Halloween o no, luoghi nel limbo in Sicilia: nel borgo fantasma dove il tempo si ferma
A due passi dallo sfarzo barocco della costa siracusana, c'è un posto che non si arrende all’oblio. Poche case e ricordi addormentati tra le pieghe dell'Isola
il Borgo Rizza
Solitamente basta chiudere gli occhi per pensare a una città fantasma in Sicilia e probabilmente immaginare la pietra viva del Belice sventrata dal terremoto, o i vicoli arresi al tempo sui crinali dei Nebrodi. Eppure, a due passi dallo sfarzo barocco della costa siracusana, esiste un luogo che non si arrende all’oblio, ma che vive in un limbo tutto suo. È Borgo Rizza, una manciata di case e ricordi addormentati tra le pieghe della contrada Tummarello, nel territorio di Carlentini.
Si sente il sibilo del vento che si infila nelle stanze vuote, e sembra di sentire l'eco di passi mai dati. Tutto ebbe inizio nei primi anni Quaranta, nel 1941, quando l’Ente Colonizzazione Latifondo Siciliano decise che la terra non doveva essere solo fatica e polvere, ma anche dignità. Il progetto, firmato dall’ingegnere Giuseppe Marletta, era una promessa d'avvenire: fondare un paese dal nulla per i contadini della zona, affinché non dovessero più spaccarsi la schiena per chilometri a piedi o a dorso di mulo pur di raggiungere i campi.
Tutto era pronto, le porte erano aperte, i muri profumavano di intonaco fresco. Ma la storia, si sa, ha i suoi strappi. La Seconda Guerra Mondiale arrivò come una scure, congelando gli entusiasmi e bloccando i primi insediamenti. Poi vennero gli anni Cinquanta e Sessanta, quelli del miracolo economico e delle grandi ciminiere.
Poco lontano da quel sogno rurale, le luci del polo petrolchimico di Priolo-Augusta iniziarono a brillare come una promessa di stipendio fisso e modernità. I contadini posarono le zappe, voltarono le spalle alla terra e scelsero la fabbrica. Borgo Rizza, che non aveva ancora finito di nascere, si ritrovò improvvisamente vecchia.
Borgo Rizza resta un monumento alla nostalgia, un fermo immagine di una Sicilia che non c'è più, ferma nel tempo a pochi chilometri dal mare. Un luogo che non cerca i turisti, ma che aspetta i viaggiatori capaci di ascoltare il rumore del silenzio.
Le strade vuote
Qui non c’è stato il boato di un cataclisma a spegnere la vita. A svuotare queste strade è stato qualcosa di più lento, invisibile e inesorabile ovvero, il respiro stesso della storia. Camminare oggi su quel selciato, dove la terra e le sterpaglie si stanno riprendendo ciò che l'uomo aveva strappato alla campagna, fa battere il cuore in modo strano.Si sente il sibilo del vento che si infila nelle stanze vuote, e sembra di sentire l'eco di passi mai dati. Tutto ebbe inizio nei primi anni Quaranta, nel 1941, quando l’Ente Colonizzazione Latifondo Siciliano decise che la terra non doveva essere solo fatica e polvere, ma anche dignità. Il progetto, firmato dall’ingegnere Giuseppe Marletta, era una promessa d'avvenire: fondare un paese dal nulla per i contadini della zona, affinché non dovessero più spaccarsi la schiena per chilometri a piedi o a dorso di mulo pur di raggiungere i campi.
Chi fu Angelo Rizza
Lo intitolarono ad Angelo Rizza, un giovane soldato di Carlentini che aveva perso la vita nella Grande Guerra, quasi a voler legare quel sogno di rinascita al sacrificio di un figlio della sua terra. La piazza centrale fu pensata come il cuore pulsante di una piccola comunità che avrebbe dovuto contare centinaia di anime. Attorno a quel piazzale sorsero la chiesa, le aule della scuola elementare pronte a riempirsi di voci di bambini, l’ufficio postale, la delegazione del comune e persino la caserma dei carabinieri.Tutto era pronto, le porte erano aperte, i muri profumavano di intonaco fresco. Ma la storia, si sa, ha i suoi strappi. La Seconda Guerra Mondiale arrivò come una scure, congelando gli entusiasmi e bloccando i primi insediamenti. Poi vennero gli anni Cinquanta e Sessanta, quelli del miracolo economico e delle grandi ciminiere.
Poco lontano da quel sogno rurale, le luci del polo petrolchimico di Priolo-Augusta iniziarono a brillare come una promessa di stipendio fisso e modernità. I contadini posarono le zappe, voltarono le spalle alla terra e scelsero la fabbrica. Borgo Rizza, che non aveva ancora finito di nascere, si ritrovò improvvisamente vecchia.
Una cattedrale nel deserto
Una cattedrale nel deserto, una scenografia teatrale rimasta senza attori. Negli anni successivi divenne un avamposto militare temporaneo, poi un rifugio di fortuna, infine un segreto custodito dalla campagna. All'inizio degli anni Duemila, il Comune di Carlentini ha cercato di scuotere il borgo dal suo sonno profondo, usando fondi europei per restaurare alcuni edifici storici e trasformarli in uffici e spazi per la cultura ma basta allontanarsi pochi passi dalle stanze ristrutturate, per essere assorbiti della città fantasma.Borgo Rizza resta un monumento alla nostalgia, un fermo immagine di una Sicilia che non c'è più, ferma nel tempo a pochi chilometri dal mare. Un luogo che non cerca i turisti, ma che aspetta i viaggiatori capaci di ascoltare il rumore del silenzio.
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