Dove la pietra è arte, senza sale né pareti: Mac, nuovo museo a cielo aperto in Sicilia
Le sculture prendono posto tra il verde, il Golfo di Cornino e la Riserva di Monte Cofano. Lì c'è un luogo nato per raccontare l'Isola attraverso la sua pietra
Una delle sculture del Mac, museo di Custonaci
A Custonaci l’arte contemporanea guarda il mare. Non ci sono sale né pareti: le sculture prendono posto tra il verde, il Golfo di Cornino e la Riserva di Monte Cofano. Lì il MAC, museo a cielo aperto nato per raccontare il luogo attraverso la sua pietra, che trasforma uno spazio pubblico in un percorso d’arte permanente, entra anche nella Rete dei Musei Sicilia dell’ANCI.
Affacciato sul Golfo di Cornino e con la Riserva di Monte Cofano sullo sfondo, il MAC è un percorso all'aperto nel quale oltre dieci opere monumentali in marmo locale incontrano quel paesaggio. La visita diventa una passeggiata tra arte e natura, dove la luce cambia le forme delle sculture, il mare diventa parte dell'esposizione e la pietra racconta una storia che appartiene da secoli a questa terra.
Il museo è stato inaugurato lo scorso mese di luglio dal Comune, ma il progetto nasce con l'idea di essere qualcosa di più di una nuova attrazione culturale: è un modo per restituire uno spazio pubblico alla comunità, trasformandolo in un luogo di incontro, memoria e contemporaneità. E non è un caso che il marmo sia al centro di tutto, perché a Custonaci la pietra non è soltanto una materia, ma è lavoro, economia, paesaggio e identità.
Sono sculture che non vengono semplicemente collocate in uno spazio espositivo, ma vivono dentro il paesaggio, e il visitatore le incontra camminando, mentre intorno scorrono, appunto, il mare, il verde e la luce di Cornino. Il primo assaggio del progetto era arrivato già nel maggio scorso, durante i Borghi dei Tesori Fest, quando il MAC era stato presentato al pubblico con una preview e un tour guidato tra le opere. L'obiettivo era raccontare fin dall'inizio la doppia anima del progetto: da una parte offrire ai visitatori un nuovo percorso culturale, dall'altra creare per la comunità custonacese un luogo nel quale riconoscersi.
A Cornino, per l'apertura ufficiale, era presente una delegazione di Gibellina guidata dal sindaco, Salvatore Sutera. Un incontro che ha messo idealmente in comunicazione due territori siciliani attraverso l'arte e la capacità della cultura di generare nuovi significati. Se Gibellina ha fatto dell'arte contemporanea una parte fondamentale della propria identità, Custonaci parte, invece, dalla propria materia più riconoscibile. E il percorso del MAC compie ora un altro passo importante, con l’ingresso nella Rete dei Musei Sicilia dell'ANCI regionale, una rete che raccoglie circa duecento realtà in un centinaio di Comuni siciliani e che punta a mettere in relazione e valorizzare il patrimonio museale dell'Isola.
La notizia è stata annunciata dal Comune di Custonaci attraverso la condivisione del post della Rete dei Musei Sicilia, che presenta il MAC come un “innovativo museo a cielo aperto”, senza pareti e in continua evoluzione. Nella presentazione viene sottolineato il doppio obiettivo del progetto: riqualificare e restituire aree pubbliche alla cittadinanza e, contemporaneamente, arricchire l'offerta turistica mettendo insieme il patrimonio naturalistico di Cornino e Monte Cofano con un percorso dedicato all'arte contemporanea.
La sua particolarità non sta soltanto nelle opere che ospita, ma nel modo in cui decide di mostrarle. Il museo non separa l'arte dal territorio: li mette uno accanto all'altra. E così il marmo non è più soltanto una pietra estratta dalle montagne, ma diventa scultura; il mare non è più soltanto uno sfondo, ma entra nell'esperienza dell'opera; il paesaggio non è più soltanto qualcosa da osservare, ma diventa parte del museo. È un modello che può far riflettere anche altri territori siciliani, ricchi di luoghi capaci di diventare spazi per la cultura contemporanea: cave, piazze, belvedere, lungomare, campagne, borghi e aree urbane.
Perché non sempre per creare un museo serve costruire un edificio: a volte basta guardare il territorio e immaginare che possa diventare una sala espositiva a cielo aperto. A Custonaci quella sala ha il colore della pietra e il rumore del mare, e il MAC, passo dopo passo, sta provando a trasformare questo paesaggio in un racconto contemporaneo.
Al posto delle pareti c'è il mare
Immaginate, così, di avviarvi in un itinerario artistico e di non trovare nessuna porta da aprire. Nessuna biglietteria, nessun corridoio, nessuna sala bianca. Al posto delle pareti c’è il mare, al posto del soffitto il cielo e, davanti agli occhi, la pietra di Custonaci trasformata in arte. È questa l’esperienza che, nel borgo marinaro tra i paesaggi più suggestivi della Sicilia occidentale, ha scelto di affidare alle sculture il compito di dialogare direttamente con il territorio.Affacciato sul Golfo di Cornino e con la Riserva di Monte Cofano sullo sfondo, il MAC è un percorso all'aperto nel quale oltre dieci opere monumentali in marmo locale incontrano quel paesaggio. La visita diventa una passeggiata tra arte e natura, dove la luce cambia le forme delle sculture, il mare diventa parte dell'esposizione e la pietra racconta una storia che appartiene da secoli a questa terra.
Il museo è stato inaugurato lo scorso mese di luglio dal Comune, ma il progetto nasce con l'idea di essere qualcosa di più di una nuova attrazione culturale: è un modo per restituire uno spazio pubblico alla comunità, trasformandolo in un luogo di incontro, memoria e contemporaneità. E non è un caso che il marmo sia al centro di tutto, perché a Custonaci la pietra non è soltanto una materia, ma è lavoro, economia, paesaggio e identità.
Le due anime del Mac
È una presenza che ha segnato la storia del territorio e che oggi, attraverso il MAC, viene reinterpretata dagli artisti e trasformata in un nuovo racconto. Tra le opere del percorso ci sono "Albero sicano" di Stefano Volpe, "La porta dell'infinito" di Giacomo Sparasci, "Memoria e futuro" di Bruno Melappioni, "Inno alla poesia" di Giuseppe Cortese, "Mangiatutto" di Nicola Martini e "La donna che sostiene il mondo" di Gerry Bianco, realizzata utilizzando circa dieci tonnellate di onice e perlato di Sicilia.Sono sculture che non vengono semplicemente collocate in uno spazio espositivo, ma vivono dentro il paesaggio, e il visitatore le incontra camminando, mentre intorno scorrono, appunto, il mare, il verde e la luce di Cornino. Il primo assaggio del progetto era arrivato già nel maggio scorso, durante i Borghi dei Tesori Fest, quando il MAC era stato presentato al pubblico con una preview e un tour guidato tra le opere. L'obiettivo era raccontare fin dall'inizio la doppia anima del progetto: da una parte offrire ai visitatori un nuovo percorso culturale, dall'altra creare per la comunità custonacese un luogo nel quale riconoscersi.
Il legame con Gibellina
Il museo è ancora in evoluzione. Nuove opere in marmo locale e altre forme artistiche, permanenti e temporanee, sono destinate ad arricchire progressivamente il percorso. L'idea è quella di un museo che non rimanga mai davvero uguale a se stesso. Il MAC porta con sé anche un legame particolare con Gibellina, protagonista nel 2026 del titolo di Capitale italiana dell'Arte Contemporanea. L'inaugurazione di luglio era stata inserita nel calendario delle iniziative territoriali del dossier “Portami il futuro” e ha rappresentato un momento di incontro tra due Comuni che, pur con storie e caratteristiche differenti, hanno scelto di affidare all'arte contemporanea una parte della propria narrazione.A Cornino, per l'apertura ufficiale, era presente una delegazione di Gibellina guidata dal sindaco, Salvatore Sutera. Un incontro che ha messo idealmente in comunicazione due territori siciliani attraverso l'arte e la capacità della cultura di generare nuovi significati. Se Gibellina ha fatto dell'arte contemporanea una parte fondamentale della propria identità, Custonaci parte, invece, dalla propria materia più riconoscibile. E il percorso del MAC compie ora un altro passo importante, con l’ingresso nella Rete dei Musei Sicilia dell'ANCI regionale, una rete che raccoglie circa duecento realtà in un centinaio di Comuni siciliani e che punta a mettere in relazione e valorizzare il patrimonio museale dell'Isola.
La notizia è stata annunciata dal Comune di Custonaci attraverso la condivisione del post della Rete dei Musei Sicilia, che presenta il MAC come un “innovativo museo a cielo aperto”, senza pareti e in continua evoluzione. Nella presentazione viene sottolineato il doppio obiettivo del progetto: riqualificare e restituire aree pubbliche alla cittadinanza e, contemporaneamente, arricchire l'offerta turistica mettendo insieme il patrimonio naturalistico di Cornino e Monte Cofano con un percorso dedicato all'arte contemporanea.
Un racconto contemporaneo
È forse è qui che il MAC racconta qualcosa che va oltre Custonaci. Ne è convinto il sindaco, Fabrizio Fonte, che dice: «Il percorso avviato dal Museo d'Arte Contemporanea dimostra come la cultura possa trasformarsi in un vero e proprio motore di sviluppo e di attrazione per l'intero territorio regionale. Il crescente interesse verso la nostra realtà conferma la validità di una visione che unisce memoria, arte contemporanea e progettualità futura. È motivo di orgoglio constatare come la filosofia del MAC, gemellata con Gibellina Capitale italiana dell'Arte Contemporanea, venga oggi presa a riferimento anche da altre importanti comunità della Sicilia. La continuità di questo lavoro e la qualità dell’iniziativa promossa testimoniano che investire sull'identità culturale significa offrire una prospettiva concreta di crescita e di respiro regionale a tutta l'isola».La sua particolarità non sta soltanto nelle opere che ospita, ma nel modo in cui decide di mostrarle. Il museo non separa l'arte dal territorio: li mette uno accanto all'altra. E così il marmo non è più soltanto una pietra estratta dalle montagne, ma diventa scultura; il mare non è più soltanto uno sfondo, ma entra nell'esperienza dell'opera; il paesaggio non è più soltanto qualcosa da osservare, ma diventa parte del museo. È un modello che può far riflettere anche altri territori siciliani, ricchi di luoghi capaci di diventare spazi per la cultura contemporanea: cave, piazze, belvedere, lungomare, campagne, borghi e aree urbane.
Perché non sempre per creare un museo serve costruire un edificio: a volte basta guardare il territorio e immaginare che possa diventare una sala espositiva a cielo aperto. A Custonaci quella sala ha il colore della pietra e il rumore del mare, e il MAC, passo dopo passo, sta provando a trasformare questo paesaggio in un racconto contemporaneo.
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