È uno dei riti estivi dei catanesi: al chiosco dopo il tramonto (col seltz limone e sale)
È un luogo familiare per chi è nato qui. A quell'ora c’è chi passa solo per bere qualcosa al volo e chi, invece, finisce per fermarsi molto più del previsto
Un aperitivo a base di seltz sale e limone
Ci sono luoghi che finiscono sulle cartoline e altri che restano impressi nella memoria di chi li vive ogni giorno. Catania è entrambe le cose. Da una parte ci sono i suoi monumenti, le piazze, il profilo dell’Etna che domina l’orizzonte, dall’altra c’è una quotidianità fatta di gesti semplici, di appuntamenti che si ripetono quasi senza pensarci.
Tra questi, una sosta al chiosco è probabilmente uno dei riti più autentici della città. Per chi è nato qui, il chiosco non è mai stato soltanto un posto dove bere qualcosa di fresco.
Cambiano gli anni, cambiano le persone, ma il chiosco resta lì, come se il tempo scorresse un po’ più lentamente. Dietro il bancone, spesso, c’è un volto conosciuto. Non serve nemmeno ordinare, chi ti vede arrivare da anni sa già cosa preparare. È una confidenza fatta di piccoli gesti, di saluti, di battute scambiate ogni giorno. Un rapporto semplice, che racconta bene il senso di comunità che ancora oggi caratterizza molti quartieri della città.
Quando arriva l’estate, questa atmosfera diventa ancora più evidente. Dopo il tramonto, mentre il caldo finalmente si attenua, i chioschi iniziano ad animarsi. C’è chi passa solo per bere qualcosa al volo e chi, invece, finisce per fermarsi molto più del previsto. Le persone si ritrovano quasi senza darsi appuntamento.
Qualcuno racconta la giornata appena trascorsa, qualcun altro ascolta, qualcuno ride. Intanto il rumore del ghiaccio che viene tritato si mescola al profumo dei limoni appena spremuti, creando una scena che per molti catanesi ha il sapore di casa. «Che prendi?» è una domanda che si sente ripetere decine di volte ogni sera.
Ingredienti semplicissimi che, insieme, riescono a raccontare un’intera estate siciliana. Naturalmente ogni chiosco offre molto di più. Tamarindo, mandarino, orzata, anice e tanti altri sciroppi fanno parte di una tradizione che ognuno interpreta a modo proprio. C’è chi resta fedele alla bevanda di sempre e chi ama sperimentare nuove combinazioni.
C’è chi continua ad andare nello stesso posto dove lo portava il nonno da bambino, chi non rinuncia alla sosta tornando dal lavoro e chi, semplicemente, sa che lì troverà sempre qualcuno con cui scambiare due parole. In un’epoca in cui ci si incontra sempre più spesso attraverso uno schermo, i chioschi continuano a custodire qualcosa che altrove sembra diventato raro ovvero, la spontaneità. Ci si ferma per pochi minuti e ci si ritrova a parlare per un’ora.
Si arriva per bere un bicchiere di seltz e si finisce per condividere racconti, ricordi e risate. Senza fretta. Forse è proprio questo il loro valore più grande. I chioschi di Catania non raccontano soltanto una tradizione gastronomica, ma un modo di vivere la città. Ricordano che ci sono luoghi capaci di creare legami senza bisogno di grandi occasioni.
Luoghi dove basta un bancone, un bicchiere ghiacciato e la voglia di fermarsi qualche minuto perché una giornata qualunque diventi un ricordo destinato a rimanere.
Tra questi, una sosta al chiosco è probabilmente uno dei riti più autentici della città. Per chi è nato qui, il chiosco non è mai stato soltanto un posto dove bere qualcosa di fresco.
Un luogo familiare
È un luogo familiare, uno di quelli che accompagnano la crescita senza fare rumore. Da bambini ci si andava con i genitori dopo una passeggiata; qualche anno più tardi diventava il punto d’incontro con gli amici; poi arrivavano le serate estive, le chiacchiere interminabili e le soste dopo il lavoro.Cambiano gli anni, cambiano le persone, ma il chiosco resta lì, come se il tempo scorresse un po’ più lentamente. Dietro il bancone, spesso, c’è un volto conosciuto. Non serve nemmeno ordinare, chi ti vede arrivare da anni sa già cosa preparare. È una confidenza fatta di piccoli gesti, di saluti, di battute scambiate ogni giorno. Un rapporto semplice, che racconta bene il senso di comunità che ancora oggi caratterizza molti quartieri della città.
Quando arriva l’estate, questa atmosfera diventa ancora più evidente. Dopo il tramonto, mentre il caldo finalmente si attenua, i chioschi iniziano ad animarsi. C’è chi passa solo per bere qualcosa al volo e chi, invece, finisce per fermarsi molto più del previsto. Le persone si ritrovano quasi senza darsi appuntamento.
Qualcuno racconta la giornata appena trascorsa, qualcun altro ascolta, qualcuno ride. Intanto il rumore del ghiaccio che viene tritato si mescola al profumo dei limoni appena spremuti, creando una scena che per molti catanesi ha il sapore di casa. «Che prendi?» è una domanda che si sente ripetere decine di volte ogni sera.
Il rito del seltz limone e sale
E c’è una risposta che, da queste parti, sembra non passare mai di moda: seltz limone e sale. A chi non lo conosce può sembrare una scelta insolita. Eppure basta assaggiarlo per capire perché, da generazioni, continui a essere il preferito di tanti. Non c’è nulla di elaborato, solo il gusto deciso del limone, un pizzico di sale e la freschezza del seltz.Ingredienti semplicissimi che, insieme, riescono a raccontare un’intera estate siciliana. Naturalmente ogni chiosco offre molto di più. Tamarindo, mandarino, orzata, anice e tanti altri sciroppi fanno parte di una tradizione che ognuno interpreta a modo proprio. C’è chi resta fedele alla bevanda di sempre e chi ama sperimentare nuove combinazioni.
Ogni chiosco ha la sua storia
In fondo, ogni cliente ha le sue abitudini e ogni chiosco ha la sua storia. È anche per questo che chiedere quale sia il migliore è quasi un errore. Le risposte cambiano a seconda di chi ascolti. Non perché uno prepari bevande migliori degli altri, ma perché dietro ogni preferenza si nasconde un pezzo di vita.C’è chi continua ad andare nello stesso posto dove lo portava il nonno da bambino, chi non rinuncia alla sosta tornando dal lavoro e chi, semplicemente, sa che lì troverà sempre qualcuno con cui scambiare due parole. In un’epoca in cui ci si incontra sempre più spesso attraverso uno schermo, i chioschi continuano a custodire qualcosa che altrove sembra diventato raro ovvero, la spontaneità. Ci si ferma per pochi minuti e ci si ritrova a parlare per un’ora.
Si arriva per bere un bicchiere di seltz e si finisce per condividere racconti, ricordi e risate. Senza fretta. Forse è proprio questo il loro valore più grande. I chioschi di Catania non raccontano soltanto una tradizione gastronomica, ma un modo di vivere la città. Ricordano che ci sono luoghi capaci di creare legami senza bisogno di grandi occasioni.
Luoghi dove basta un bancone, un bicchiere ghiacciato e la voglia di fermarsi qualche minuto perché una giornata qualunque diventi un ricordo destinato a rimanere.
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