Un ponte univa Malta e la Sicilia nella preistoria: lo studio (e perché è scomparso)
In quel mondo scomparso, Sicilia e Malta facevano parte di un sistema territoriale più articolato, nel quale un corridoio di terra collegava le due isole
L'Etna vista da Malta (foto Facebook Daniel Cilia)
Oggi tra la Sicilia e Malta ci sono oltre 90 chilometri di mare. È una distanza che separa due territori ormai distanti, ma che racconta una storia molto diversa se osservata attraverso la lente della geologia. Durante l'ultima era glaciale, infatti, il paesaggio del Canale di Sicilia era profondamente differente.
Il livello del Mediterraneo si trovava oltre cento metri più in basso rispetto a quello attuale e vaste superfici oggi sommerse erano allora terre emerse. In quel mondo scomparso, Sicilia e Malta facevano parte di un sistema territoriale molto più articolato, nel quale un corridoio di terra collegava le due isole.
Le ragioni che portarono alla scomparsa di questo ponte, fondamentale per la storia del Mediterraneo, sono semplici. Con il progressivo riscaldamento del clima e lo scioglimento dei ghiacci, il mare iniziò a risalire, sommergendo tutto ciò che si trovava tra l’allora livello del mare e l’attuale. Secondo le ricostruzioni oggi utilizzate dagli studiosi, il collegamento terrestre tra Sicilia e Malta venne sommerso intorno a 13mila anni fa. Da quel momento in poi le coste cambiarono radicalmente e l'antico territorio che univa le due aree divenne parte del fondale marino.
Questa trasformazione è particolarmente interessante perché permette di leggere la storia di Malta non soltanto attraverso ciò che è rimasto sulla terraferma, ma anche attraverso ciò che è andato perduto. Le isole maltesi sono infatti il risultato di una storia geologica molto antica. Le rocce affioranti appartengono quasi interamente a una successione di sedimenti marini formatisi tra l'Oligocene e il Miocene.
Dal basso verso l'alto si incontrano il Calcare Corallino Inferiore, il Calcare a Globigerine, le Argille Blu, il Greensand e il Calcare Corallino Superiore. Sono strati che testimoniano un ambiente nel quale, milioni di anni fa, l'area oggi occupata da Malta e Gozo si trovava sotto il mare. La particolare natura calcarea dell'arcipelago ha inoltre modellato il paesaggio che conosciamo oggi. L'azione dell'acqua ha scavato cavità, doline e sistemi carsici, mentre la diversa resistenza delle formazioni rocciose ha contribuito a creare altopiani, scarpate e vallate, condizionando anche la disponibilità di acqua potabile, la formazione dei suoli, la presenza di grotte e, più tardi, anche le possibilità costruttive delle comunità preistoriche. Nella grotta di Għar Dalam, nel sud di Malta, sono stati rinvenuti importanti depositi fossili che raccontano un'epoca nella quale l'arcipelago era frequentato da elefanti, ippopotami, cervi e altri animali oggi scomparsi.
Le oscillazioni del livello del mare durante le glaciazioni facilitarono gli spostamenti della fauna tra la Sicilia e le isole maltesi. Per molto tempo si è ritenuto che la presenza umana stabile a Malta iniziasse soltanto nel Neolitico, circa 7.500 anni fa. Le ricerche più recenti hanno però modificato in maniera significativa questa ricostruzione.
Al contrario, apre una nuova domanda archeologica: che cosa accadde quando l'antico paesaggio era ancora in trasformazione? Se il ponte terrestre poteva favorire gli spostamenti della fauna, è possibile immaginare che le sue coste, le zone umide e gli ambienti lagunari costituissero aree che avrebbero fatto gola ai nostri antenati, per via della pesca.
Al momento, tuttavia, non esistono prove sufficienti per affermare che gruppi umani abbiano attraversato a piedi questo territorio ormai perduto. Il vero interesse della scoperta di questo ponte di terra, quindi, non sta soltanto nell'idea suggestiva di poter un tempo camminare dalla Sicilia a Malta. Sta soprattutto nella possibilità di ricostruire un Mediterraneo non più esistente, nel quale le coste avevano forme diverse, le distanze erano differenti e le isole non erano ancora le isole che conosciamo oggi.
Il livello del Mediterraneo si trovava oltre cento metri più in basso rispetto a quello attuale e vaste superfici oggi sommerse erano allora terre emerse. In quel mondo scomparso, Sicilia e Malta facevano parte di un sistema territoriale molto più articolato, nel quale un corridoio di terra collegava le due isole.
La campagna scientifica di Bridges
È proprio sulle tracce di questo antico paesaggio che si è concentrata la campagna scientifica BRIDGES, realizzata da CNR-ISMAR, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e Università di Malta a bordo della nave oceanografica Gaia Blu del CNR. Le indagini, guidate da Maria Filomena Loreto ed Emanuele Lodolo, hanno permesso di ottenere dopo anni di dibattito fra i geologi la prova dell’esistenza di questo ponte, scandagliando i fondali esistenti tra la Sicilia sud-orientale, Malta e Gozo.Le ragioni che portarono alla scomparsa di questo ponte, fondamentale per la storia del Mediterraneo, sono semplici. Con il progressivo riscaldamento del clima e lo scioglimento dei ghiacci, il mare iniziò a risalire, sommergendo tutto ciò che si trovava tra l’allora livello del mare e l’attuale. Secondo le ricostruzioni oggi utilizzate dagli studiosi, il collegamento terrestre tra Sicilia e Malta venne sommerso intorno a 13mila anni fa. Da quel momento in poi le coste cambiarono radicalmente e l'antico territorio che univa le due aree divenne parte del fondale marino.
Questa trasformazione è particolarmente interessante perché permette di leggere la storia di Malta non soltanto attraverso ciò che è rimasto sulla terraferma, ma anche attraverso ciò che è andato perduto. Le isole maltesi sono infatti il risultato di una storia geologica molto antica. Le rocce affioranti appartengono quasi interamente a una successione di sedimenti marini formatisi tra l'Oligocene e il Miocene.
Dal basso verso l'alto si incontrano il Calcare Corallino Inferiore, il Calcare a Globigerine, le Argille Blu, il Greensand e il Calcare Corallino Superiore. Sono strati che testimoniano un ambiente nel quale, milioni di anni fa, l'area oggi occupata da Malta e Gozo si trovava sotto il mare. La particolare natura calcarea dell'arcipelago ha inoltre modellato il paesaggio che conosciamo oggi. L'azione dell'acqua ha scavato cavità, doline e sistemi carsici, mentre la diversa resistenza delle formazioni rocciose ha contribuito a creare altopiani, scarpate e vallate, condizionando anche la disponibilità di acqua potabile, la formazione dei suoli, la presenza di grotte e, più tardi, anche le possibilità costruttive delle comunità preistoriche. Nella grotta di Għar Dalam, nel sud di Malta, sono stati rinvenuti importanti depositi fossili che raccontano un'epoca nella quale l'arcipelago era frequentato da elefanti, ippopotami, cervi e altri animali oggi scomparsi.
Le oscillazioni del livello del mare durante le glaciazioni facilitarono gli spostamenti della fauna tra la Sicilia e le isole maltesi. Per molto tempo si è ritenuto che la presenza umana stabile a Malta iniziasse soltanto nel Neolitico, circa 7.500 anni fa. Le ricerche più recenti hanno però modificato in maniera significativa questa ricostruzione.
Gli scavi nel sito di Latnija
Gli scavi nel sito di Latnija, nel nord dell'isola, hanno individuato una fase di frequentazione attribuibile a gruppi di cacciatori-raccoglitori risalente a circa 8.500 anni fa. È proprio questo dato a rendere ancora più affascinante la storia del ponte tra Sicilia e Malta. I primi cacciatori-raccoglitori finora documentati a Malta arrivarono infatti quando il collegamento terrestre era già stato sommerso. Per raggiungere l'arcipelago dovettero quindi affrontare il mare, con attraversamenti che potevano raggiungere circa cento chilometri dalla Sicilia. Il dato non elimina, però, la possibilità che altri gruppi umani abbiano frequentato il territorio maltesе in epoche precedenti.Al contrario, apre una nuova domanda archeologica: che cosa accadde quando l'antico paesaggio era ancora in trasformazione? Se il ponte terrestre poteva favorire gli spostamenti della fauna, è possibile immaginare che le sue coste, le zone umide e gli ambienti lagunari costituissero aree che avrebbero fatto gola ai nostri antenati, per via della pesca.
Al momento, tuttavia, non esistono prove sufficienti per affermare che gruppi umani abbiano attraversato a piedi questo territorio ormai perduto. Il vero interesse della scoperta di questo ponte di terra, quindi, non sta soltanto nell'idea suggestiva di poter un tempo camminare dalla Sicilia a Malta. Sta soprattutto nella possibilità di ricostruire un Mediterraneo non più esistente, nel quale le coste avevano forme diverse, le distanze erano differenti e le isole non erano ancora le isole che conosciamo oggi.
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