Faraone elogia De Luca e sul campo largo: "No ai veti, primarie se non c'è intesa"
Il campo progressista torna a riunirsi a Palermo. L'intervista al deputato di Italia Viva: "Contro il centrodestra possiamo perdere solo per incapacità manifesta"
Davide Faraone, deputato di Italia Viva
A poco più di un anno dalle elezioni regionali del 2027, il centrosinistra siciliano prova a rimettere insieme i pezzi. Dopo mesi di confronto a distanza, il campo progressista torna a riunirsi attorno a un tavolo: l’appuntamento è stato convocato dal segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo per giovedì, 24 settembre,alle 15.00, al Centro Pio La Torre di Palermo.
Un incontro che arriva mentre il dibattito sulla futura candidatura alla presidenza della Regione è già entrato nel vivo e sul quale pesa la necessità di definire non soltanto il perimetro della coalizione, ma anche il metodo con cui individuare il candidato.
Davide Faraone, deputato di Italia Viva e tra i protagonisti del confronto nel centrosinistra siciliano, intervistato da Balarm, non usa mezze misure nel fotografare la situazione. «Possiamo perdere solo per incapacità manifesta», dice, indicando nel bilancio del governo regionale di centrodestra il principale terreno sul quale costruire l’alternativa.
Faraone parla di «dieci anni di pessimo governo del centrodestra» e cita, tra gli altri, «autostrade da chiudere, acqua che manca, sanità in crisi, prezzi alle stelle, giovani che scappano». Per il parlamentare, dunque, la partita del 2027 parte da una condizione potenzialmente favorevole al centrosinistra, ma il rischio è non riuscire a trasformarla in un progetto politico. «Se non riusciamo a costruire un’alternativa dopo questo disastro, più che una coalizione ci serve un bravo analista», è la sua provocazione.
Secondo Faraone, tutte le forze che hanno firmato la mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione dovrebbero poter partecipare al percorso. «Se cominciamo con i veti, il campo largo diventa un camposanto», sintetizza.
Il tema del perimetro si intreccia inevitabilmente con quello dei possibili candidati. Nelle ultime settimane hanno guadagnato spazio le ipotesi legate a Ismaele La Vardera e Cateno De Luca, due figure che Faraone non considera incompatibili a priori con il percorso del centrosinistra.
La sua preferenza, però, è nota: se costretto a scegliere tra i due, ha indicato De Luca. Una posizione che motiva mettendo a confronto i rispettivi percorsi politici: «Da una parte garantismo, dall’altra giustizialismo. Da una parte esperienza di governo, dall’altra soprattutto esperienza di denuncia, fatta bene per carità, ma governare è un’altra cosa».
Quanto a La Vardera, Faraone precisa di non contestarne il diritto a candidarsi. A suo giudizio, il problema riguarda piuttosto il metodo. Il deputato ironizza sulla scelta di partire autonomamente per poi cercare il sostegno della coalizione: «La Vardera ormai si candida un giorno sì e l’altro pure: parte da solo e poi si gira chiedendo chi vuole fermarlo».
La proposta di Faraone è alternativa alla logica delle candidature già definite: prima provare a trovare un’intesa su un nome, e, se l’intesa non arriva, ricorrere alle primarie. «Si candida lui, si candidano gli altri e decidono i siciliani», sostiene.
Il ragionamento parte dal diritto di ogni possibile candidato a sottoporsi al giudizio degli elettori. Faraone osserva che, se a La Vardera viene riconosciuta la possibilità di riposizionarsi nel campo progressista, non dovrebbero esserci «veti preventivi» nei confronti di De Luca. E ricorda il passato politico di La Vardera, candidato sindaco di Palermo nel 2017 con il sostegno, tra gli altri, di Fratelli d’Italia e Lega.
La soluzione indicata resta dunque quella delle primarie. E Italia Viva, assicura Faraone, non sarebbe intenzionata a porre condizioni sul nome: «Noi non abbiamo candidati obbligatori né veti preventivi. Chiediamo soltanto una regola condivisa».
Anche qualora Pd o Movimento 5 Stelle non fossero favorevoli alle primarie, Faraone dice di essere disposto a sostenere il candidato individuato dalla coalizione. Il punto, per lui, è arrivare a una procedura condivisa. «Quello che non può funzionare è il metodo La Vardera: “Io mi candido, voi adeguatevi”. Quella non è una primaria. È una comunicazione».
Faraone si aspetta che dal tavolo escano almeno tre priorità: «programma, metodo per scegliere il candidato presidente e costruzione di una coalizione più larga», coinvolgendo anche le forze che giovedì non saranno presenti.
Il tempo, secondo il parlamentare, comincia a essere un fattore politico. «Le Regionali sono nel 2027, non nel prossimo secolo», osserva. E chiude con un appello che fotografa il momento del centrosinistra siciliano: «Direi che possiamo smettere di studiare come stare insieme e cominciare a farlo».
Un incontro che arriva mentre il dibattito sulla futura candidatura alla presidenza della Regione è già entrato nel vivo e sul quale pesa la necessità di definire non soltanto il perimetro della coalizione, ma anche il metodo con cui individuare il candidato.
Davide Faraone, deputato di Italia Viva e tra i protagonisti del confronto nel centrosinistra siciliano, intervistato da Balarm, non usa mezze misure nel fotografare la situazione. «Possiamo perdere solo per incapacità manifesta», dice, indicando nel bilancio del governo regionale di centrodestra il principale terreno sul quale costruire l’alternativa.
Faraone parla di «dieci anni di pessimo governo del centrodestra» e cita, tra gli altri, «autostrade da chiudere, acqua che manca, sanità in crisi, prezzi alle stelle, giovani che scappano». Per il parlamentare, dunque, la partita del 2027 parte da una condizione potenzialmente favorevole al centrosinistra, ma il rischio è non riuscire a trasformarla in un progetto politico. «Se non riusciamo a costruire un’alternativa dopo questo disastro, più che una coalizione ci serve un bravo analista», è la sua provocazione.
Il campo largo e i veti
Il primo banco di prova sarà proprio la riunione convocata da Barbagallo. Faraone chiede che il confronto non si trasformi nell’ennesima discussione sui confini della coalizione. Il suo punto di partenza è chiaro: «Chi ha fatto opposizione a Schifani e ci sta a fare un percorso comune».Secondo Faraone, tutte le forze che hanno firmato la mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione dovrebbero poter partecipare al percorso. «Se cominciamo con i veti, il campo largo diventa un camposanto», sintetizza.
Il tema del perimetro si intreccia inevitabilmente con quello dei possibili candidati. Nelle ultime settimane hanno guadagnato spazio le ipotesi legate a Ismaele La Vardera e Cateno De Luca, due figure che Faraone non considera incompatibili a priori con il percorso del centrosinistra.
La sua preferenza, però, è nota: se costretto a scegliere tra i due, ha indicato De Luca. Una posizione che motiva mettendo a confronto i rispettivi percorsi politici: «Da una parte garantismo, dall’altra giustizialismo. Da una parte esperienza di governo, dall’altra soprattutto esperienza di denuncia, fatta bene per carità, ma governare è un’altra cosa».
Quanto a La Vardera, Faraone precisa di non contestarne il diritto a candidarsi. A suo giudizio, il problema riguarda piuttosto il metodo. Il deputato ironizza sulla scelta di partire autonomamente per poi cercare il sostegno della coalizione: «La Vardera ormai si candida un giorno sì e l’altro pure: parte da solo e poi si gira chiedendo chi vuole fermarlo».
La proposta di Faraone è alternativa alla logica delle candidature già definite: prima provare a trovare un’intesa su un nome, e, se l’intesa non arriva, ricorrere alle primarie. «Si candida lui, si candidano gli altri e decidono i siciliani», sostiene.
De Luca, le primarie e il ruolo di Italia Viva
Faraone, però, respinge l’idea di aver già indicato De Luca come candidato del centrosinistra. «Io non ho candidato De Luca», precisa. Ha sostenuto, invece, che il leader di Sud chiama Nord abbia «tutte le carte in regola per candidarsi e anche per essere il candidato del centrosinistra».Il ragionamento parte dal diritto di ogni possibile candidato a sottoporsi al giudizio degli elettori. Faraone osserva che, se a La Vardera viene riconosciuta la possibilità di riposizionarsi nel campo progressista, non dovrebbero esserci «veti preventivi» nei confronti di De Luca. E ricorda il passato politico di La Vardera, candidato sindaco di Palermo nel 2017 con il sostegno, tra gli altri, di Fratelli d’Italia e Lega.
La soluzione indicata resta dunque quella delle primarie. E Italia Viva, assicura Faraone, non sarebbe intenzionata a porre condizioni sul nome: «Noi non abbiamo candidati obbligatori né veti preventivi. Chiediamo soltanto una regola condivisa».
Anche qualora Pd o Movimento 5 Stelle non fossero favorevoli alle primarie, Faraone dice di essere disposto a sostenere il candidato individuato dalla coalizione. Il punto, per lui, è arrivare a una procedura condivisa. «Quello che non può funzionare è il metodo La Vardera: “Io mi candido, voi adeguatevi”. Quella non è una primaria. È una comunicazione».
Il vertice di giovedì e la sfida del 2027
La riunione convocata da Barbagallo rappresenta quindi un passaggio importante per capire se il centrosinistra riuscirà a trasformare il confronto tra le diverse componenti in un percorso comune.Faraone si aspetta che dal tavolo escano almeno tre priorità: «programma, metodo per scegliere il candidato presidente e costruzione di una coalizione più larga», coinvolgendo anche le forze che giovedì non saranno presenti.
Il tempo, secondo il parlamentare, comincia a essere un fattore politico. «Le Regionali sono nel 2027, non nel prossimo secolo», osserva. E chiude con un appello che fotografa il momento del centrosinistra siciliano: «Direi che possiamo smettere di studiare come stare insieme e cominciare a farlo».
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