POLITICA

Scatti social e insulti alla figlia Sara, Faraone risponde: “Siamo felici e lo mostriamo"

E forse queste sono le foto più importanti: non quelle che ha generato gli insulti, ma quelle di un padre che sceglie di mostrare sua figlia per quello che è

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 21 agosto 2026

Davide Faraone insieme alla figlia Sara

Una foto al mare, un padre e una figlia. Un momento di felicità familiare che, sui social, si trasforma ancora una volta in terreno di giudizio e cattiveria. È quanto accaduto a Davide Faraone, deputato di Italia Viva, dopo aver condiviso alcune immagini insieme alla figlia Sara, 23 anni, autistica.

Faraone ha deciso di raccontare l’accaduto in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera, spiegando perché quelle fotografie non rappresentino soltanto un ricordo privato, ma anche una scelta precisa: mostrare che una persona con disabilità può essere, semplicemente, felice.

Accanto ai tanti messaggi di affetto sono arrivati anche commenti offensivi. Qualcuno ha scritto che Sara «sembra un uomo», altri hanno definito la sua condizione come uno «scherzo della natura». Parole che Faraone non ha lasciato cadere nel silenzio, soprattutto perché rivolte non più a lui, abituato agli attacchi della politica, ma a sua figlia.

E così spiega anche un dettaglio apparentemente banale: Sara porta i capelli corti, non viene truccata e non indossa orecchini. Non per seguire un determinato modello estetico, ma perché alcune esperienze quotidiane, dal phon al contatto fisico, possono essere fonte di forte stress per una persona con autismo e ipersensibilità sensoriale.

Ma il cuore della vicenda è un altro. È la necessità, ancora oggi, di spiegare che una persona con disabilità non deve essere nascosta, compatita o raccontata esclusivamente attraverso la sofferenza. Faraone ribalta infatti la prospettiva di chi considera la diversità qualcosa da giudicare: il problema, sostiene, non è la disabilità di Sara, ma lo sguardo di chi pretende che esista un solo modo corretto di essere, di apparire e persino di essere felici.

«Non ci chiuderanno in casa», è il senso della sua risposta. Le famiglie continueranno ad andare al mare, al ristorante, in vacanza. Continueranno a fare fotografie, a ridere e a condividere momenti di vita.

Ed è proprio qui che una vicenda nata dalla parte più tossica dei social assume un significato più grande. Perché mostrare una ragazza autistica mentre sorride e trascorre una giornata al mare con suo padre significa sottrarre la disabilità allo stereotipo della tragedia permanente.

La felicità, del resto, non ha una sola forma. Può essere una conquista che per altri sembra piccola, una risata dopo una giornata difficile, una passeggiata, un bagno al mare, una fotografia scattata insieme. Faraone lo racconta proprio per le famiglie che, dopo una diagnosi, possono avere paura del futuro o pensare che la felicità non appartenga più alla loro vita.

La risposta agli insulti, dunque, non è soltanto una replica agli haters. È una rivendicazione di normalità: Sara non deve essere nascosta perché qualcuno potrebbe non capire, né la sua famiglia deve rinunciare alla propria felicità per adeguarsi allo sguardo degli altri.

E forse è questa la fotografia più importante di tutta la vicenda: non quella che ha generato gli insulti, ma quella di un padre che sceglie di continuare a mostrare sua figlia per quello che è. Una persona, prima di tutto. Con il diritto di vivere, sorridere, andare al mare e occupare il proprio spazio nel mondo. Senza chiedere permesso a nessuno.
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