Alle Regionali De Luca si mette in mezzo: “Corro alle primarie di destra e di sinistra"
Settembre è ormai alle porte e, con lui, riparte il grande gioco delle Regionali del 2027: trattative, alleanze, veti e il toto-candidato per la presidenza
Cateno De Luca
Con l’estate che volge al termine, in Sicilia tornano a riaccendersi i motori della politica. Settembre è ormai alle porte e, con lui, riparte il grande gioco delle Regionali del 2027: trattative, alleanze, veti e soprattutto il toto-candidato per la presidenza della Regione. A sparigliare ancora una volta le carte è Cateno De Luca, che mette sul tavolo una proposta destinata a far discutere: primarie aperte, sia nel centrodestra sia nel centrosinistra.
«Sono pronto a correre alle primarie sia del centrodestra che del centrosinistra», è la sfida lanciata dal leader di Sud chiama Nord. L’obiettivo, dice, è portare la scelta fuori dalle segreterie e dentro i gazebo: «Vediamo davvero chi avrà il coraggio di affrontare il volere dei cittadini». Una provocazione politica, ma anche una candidatura a tutto campo, con De Luca che rivendica la necessità di restituire ai siciliani la decisione sul prossimo presidente.
Sul fronte del centrodestra, il quadro è tutt’altro che definito. Renato Schifani resta il presidente uscente e, solo pochi giorni fa, Ignazio La Russa aveva ribadito il sostegno alla sua ricandidatura. Da Catania, però, Nello Musumeci ha riaperto la partita, mettendo in discussione quella che per anni era sembrata una consuetudine della politica italiana: la conferma del governatore uscente.
«Una volta c’era la regola che il presidente uscente venisse riconfermato», ha ricordato Musumeci, osservando che quella regola è ormai saltata per effetto delle scelte di Forza Italia e Lega. Una posizione che inevitabilmente riporta alla memoria il mancato bis dello stesso Musumeci cinque anni fa.
E così, mentre il centrodestra prova a capire chi dovrà guidare la coalizione, De Luca si propone come candidato delle primarie di entrambi i poli. Una posizione che lui presenta come coerente con la sua idea di politica: «Le primarie sono uno strumento di scelta dal basso contro la logica romanocentrica delle segreterie nazionali». Se il centrosinistra le farà, correrà. Se le farà il centrodestra, correrà comunque.
Il campo largo cerca la quadra, ma De Luca divide. Nel centrosinistra, intanto, il dibattito sulle primarie è già cominciato. Il Pd spinge per i gazebo e punta a definire il percorso entro settembre; anche la sinistra e Ismaele La Vardera, con il movimento Controcorrente, hanno sostenuto la necessità di affidare agli elettori la scelta del candidato. Più prudente il Movimento 5 Stelle, che chiede prima un accordo sul programma e sulla prospettiva politica.
Il problema è che, proprio sul nome di De Luca, il campo largo rischia di spaccarsi. Una parte del Pd lo considera un interlocutore possibile, mentre Alleanza Verdi e Sinistra ha già chiuso alla possibilità di un’alleanza. Il M5S, per bocca del coordinatore regionale Nuccio Di Paola, ha contestato l’idea di mettere sullo stesso piano centrodestra e forze progressiste.
Anche dal centrodestra arrivano segnali di freddezza: per Saverio Romano, stare nel centrodestra significa condividere un progetto politico preciso, non essere intercambiabili con il campo avversario.
Il «Governo di Liberazione» è già partito. De Luca non sembra intenzionato ad aspettare che siano gli altri a decidere. Nei mesi scorsi ha messo in campo il suo «Governo di Liberazione», trasformando lo slogan in una vera macchina politica e organizzativa.
A Palermo ha presentato i primi dodici «pionieri» del progetto; poi è arrivata Messina, dove sono stati presentati altri 22 protagonisti delle tre liste provinciali. Amministratori, professionisti, imprenditori e rappresentanti della società civile sono stati chiamati a costruire, provincia dopo provincia, una squadra alternativa agli schieramenti tradizionali.
Il progetto viene descritto come autonomista, civico e progressista: una Sicilia che vuole contare di più, che supera le appartenenze di partito e che prova a rompere quella che De Luca definisce la «conservazione stagnante». Una struttura che, nelle intenzioni del leader di Sud chiama Nord, dovrebbe essere pronta prima ancora che i grandi partiti abbiano scelto definitivamente il proprio candidato.
E il calendario è già fitto. Per Messina De Luca annuncia la chiusura delle tre liste e la presentazione definitiva a Palazzo Zanca il 31 agosto. Il 7 settembre toccherà a Catania, con altri dieci candidati e candidate, mentre il 9 settembre sarà la volta di Palermo. Poi il percorso proseguirà nelle altre province, con l’obiettivo dichiarato di completare entro il 30 settembre le due liste principali, «De Luca Sindaco di Sicilia» e «Sud chiama Nord». Fino al 15 settembre, inoltre, resterà aperta la possibilità di aderire al «Governo di Liberazione».
È qui che la nuova uscita di De Luca assume un significato più ampio. La sua non è soltanto una candidatura: è una sfida al metodo con cui, storicamente, le candidature siciliane vengono definite. «Sono pronto a tutto per dare la parola ai siciliani e sconfiggere le logiche dei salotti romani: il futuro della Sicilia va deciso in Sicilia», è il messaggio.
Adesso la palla passa agli altri. Chi accetterà i gazebo? Chi metterà un veto? Chi proverà a prendere tempo? De Luca, nel frattempo, ha già cominciato a costruire la sua squadra e promette di non fermarsi.
La partita per Palazzo d’Orléans è ancora lunga, ma una cosa appare già chiara: la corsa alle Regionali 2027 è ufficialmente entrata nel vivo. E Cateno De Luca, ancora una volta, ha scelto di giocarla senza aspettare il fischio d’inizio.
«Sono pronto a correre alle primarie sia del centrodestra che del centrosinistra», è la sfida lanciata dal leader di Sud chiama Nord. L’obiettivo, dice, è portare la scelta fuori dalle segreterie e dentro i gazebo: «Vediamo davvero chi avrà il coraggio di affrontare il volere dei cittadini». Una provocazione politica, ma anche una candidatura a tutto campo, con De Luca che rivendica la necessità di restituire ai siciliani la decisione sul prossimo presidente.
Sul fronte del centrodestra, il quadro è tutt’altro che definito. Renato Schifani resta il presidente uscente e, solo pochi giorni fa, Ignazio La Russa aveva ribadito il sostegno alla sua ricandidatura. Da Catania, però, Nello Musumeci ha riaperto la partita, mettendo in discussione quella che per anni era sembrata una consuetudine della politica italiana: la conferma del governatore uscente.
«Una volta c’era la regola che il presidente uscente venisse riconfermato», ha ricordato Musumeci, osservando che quella regola è ormai saltata per effetto delle scelte di Forza Italia e Lega. Una posizione che inevitabilmente riporta alla memoria il mancato bis dello stesso Musumeci cinque anni fa.
E così, mentre il centrodestra prova a capire chi dovrà guidare la coalizione, De Luca si propone come candidato delle primarie di entrambi i poli. Una posizione che lui presenta come coerente con la sua idea di politica: «Le primarie sono uno strumento di scelta dal basso contro la logica romanocentrica delle segreterie nazionali». Se il centrosinistra le farà, correrà. Se le farà il centrodestra, correrà comunque.
Il campo largo cerca la quadra, ma De Luca divide. Nel centrosinistra, intanto, il dibattito sulle primarie è già cominciato. Il Pd spinge per i gazebo e punta a definire il percorso entro settembre; anche la sinistra e Ismaele La Vardera, con il movimento Controcorrente, hanno sostenuto la necessità di affidare agli elettori la scelta del candidato. Più prudente il Movimento 5 Stelle, che chiede prima un accordo sul programma e sulla prospettiva politica.
Il problema è che, proprio sul nome di De Luca, il campo largo rischia di spaccarsi. Una parte del Pd lo considera un interlocutore possibile, mentre Alleanza Verdi e Sinistra ha già chiuso alla possibilità di un’alleanza. Il M5S, per bocca del coordinatore regionale Nuccio Di Paola, ha contestato l’idea di mettere sullo stesso piano centrodestra e forze progressiste.
Anche dal centrodestra arrivano segnali di freddezza: per Saverio Romano, stare nel centrodestra significa condividere un progetto politico preciso, non essere intercambiabili con il campo avversario.
Il «Governo di Liberazione» è già partito. De Luca non sembra intenzionato ad aspettare che siano gli altri a decidere. Nei mesi scorsi ha messo in campo il suo «Governo di Liberazione», trasformando lo slogan in una vera macchina politica e organizzativa.
A Palermo ha presentato i primi dodici «pionieri» del progetto; poi è arrivata Messina, dove sono stati presentati altri 22 protagonisti delle tre liste provinciali. Amministratori, professionisti, imprenditori e rappresentanti della società civile sono stati chiamati a costruire, provincia dopo provincia, una squadra alternativa agli schieramenti tradizionali.
Il progetto viene descritto come autonomista, civico e progressista: una Sicilia che vuole contare di più, che supera le appartenenze di partito e che prova a rompere quella che De Luca definisce la «conservazione stagnante». Una struttura che, nelle intenzioni del leader di Sud chiama Nord, dovrebbe essere pronta prima ancora che i grandi partiti abbiano scelto definitivamente il proprio candidato.
E il calendario è già fitto. Per Messina De Luca annuncia la chiusura delle tre liste e la presentazione definitiva a Palazzo Zanca il 31 agosto. Il 7 settembre toccherà a Catania, con altri dieci candidati e candidate, mentre il 9 settembre sarà la volta di Palermo. Poi il percorso proseguirà nelle altre province, con l’obiettivo dichiarato di completare entro il 30 settembre le due liste principali, «De Luca Sindaco di Sicilia» e «Sud chiama Nord». Fino al 15 settembre, inoltre, resterà aperta la possibilità di aderire al «Governo di Liberazione».
È qui che la nuova uscita di De Luca assume un significato più ampio. La sua non è soltanto una candidatura: è una sfida al metodo con cui, storicamente, le candidature siciliane vengono definite. «Sono pronto a tutto per dare la parola ai siciliani e sconfiggere le logiche dei salotti romani: il futuro della Sicilia va deciso in Sicilia», è il messaggio.
Adesso la palla passa agli altri. Chi accetterà i gazebo? Chi metterà un veto? Chi proverà a prendere tempo? De Luca, nel frattempo, ha già cominciato a costruire la sua squadra e promette di non fermarsi.
La partita per Palazzo d’Orléans è ancora lunga, ma una cosa appare già chiara: la corsa alle Regionali 2027 è ufficialmente entrata nel vivo. E Cateno De Luca, ancora una volta, ha scelto di giocarla senza aspettare il fischio d’inizio.
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