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Terremoto del centrodestra in Sicilia: Schifani "sotto assedio" ma Fratelli d'Italia lo blinda

Il day after delle Comunali consegna un centrodestra in forte crisi. Da una parte c'è chi chiede l'azzeramento e una nuova coalizione, dall'altro c'è chi vuole Schifani bis

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 11 giugno 2026

A sinistra Luca Sbardella con Giorgia Meloni e a destra Renato Schifani

Un tempo la chiamavano ‘corazzata’, oggi assomiglia piuttosto a una "ex coalizione" come viene definita da Raffaele Lombardo. Il day after delle elezioni amministrative nell’Isola ha il sapore amaro della resa dei conti per il centrodestra guidato da Renato Schifani, travolto da un pesante tonfo alle urne.

I risultati dell'ultima tornata di elezioni amministrative in Sicilia, infatti, ridisegnano gli equilibri politici del centrodestra nell'Isola, dando il via a una fase di profonda riflessione interna alla coalizione che sostiene il presidente della Regione. Le urne restituiscono un quadro frammentato che spinge i vertici dei partiti della maggioranza a chiedere un confronto immediato per analizzare l'esito del voto e ridefinire la mappa delle responsabilità nei territori.

Se a Palazzo d’Orléans il presidente prosegue l'attività istituzionale provando a mostrare un volto concentrato sulla routine amministrativa, intorno a lui il dibattito si fa sempre più serrato.

In questo scenario, a dettare la linea del dissenso più radicale è l'ex governatore e leader del Movimento per l'Autonomia, Raffaele Lombardo. Con il tempismo e la sagacia politica che lo contraddistinguono, Lombardo ha analizzato le criticità dell'attuale assetto, chiedendo un profondo rinnovamento dell'azione di governo.

Rilasciando una dichiarazione netta ai microfoni di Tgr Rai Sicilia, l'autonomista ha rivolto un invito esplicito al presidente della Regione.
«Affiancare ai politici di qualità che pur ci sono in questa Giunta tecnici esterni di grande valore. Il presidente Schifani proceda a questo azzeramento e a questa ricostituzione, certamente in accordo con i partiti, per rilanciare la coalizione in vista delle prossime elezioni regionali».

Parole che pongono l'accento sulla necessità di superare le attuali formule politiche, evidenziando come l'ultimo rimpasto non abbia affatto sanato le divisioni, ma abbia accelerato il confronto interno alla maggioranza.

Il voto nei territori ha sancito la disfatta della logica dei "signorotti medievali", così definiti dal commissario di Forza Italia, Nino Minardo. L’esempio più lampante della cecità della coalizione arriva da Agrigento, dove il centrodestra si è presentato spaccato con due candidati diversi, finendo per dare la vittoria al candidato del campo largo.

Una "Caporetto d’orgoglio" su cui è intervenuto duramente anche il commissario regionale di Fratelli d'Italia, Luca Sbardella, che ha attaccato l'egoismo imperante dei partner della coalizione: «Tutti con un occhio alle future regionali, puntavano a radicare il partito piuttosto che vincere le Amministrative. Tutti dIstratti dalle future regionali». Secondo i meloniani, a mancare è stata proprio la regia, una guida forte capace di tenere uniti i pezzi di un puzzle sempre più sgangherato.

Sbardella blinda comunque Schifani bis: «Se il candidato del centrodestra non dovesse essere Renato Schifani, non è scontato che il sostituto sia di Forza Italia – ha detto alla Tgr Rai Sicilia -. Anche Fratelli d’Italia ha uomini e donne pronti a scendere in campo per vincere le elezioni regionali».

La flessione elettorale ha fatto emergere posizioni critiche anche all'interno del partito di maggioranza relativa. Il capogruppo di Fratelli d'Italia all'Ars, Giorgio Assenza, aveva un po’ preannunciato la necessità di un momento di confronto totale e senza sconti con un "conclave del centrodestra".

A rafforzare la richiesta di un confronto senza sconti è intervenuto anche il coordinatore regionale di Forza Italia, Nino Minardo, che ha invitato la coalizione a leggere con attenzione il messaggio arrivato dalle urne. «Sarebbe un errore fingere che questo problema non esista o negare che gran parte della responsabilità vada all’esserci presentati divisi».

Pur rivendicando come il centrodestra resti numericamente maggioritario in Sicilia, Minardo ha sottolineato come molte delle sconfitte registrate nei ballottaggi siano il frutto di un crescente malessere dell'elettorato tradizionale. Secondo il commissario azzurro, sulle scelte degli elettori hanno inciso sia le recenti vicende giudiziarie e gli scandali che hanno investito il panorama politico regionale, sia le tensioni interne al centrodestra, a pesare sono state anche «le beghe interne, le sterili contrapposizioni, i candidati bruciati e una certa improvvisazione» nella selezione delle candidature.

Il dirigente forzista ha inoltre richiamato la necessità di una profonda fase di rigenerazione politica, soprattutto nei territori dove il partito ha registrato le maggiori difficoltà, come Messina, Agrigento e Caltanissetta. Un percorso che, nelle intenzioni di Minardo, dovrà passare dal coinvolgimento delle nuove generazioni, dalla valorizzazione del merito e dal superamento delle logiche correntizie che negli ultimi anni hanno caratterizzato parte della vita interna del partito.

Sul piano politico generale, Minardo ha escluso l'ipotesi di elezioni anticipate, confermando la volontà di portare la legislatura regionale fino alla sua naturale scadenza nel 2027, annunciando per i prossimi giorni una serie di incontri con gli alleati per avviare un'analisi approfondita del voto e definire una nuova strategia per il rilancio della coalizione.

Mentre Saverio Romano di Noi Moderati sottolinea la fragilità del momento politico affermando che «il re è nudo», si fanno largo scenari legati a possibili rinnovamenti generazionali e della leadership. In quest'ottica si inserisce l'intervento del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il quale, auspicando un «risanamento etico e rinascimento politico», si dice apertamente pronto a mettersi alla guida del centrodestra nell'Isola per il dopo-Schifani.

Renato Schifani ha quindi in programma un vertice con tutti i parlamentari della maggioranza per cercare di ricompattare le fila e garantire la stabilità della legislatura fino al 2027. Ci riuscirà? Tuttavia, tra le richieste di azzeramento di Lombardo e i veti incrociati dei partiti, il percorso per ritrovare l'intesa si preannuncia abbastanza complesso.
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