Regionali, Rubino guarda al campo largo: "Da La Vardera a Renzi per battere Schifani"
Il Pd punta alle regionali del 2027 e prova a mettere ordine nella propria strategia siciliana. Nell'articolo l'intervista al dirigente nazionale del Pd Antonio Rubino
Antonio Rubino
Il Partito Democratico guarda al 2027 e prova a mettere ordine nella propria strategia siciliana. Da Carini, dove nei giorni scorsi si è riunito il partito provinciale alla presenza dell’eurodeputato Giuseppe Lupo, della segretaria provinciale Teresa Piccione e di diversi dirigenti regionali e nazionali, è arrivato un messaggio chiaro: il percorso verso le prossime elezioni dovrà partire dal territorio, ma anche dalla capacità del centrosinistra di costruire un’alleanza larga e competitiva.
Tra i protagonisti dell’incontro anche Antonio Rubino, dirigente nazionale del Pd, che guarda alla stagione politica che porterà al rinnovo dell’Assemblea regionale e, a Palermo, del Comune e degli organismi della Città Metropolitana. Un percorso che il partito intende avviare anche attraverso la Festa dell’Unità in programma a Carini il 2, 3 e 4 ottobre, indicata come uno dei primi momenti di confronto sulla costruzione delle liste per i diversi livelli istituzionali.
Ma proprio sulla composizione delle liste si gioca una delle partite più delicate. Il rischio è che la fase preparatoria si trasformi in una nuova conta interna tra correnti e gruppi. Rubino rivendica invece la necessità di una ricomposizione del partito.
«La segreteria nazionale del Pd in queste settimane sta lavorando ad una ricomposizione del quadro regionale», spiega, auspicando anche un passo indietro nelle contrapposizioni interne. E torna a rivolgere un appello ad Antony Barbagallo: «Continuo ad auspicare una presa di coscienza da parte sua chiedendogli, ancora una volta, un atto d’amore per il Partito».
Il vero discrimine sarà la capacità di presentarsi uniti: «La forza del Pd, le sue liste e la sua competitività dipenderanno da quanto sarà unito e credibile».
Dal confronto di Carini è emersa anche una forte critica nei confronti del governo regionale guidato da Renato Schifani, soprattutto sulla gestione delle risorse europee e sulla capacità di trasformarle in investimenti concreti. Il ragionamento si allarga alla programmazione regionale.
Secondo il dirigente Pd, la Sicilia sconta un elevato livello di risorse non utilizzate e una difficoltà a costruire una strategia di medio e lungo periodo. «La destra e Schifani hanno fallito anche sul piano degli investimenti delle risorse europee». Infrastrutture e occupazione dovranno essere due dei pilastri del programma con cui il centrosinistra si presenterà agli elettori.
Una partita che riguarda da vicino anche la provincia di Palermo, dove i ritardi infrastrutturali e la mobilità continuano a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo dei territori. Il ragionamento si sposta inevitabilmente sul capoluogo. Per Rubino, l'amministrazione guidata da Roberto Lagalla non sarebbe riuscita a imprimere una vera dimensione metropolitana alla città.
Il giudizio sul governo di Palermo è netto: la città avrebbe registrato un peggioramento sul fronte della sicurezza, della pulizia e delle infrastrutture. Nel mirino ci sono soprattutto le periferie, che dovrebbero diventare una priorità della prossima amministrazione di centrosinistra. Rubino indica inoltre la necessità di distribuire i benefici del turismo oltre il centro storico e di accelerare sulle infrastrutture, con l'obiettivo di trasformare Palermo in una città capace di affrontare la competizione europea.
La dimensione metropolitana, però, non può fermarsi ai confini del capoluogo. Carini, insieme agli altri comuni della prima cintura, rappresenta uno dei territori nei quali la distanza tra città e hinterland si misura quotidianamente attraverso traffico, pendolarismo e servizi frammentati.
Rubino propone di superare proprio questa impostazione: «Trasporti che escano dai confini palermitani con il rafforzamento del passante, un rilancio dell’Amat che può anche servire alcuni comuni limitrofi, sono alcune azioni che aiuterebbero a unificare servizi ed abbandonare il concetto di pendolarità». L'obiettivo, precisa, non sarebbe cancellare le identità dei singoli comuni, ma «unificare servizi rendendoli più efficienti e meno onerosi per i cittadini della città metropolitana».
La partita più importante, però, sarà quella delle alleanze. Il Pd siciliano sembra intenzionato a lavorare a un fronte progressista il più ampio possibile, superando anche confini politici che fino a poco tempo fa apparivano difficili da oltrepassare.
«Se vogliamo battere la Meloni e Schifani non possiamo pensare di farcela da soli», afferma Rubino. La prospettiva indicata è quella di un'alleanza che possa andare «da La Vardera a Renzi», sia in Sicilia sia a Palermo. In questo scenario assume un peso particolare La Vardera. La crescita politica del deputato viene guardata con attenzione dal Pd, che non sembra intenzionato a considerarlo un avversario del campo progressista.
Al contrario, Rubino lo definisce «una risorsa preziosissima per il campo largo siciliano» e immagina le sue battaglie come parte di un patrimonio comune. Ma la vera questione sarà individuare la leadership della coalizione e, soprattutto, il candidato alla presidenza della Regione.
Su questo punto Rubino invita a evitare accordi costruiti soltanto sulla distribuzione dei pesi interni: «Mi auguro che prevarranno le ragioni dell’unità anche nella scelta del candidato presidente partendo non da bilancini e opportunismi ma dalla figura che meglio di altre ci consenta di mandare a casa Schifani».
È la sfida che il Pd prova a impostare: costruire un'alternativa partendo dai territori, rafforzare il partito senza trasformare la composizione delle liste in una guerra tra correnti e arrivare al 2027 con una coalizione sufficientemente larga da contendere alla destra la guida della Sicilia e di Palermo.
Tra i protagonisti dell’incontro anche Antonio Rubino, dirigente nazionale del Pd, che guarda alla stagione politica che porterà al rinnovo dell’Assemblea regionale e, a Palermo, del Comune e degli organismi della Città Metropolitana. Un percorso che il partito intende avviare anche attraverso la Festa dell’Unità in programma a Carini il 2, 3 e 4 ottobre, indicata come uno dei primi momenti di confronto sulla costruzione delle liste per i diversi livelli istituzionali.
Ma proprio sulla composizione delle liste si gioca una delle partite più delicate. Il rischio è che la fase preparatoria si trasformi in una nuova conta interna tra correnti e gruppi. Rubino rivendica invece la necessità di una ricomposizione del partito.
«La segreteria nazionale del Pd in queste settimane sta lavorando ad una ricomposizione del quadro regionale», spiega, auspicando anche un passo indietro nelle contrapposizioni interne. E torna a rivolgere un appello ad Antony Barbagallo: «Continuo ad auspicare una presa di coscienza da parte sua chiedendogli, ancora una volta, un atto d’amore per il Partito».
Il vero discrimine sarà la capacità di presentarsi uniti: «La forza del Pd, le sue liste e la sua competitività dipenderanno da quanto sarà unito e credibile».
Dal confronto di Carini è emersa anche una forte critica nei confronti del governo regionale guidato da Renato Schifani, soprattutto sulla gestione delle risorse europee e sulla capacità di trasformarle in investimenti concreti. Il ragionamento si allarga alla programmazione regionale.
Secondo il dirigente Pd, la Sicilia sconta un elevato livello di risorse non utilizzate e una difficoltà a costruire una strategia di medio e lungo periodo. «La destra e Schifani hanno fallito anche sul piano degli investimenti delle risorse europee». Infrastrutture e occupazione dovranno essere due dei pilastri del programma con cui il centrosinistra si presenterà agli elettori.
Una partita che riguarda da vicino anche la provincia di Palermo, dove i ritardi infrastrutturali e la mobilità continuano a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo dei territori. Il ragionamento si sposta inevitabilmente sul capoluogo. Per Rubino, l'amministrazione guidata da Roberto Lagalla non sarebbe riuscita a imprimere una vera dimensione metropolitana alla città.
Il giudizio sul governo di Palermo è netto: la città avrebbe registrato un peggioramento sul fronte della sicurezza, della pulizia e delle infrastrutture. Nel mirino ci sono soprattutto le periferie, che dovrebbero diventare una priorità della prossima amministrazione di centrosinistra. Rubino indica inoltre la necessità di distribuire i benefici del turismo oltre il centro storico e di accelerare sulle infrastrutture, con l'obiettivo di trasformare Palermo in una città capace di affrontare la competizione europea.
La dimensione metropolitana, però, non può fermarsi ai confini del capoluogo. Carini, insieme agli altri comuni della prima cintura, rappresenta uno dei territori nei quali la distanza tra città e hinterland si misura quotidianamente attraverso traffico, pendolarismo e servizi frammentati.
Rubino propone di superare proprio questa impostazione: «Trasporti che escano dai confini palermitani con il rafforzamento del passante, un rilancio dell’Amat che può anche servire alcuni comuni limitrofi, sono alcune azioni che aiuterebbero a unificare servizi ed abbandonare il concetto di pendolarità». L'obiettivo, precisa, non sarebbe cancellare le identità dei singoli comuni, ma «unificare servizi rendendoli più efficienti e meno onerosi per i cittadini della città metropolitana».
La partita più importante, però, sarà quella delle alleanze. Il Pd siciliano sembra intenzionato a lavorare a un fronte progressista il più ampio possibile, superando anche confini politici che fino a poco tempo fa apparivano difficili da oltrepassare.
«Se vogliamo battere la Meloni e Schifani non possiamo pensare di farcela da soli», afferma Rubino. La prospettiva indicata è quella di un'alleanza che possa andare «da La Vardera a Renzi», sia in Sicilia sia a Palermo. In questo scenario assume un peso particolare La Vardera. La crescita politica del deputato viene guardata con attenzione dal Pd, che non sembra intenzionato a considerarlo un avversario del campo progressista.
Al contrario, Rubino lo definisce «una risorsa preziosissima per il campo largo siciliano» e immagina le sue battaglie come parte di un patrimonio comune. Ma la vera questione sarà individuare la leadership della coalizione e, soprattutto, il candidato alla presidenza della Regione.
Su questo punto Rubino invita a evitare accordi costruiti soltanto sulla distribuzione dei pesi interni: «Mi auguro che prevarranno le ragioni dell’unità anche nella scelta del candidato presidente partendo non da bilancini e opportunismi ma dalla figura che meglio di altre ci consenta di mandare a casa Schifani».
È la sfida che il Pd prova a impostare: costruire un'alternativa partendo dai territori, rafforzare il partito senza trasformare la composizione delle liste in una guerra tra correnti e arrivare al 2027 con una coalizione sufficientemente larga da contendere alla destra la guida della Sicilia e di Palermo.
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