AMBIENTE

La Sicilia tutela 229 siti naturali: si va verso la chiusura della procedura d'infrazione

La Regione compie un passo in avanti verso la fine della procedura avviata dall’Unione europea per le carenze nella protezione degli habitat. Di che si tratta

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • Pubblicato il
    5 novembre 2026

La Riserva naturale Lago Preola e Gorghi Tondi

Nel corso delle ultime settimane, il governo regionale ha affermato di aver compiuto un passo in avanti verso la chiusura della procedura d’infrazione avviata dall’Unione europea contro la Sicilia per le carenze nella protezione degli habitat naturali. Per quanto esistano ancora dei problemi legati alla sicurezza e alla tutela della fauna e della flora, come per esempio il problema riguardante il bracconaggio e le difficoltà incontrate dagli ambientalisti per istituire alcune nuove riserve.

La Rete Natura 2000

Secondo la Regione sono state portate a termine tutti gli adempimenti di propria competenza relativi alla definizione delle misure di conservazione dei 229 siti che fanno parte della Rete Natura 2000. Un risultato che permette di rispondere alle contestazioni sollevate dalla Commissione europea e che secondo la Regione rafforza gli strumenti destinati alla salvaguardia della biodiversità dell’isola.

Il procedimento europeo era stato avviato nel 2015 e riguardava il mancato rispetto degli obblighi comunitari in materia di tutela degli ambienti naturali. In particolare, Bruxelles aveva evidenziato alcune criticità nella definizione degli obiettivi di conservazione e delle disposizioni necessarie per proteggere le aree individuate come zone speciali.

Si tratta di indicazioni essenziali per preservare gli ecosistemi, tutelare le specie animali e vegetali e assicurare una gestione adeguata dei territori caratterizzati di un particolare valore ambientale, soprattutto nei confronti delle minacce rappresentate dagli incendi, dalla presenza costante di uomini armati di fucili all’interno delle riserve e dal pascolo.

Superate le criticità

Per superare le criticità, secondo l’'assessore regionale al Territorio e all'Ambiente Giusi Savarino, la Regione Siciliana ha predisposto le misure previste per l'intero patrimonio regionale inserito nella Rete Natura 2000. Il lavoro è stato realizzato grazie anche alle risorse messe a disposizione dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica e attraverso la collaborazione tra gli uffici dell'assessorato regionale del Territorio e dell'Ambiente e gli enti responsabili della gestione delle aree protette. Il coordinamento delle attività ha visto anche il coinvolgimento della task force istituita dal presidente della Regione, Renato Schifani, con l'obiettivo di accelerare il completamento degli interventi amministrativi e tecnici richiesti.

Il completamento degli adempimenti rappresenta, secondo l'assessore, un passaggio significativo per migliorare la protezione del patrimonio naturale siciliano e rendere più efficace la gestione delle aree naturali. Come ribadito però dalle associazioni ambientaliste, tale esito non comporta tuttavia la chiusura automatica della procedura d'infrazione. La decisione finale spetta infatti alla Commissione europea, che dovrà esaminare quanto realizzato e valutare se le misure adottate siano sufficienti a superare le contestazioni iniziali.

All'appello mancano aree naturali

Bisogna infatti anche ricordare che all’appello mancano ancora diverse aree naturali, che in teoria dovrebbero essere protette da un parco o da una riserva, per non parlare poi di come all’interno dei 229 siti della Rete Natura 2000 manca un vero e proprio controllo, che vieti l’accesso ai cacciatori o a coloro che sono desiderosi più nel danneggiare la natura rispetto che a contemplarla, tra cui motociclisti e amanti della mountain bike che scambiano alcune aree naturali per delle piste in cui potersi sbizzarrire con salti e gare dall’elevata pericolosità individuale e ambientale.

Per fortuna, a migliorare leggermente lo stato di salute del nostro territorio c’è un’altra notizia. Ci teniamo infatti a sottolineare come recentemente il TAR Sicilia ha annullato il Calendario venatorio 2026-2027, accogliendo il ricorso presentato da alcune associazioni ambientaliste. La decisione, depositata il 30 ottobre 2026, stabilisce lo stop immediato all'attività venatoria su tutto il territorio regionale, all’interno come all’esterno delle riserve. Alla base della bocciatura c'è l'assenza di un vero e proprio Piano faunistico-venatorio regionale aggiornato: l'ultimo risale infatti al periodo 2013-2018, nonostante la normativa preveda una revisione quinquennale.

Questa grave assenza di un Piano faunistico regionale va sicuramente a scontrarsi con la narrazione ambientalista positiva proposta dal Governo Schifani, anche perché i giudici del TAR hanno ribadito come non fosse legittimo approvare il calendario venatorio proposto quest’anno senza un'adeguata pianificazione del Piano faunistico. Le associazioni venatorie, dal canto loro, hanno annunciato l'intenzione di impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa, ma tale nuovo scontro dimostra come in Sicilia ci sia ancora molto da fare per affrontare le varie questioni ambientali.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LEGGI ANCHE