita anche alcuni episodi che, a suo giudizio, testimoniano le criticità del sistema. Tra questi il caso dell'immobile dell'Istituto autonomo case popolari (Iacp) utilizzato dalla Quinta circoscrizione di Palermo, vicenda che avrebbe generato un contenzioso economico tra enti.

Nel mirino finiscono anche le modalità con cui vengono maturati i gettoni di presenza. Secondo il parlamentare regionale, il regolamento che limita il numero delle sedute mensili verrebbe talvolta aggirato convocando riunioni destinate a saltare per assenza del numero legale, così da riconvocarle il giorno successivo e raggiungere comunque il tetto massimo previsto.

Per Figuccia, un sistema che finisce per produrre effetti anche sulla pubblica amministrazione, dal momento che molti consiglieri usufruiscono dei permessi previsti per le cariche elettive. La sua proposta è quindi un “decentramento di efficacia". Alla denuncia, Figuccia affianca una proposta che ha già inviato ai sindaci di Palermo, Catania e Messina.

L'obiettivo è trasformare le circoscrizioni da organismi consultivi a veri centri operativi di prossimità. Il progetto ruota attorno all'istituzione di un Bilancio territoriale, cioè un budget annuale assegnato a ciascuna circoscrizione e distribuito sulla base di popolazione residente, estensione geografica e indicatori di disagio sociale.

Le risorse dovrebbero essere destinate alla manutenzione ordinaria di strade, marciapiedi, verde pubblico, scuole e alle attività sociali e culturali dei quartieri. Accanto alle risorse economiche, il deputato propone la presenza stabile di dirigenti responsabili, personale amministrativo e squadre tecniche dedicate agli interventi urgenti.

Ogni circoscrizione dovrebbe predisporre un Piano annuale di quartiere, destinato a confluire nella programmazione del Comune.
Tra le novità figura anche il cosiddetto sistema dei "pareri rafforzati": quando un atto riguarda esclusivamente un territorio, il Comune dovrebbe acquisire obbligatoriamente il parere della circoscrizione e, qualora decidesse di non seguirlo, motivare formalmente la scelta.
L'idea è quella di mantenere centralizzati gli appalti, ma di demandare ai quartieri l'attivazione degli interventi e il controllo sulla loro esecuzione. «Se anche soltanto una parte delle risorse oggi spese improduttivamente fosse destinata ai territori, ogni circoscrizione potrebbe contare su circa 200mila euro l'anno. Con queste somme si potrebbero realizzare piccoli interventi, attivare servizi di pronto intervento e garantire una manutenzione ordinaria molto più rapida».

Per Figuccia il decentramento non significa soltanto manutenzione urbana, significa anche riportare servizi e presidi dello Stato nelle periferie.

Nel progetto illustrato ai tre sindaci trovano spazio sportelli di prossimità dedicati ai giovani, servizi di ascolto in collaborazione con Asp, terzo settore, associazioni e parrocchie, oltre a programmi di contrasto alla dispersione scolastica, alle dipendenze e alla microcriminalità.

«Quando lo Stato arretra, qualcun altro occupa quegli spazi», osserva il deputato, annunciando l'intenzione di trasmettere parte della relazione anche alla Commissione parlamentare Antimafia per rilanciare il ruolo delle circoscrizioni come presìdi di legalità.
La riflessione di Figuccia si è poi allargata alle riforme istituzionali, a partire da un tema che considera strettamente collegato al decentramento, il ritorno all'elezione diretta dei Liberi consorzi e delle Città metropolitane.

Secondo il deputato della Lega, il sistema attuale, che affida l'elezione degli organi provinciali agli amministratori locali, ha allontanato ulteriormente i cittadini dalle istituzioni, privandoli della possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti. «Non è accettabile che siano pochi amministratori a scegliere chi rappresenterà interi territori. I cittadini devono tornare a scegliere direttamente i propri rappresentanti», ha ribadito, annunciando che il gruppo parlamentare della Lega è pronto a sostenere una proposta di legge per riportare in Aula il tema dell'elezione diretta.

Figuccia ha richiamato anche il dibattito nazionale sul sistema elettorale, ribadendo la posizione favorevole del Carroccio all'introduzione delle preferenze e sostenendo che il rapporto tra eletti ed elettori rappresenti uno degli elementi essenziali per ricostruire la fiducia nelle istituzioni.

Altro capitolo, quello dell'autonomia speciale della Sicilia. Il deputato ha ricordato di avere scritto al presidente del Consiglio dei ministri chiedendo l'applicazione degli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto siciliano, con particolare riferimento alle entrate fiscali generate dalle aziende che operano nell'Isola, comprese quelle del comparto delle energie rinnovabili.
L'obiettivo, ha spiegato, è fare in modo che una quota maggiore delle ricchezze prodotte sul territorio possa rimanere in Sicilia, contribuendo a finanziare servizi e investimenti.

La conferenza stampa di oggi è stata anche l'occasione per guardare oltre i temi amministrativi e affrontare il futuro degli equilibri politici del centrodestra in vista delle Regionali del 2027.

Pur senza indicare candidature, Figuccia ha lasciato trapelare che la Lega intende ritagliarsi un ruolo da protagonista nella costruzione della futura coalizione. «Nel momento in cui Schifani non sarà garantito dal suo partito nazionale, si penserà a delle alternative sia per quanto riguarda la guida della città sia del governo regionale. La Lega è una forza di governo che ha dimostrato di esprimere governatori all'altezza e sono convinto che non manchino uomini di questo tenore anche in Sicilia».

Un ragionamento che, nelle intenzioni del deputato, passa dalla costruzione di un'area politica di ispirazione autonomista e centrista. Tra i nomi citati c'è quello di Cateno De Luca. Figuccia ha ricordato il percorso politico condiviso ai tempi dell'Udc, definendolo «un amico», ma allo stesso tempo ha lanciato un appello affinché il leader di Sud chiama Nord abbandoni l'ipotesi di un dialogo con il centrosinistra. «A Cateno dico una cosa: smetta di giocare in un terreno che non è il suo. Con la sinistra non ha nulla a che fare».

Parole di apertura anche nei confronti della Democrazia Cristiana, con cui, secondo Figuccia, esistono radici politiche comuni. «La matrice sturziana è comune. Siamo stati vicini in diverse battaglie e bisognerà mettere a sistema le esperienze che ognuno ha maturato nel proprio territorio».

Il deputato ha quindi teso la mano anche al Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, nonostante i rapporti tra Lega e Mpa abbiano attraversato mesi di tensione dopo le ultime elezioni amministrative e alcuni contrasti emersi ai tavoli regionali.

Per Figuccia, tuttavia, le divergenze non rappresentano un ostacolo insormontabile. «Lombardo è un uomo di grande esperienza. Nel suo movimento sta vivendo una fase di rinnovamento generazionale. Le ragioni che ci uniscono sono superiori a quelle che ci dividono. Le guerre fratricide sono inutili. Siamo certi della nostra forza di metterci insieme».

Quanto agli alleati storici del centrodestra, il deputato ha ricordato che il confronto politico continua a svilupparsi all'interno del tavolo nazionale che riunisce Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, lasciando intendere che un eventuale allargamento dell'area autonomista rappresenterebbe un valore aggiunto per l'intera coalizione.

Tra i temi affrontati è emerso anche quello legato al generale Roberto Vannacci e alle indiscrezioni circolate negli ultimi mesi sulla possibile nascita di nuovi contenitori politici. Figuccia ha escluso che all'interno della Lega vi siano tensioni o ipotesi di scissione. «Il gruppo della Lega si è riunito ieri sera. Eravamo tutti insieme a cena. Non c'è desiderio da parte di nessuno di fare cose diverse. La Lega, per vocazione, ha una matrice sturziana, distante da quel tipo di fughe in avanti. Ho incontrato Vannacci quando era nella Lega: può dare una mano all'interno del centrodestra, ma il partito è unito».

Infine, una battuta è stata dedicata anche al deputato regionale Ismaele La Vardera, fondatore del movimento Controcorrente.
«Ha voglia di sperimentare, ma con Pd e Movimento 5 Stelle si squaglierebbe. È destinato a una corsa solitaria che, semmai, finisce per avvantaggiare noi».

Da una parte, quindi, la volontà di riportare al centro del dibattito il tema del decentramento amministrativo e della riforma degli enti locali, attraverso una proposta che Figuccia ha già trasmesso ai sindaci di Palermo, Catania e Messina. Dall'altra, un segnale politico rivolto al centrodestra siciliano, con l'obiettivo dichiarato di allargare il perimetro della coalizione in vista della prossima sfida elettorale e costruire, attorno alla Lega, un'area capace di tenere insieme autonomismo, identità territoriali e governo.
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