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È la colonna sonora indiscussa dell'estate in Sicilia: perché le cicale cantano (così tanto)

Questo insetto compagno delle nostre giornate nasconde una storia e delle particolarità davvero interessanti. Vi riportiamo qui alcuni aneddoti e curiosità

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 5 luglio 2026

Platone di loro racconta che furono uomini trasformati in insetti, in natura vivono molto a lungo, è difficile vederli ma la loro presenza è ovunque, il loro corteggiamento oggi si potrebbe associare quasi ad uno stalkeraggio…ma senza di loro perderemmo il fascino sonoro delle nostre estati siciliane! Stiamo parlando di una presenza alla quale senza fuor di dubbio possiamo associare l’arrivo dell’estate in Sicilia, quella che ad un certo punto e ovunque ci troviamo - tranne in alcune zone aree per motivi di habitat climatico – in città come in campagna, tra boschi o sulla costa marina è con noi ininterrottamente dall’alba al tramonto. È il cicala sound!

Potremmo davvero chiamarlo così, la colonna sonora della stagione estiva di questi piccoli insetti che ci accompagna per tutti i mesi giorno dopo giorno prevalendo su tutti gli altri suoni a tutte le ore del giorno…e della notte. A dispetto della loro presenza a parità di “potenza sonora” l’altra caratteristica che le distingue è la loro invisibilità, nascoste tra rami e cespugli, una presenza che con il suo frinio (il nome esatto del canto) diventa incombente, senza vederle sono appollaiate ovunque ci sia un ramo o un cespuglio.

Questo insetto compagno delle nostre giornate, al di là del suo canto, nasconde una storia e delle particolarità davvero interessanti che lo descrivono con aneddoti e curiosità che non immaginiamo. Intanto vi sveliamo perché cantano così tanto, senza interruzione e quale parte del corpo usano senza cadere stremate al suolo per la fatica, sotto il caldo rovente che non le risparmia certamente.

Iniziamo con un po’ di etologia per capire chi sono: appartengono alla famiglia delle Cicadidae, e delle circa 1500 specie, 25 sono quelle presenti in Italia e nel Bacino mediterraneo e - udite udite – a dispetto di quanto pensiamo hanno un ciclo di vita che per la maggior parte del tempo si svolge sotto terra e non sopra anche molto lungo: si divide in due fasi tra i 2 ai 17 anni a seconda della specie, e si conclude da adulto nel giro di due mesi, ovvero, il tempo che le è necessario per accoppiarsi e riprodursi.

Lo stadio di larva è la fase sotterranea e la parte più lunga, le uova deposte nelle cortecce non appena diventano larva cadono sul terreno dove resteranno sotterranee nutrendosi della linfa delle radici per diversi anni, almeno quattro. E’ qui che avvenuta la metamorfosi inizia la sua seconda vita, quella a cielo aperto, esce dal terreno proprio con i mesi più caldi arrampicandosi su alberi o piante lasciando un involucro trasparente di colore miele, l’esoscheletro che costituiva il suo precedente rivestimento detto esuvia o exuvia. Da questo momento vivrà (il maschio) giusto il tempo per riprodursi, deporre le uova completando il suo ciclo vitale appena prima della fine dell'estate.

Il canto che ascoltiamo è proprio legato a questo: un rituale maschile sonoro che incita la femmina a scegliere il futuro padre della sua prole, senza il quale il povero maschio non avrebbe nessuna speranza di conquistare l’attenzione di una compagna attratta dal suo concerto. Ma in tutto questo la femmina che fa? Molto poco a differenza di tanto impegno e fatica del futuro compagno che instancabilmente tenta di conquistarla e la cui risposta in caso di disponibilità all’accoppiamento è limitata ad uno “schiocco” che si traduce nel fatidico sì.

Questo è ovviamente l’aspetto più visibile e quello più interessante per il quale le conosciamo, le loro canzoni chiamate proprio così dagli scienziati, dette “specie- specifiche” perché uniche per ogni specie. Il loro “frinire” è il prodotto di un particolare organo detto stridulatore costituito da timballi, ovvero delle lamine fatte vibrare, collegate ai muscoli e ai tendini dell’insetto, che muovono queste membrane contraendosi fino a centinaia di volte al secondo. Quindi senza saperlo siamo sempre stati gli invitati ad una celebrazione di cui siamo tutti ignari testimoni, senza poter vedere nulla, alzando continuamente gli occhi all’insù nella speranza di poterne vedere qualcuna.

Oltrepassato il fatto scientifico andiamo a scovare le altre curiosità tra mito e leggenda, favole e semi verità. La trasformazione proprio per come si svolge è avvolta in una aurea leggendaria che viene citata da Platone che nel dialogo Fedro racconta che le cicale erano un tempo uomini trasformati dalle muse per premiare la dedizione alla musica, di cui si nutrirono per tutta la vita senza nutrirsi di altro. Anche per questo dai greci venivano considerati degli esseri simbolo di purezza, considerati animali sacri.

La cicala nella mitologia e nella religiosità ha un suo posto d’onore citata da Omero quanto Virgilio nei loro testi epici, mentre in un resoconto del medioevo Tommaso da Celano racconta come San Francesco d'Assisi le chiamasse "sorelle" poiché il loro canto era una lode al Signore. Nel rapporto con l’uomo le cicale a parte la rumorosità, sono innocue non mordono e non pungono, non attaccano colture, esseri viventi gli esseri o umani e non rovinano campi e raccolti. La favola di Esopo invece, non la tratta proprio benissimo: a quest’ultima attribuisce un ruolo di leggerezza effimero, al contrario della laboriosa e responsabile formica.

Adesso che le conosciamo un po’ meglio provate ad immaginare le nostre estati senza di loro, senza questa compagnia melodica che spesso ci culla durante la pennica sotto le pinete al mare, in campagna all’ombra degli alberi mentre ci godiamo i caldi pomeriggi fino alla fine della stagione…
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