POLITICA

FdI si avvicina a De Luca, La Vardera invita Conte: la partita delle Regionali è iniziata

In Sicilia si cominciano a intravedere le mosse degli schieramenti in vista delle elezioni. I leader di Controcorrente e di Sud Chiama Nord giocano da protagonisti

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 2 settembre 2026

Da sinistra Luca Sbardella, Ignazio La Russa e Cateno De Luca

In Sicilia la politica ha già iniziato a muovere le proprie pedine in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. A poco più di un anno dalle Regionali, gli schieramenti non sono ancora definiti, ma le strategie sì. Le alleanze si misurano, i partiti prendono le distanze, i leader costruiscono le proprie squadre e, soprattutto, cresce il numero di protagonisti che non intendono aspettare che siano i grandi schieramenti a decidere per loro.

È una Sicilia politica attraversata da più partite contemporaneamente. Da una parte il centrodestra, che deve fare i conti con il futuro della presidenza di Renato Schifani e con gli equilibri interni alla coalizione. Dall'altra un centrosinistra ancora alla ricerca di una sintesi. In mezzo, o forse proprio ai lati dei due schieramenti, avanzano esperienze civiche e formazioni personali che puntano a diventare determinanti.

Il quadro più definito, almeno sul piano organizzativo, arriva da Messina. Cateno De Luca ha chiuso il 31 agosto il perimetro delle proprie liste per il collegio messinese, completando la presentazione di Liberi e Forti, De Luca Sindaco di Sicilia e Sud Chiama Nord. Tre sigle diverse, ma riconducibili a un'unica strategia politica: costruire una presenza autonoma e strutturata, capace di presentarsi alle prossime elezioni senza dipendere necessariamente dalle scelte dei partiti tradizionali.

De Luca, del resto, non sembra intenzionato a recitare il ruolo di semplice comprimario. La sua forza sta proprio nella capacità di muoversi fuori dagli schemi consolidati, cercando consenso direttamente nei territori e lasciando aperta la porta a possibili interlocuzioni future. La partita messinese diventa così anche un test della sua capacità di trasformare il consenso personale in una macchina elettorale regionale.

Sul fronte opposto, un'altra candidatura civica sta cercando di guadagnare spazio e riconoscibilità. È quella di Ismaele La Vardera, che con Controcorrente, il movimento civico fondato in Sicilia, si prepara agli Stati Generali in programma ad Agrigento sabato 5 e domenica 6 settembre. Annunciato l'intervento - da remoto - di Giuseppe Conte e di altri Big del centrosinistra Un appuntamento che punta a mettere attorno allo stesso tavolo amministratori, esponenti politici e rappresentanti di un'area progressista che non sembra voler attendere passivamente le decisioni dei partiti.

La Vardera sta infatti provando a costruire un percorso autonomo, mantenendo il dialogo con le forze del centrosinistra ma senza rinunciare alla propria identità. Gli Stati Generali di Controcorrente rappresentano, in questo senso, un passaggio politico tutt'altro che simbolico: servono a misurare il radicamento del movimento, allargare il perimetro del progetto e capire quanto spazio possa esserci per una proposta civica alternativa.

Se De Luca e La Vardera si muovono per costruire il proprio spazio, il centrodestra deve invece fare i conti con una discussione interna che proprio nei giorni scorsi ha trovato un palcoscenico significativo a Ragalna, durante l'EtnaForum. Sul palco si sono confrontate visioni diverse del futuro della coalizione. Renato Schifani ha rivendicato il lavoro compiuto dal governo regionale e, inevitabilmente, si è trovato al centro della discussione sul futuro della presidenza. Attorno al governatore si muovono infatti equilibri, ambizioni e rapporti di forza che rendono tutt'altro che scontata la prossima scelta del centrodestra.

A leggere la situazione con una prospettiva diversa è stato Ignazio La Russa. Il presidente del Senato ha invitato a interpretare il confronto interno alla coalizione non come una rottura, ma come una fisiologica competizione politica. Una distinzione importante, perché dietro la definizione di "dialettica" si nasconde la necessità di mantenere unito un fronte che in Sicilia resta maggioritario, ma che deve comunque decidere come affrontare la prossima sfida elettorale.

Proprio a Ragalna è arrivato anche un altro elemento destinato a pesare. Gaetano Galvagno ha riconosciuto il peso politico delle formazioni legate a Cateno De Luca, prendendo atto di una realtà che il centrodestra non può ignorare: anche un progetto esterno alla coalizione può diventare determinante nella costruzione degli equilibri futuri. È questo, probabilmente, il dato più interessante della fase politica siciliana. Non esistono più soltanto due blocchi impermeabili. Esistono partiti, movimenti, leadership personali e liste territoriali che possono condizionare il risultato anche senza essere formalmente dentro una coalizione.

Il centrodestra deve quindi tenere insieme Fratelli d'Italia, Forza Italia e gli altri alleati, mentre il centrosinistra deve ancora trovare una candidatura e una formula capaci di unire le diverse sensibilità.

Le Regionali del 2027, insomma, si stanno già giocando. Non ancora alle urne, ma nei territori, nelle convention, nelle dichiarazioni pubbliche e soprattutto nella costruzione delle liste. La vera domanda non è più soltanto chi sarà il prossimo presidente della Regione. È capire chi riuscirà ad arrivare a quella sfida con una squadra abbastanza forte da non dover chiedere permesso agli altri per giocare la propria partita.
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