CINEMA E TV

Il grande assente nell'Odissea di Nolan: il personaggio (cruciale) che richiama la Sicilia

Tralasciando i tagli dettati da esigenze narrative o di tempo c'è l’assenza di un personaggio cruciale che colpisce chi ricorda lo sceneggiato Rai del 1968

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • Pubblicato il
    18 agosto 2026

Il gorgo di Cariddi in una scena di "Odissea" alle Eolie

Ogni giorno, più volte al giorno, mi capita di leggere analisi e pareri sul fenomeno cinematografico dell'estate: l'Odissea di Nolan. Detrattori ed entusiastici spettatori si contendono l'ultima parola sulla grandezza del film, adducendo ragioni storiche, stilistiche e interpretative. Non è di questo però che desidero parlare, ma di ciò che nel film non troveremo.

Tralasciando i tagli dettati da esigenze narrative o di tempo — come l’episodio dei Lotofagi, Feaci e Nausicaa — c'è un’assenza che colpisce chi, come me, ricorda il memorabile sceneggiato Rai del 1968: l'incontro con Eolo. Perché omettere un passaggio così cruciale? Chi era questo personaggio omerico che richiama la Sicilia, che non ha trovato posto sul grande schermo? Nella mitologia greca e nella tradizione omerica, Eolo, il Dio dei venti, risiede sull'isola galleggiante Eolia. È descritta nel X libro dell'Odissea come una rocca inespugnabile, cinta da mura di bronzo e scogliere a picco.

Il racconto non è un semplice elemento di colore, ma un preciso modello allegorico legato al cosmo, al tempo e all'ordine naturale. Eolo vive con la moglie e dodici figli (sei maschi e sei femmine), un rimando immediato ai dodici mesi dell'anno e alla Rosa dei Venti. I figli sono sposati tra loro all'interno della reggia secondo l’Endogamia Sacra: nel mondo umano e omerico l'incesto è un tabù severo, ma nella dimora di Eolo simboleggia l'autosufficienza divina.

La famiglia forma un cerchio perfetto e chiuso, tipico dell'Età dell'Oro. Omero li descrive in un banchetto perenne, tra profumo di carni e suono di flauti: una festa interminabile che rappresenta l'ordine immobile (kosmos). All'esterno dell'isola imperversano i venti e la distruzione; all'interno domina un'armonia perfetta, opposta alla casa e alla famiglia di Ulisse, costantemente minacciata.

Ulisse giunge a Eolia e viene accolto con grande ospitalità. Dopo un mese trascorso a farsi raccontare la guerra di Troia, Eolo decide di aiutare l'eroe con un gesto celebre: scuoia un bue di nove anni e fabbrica un grande otre in cui sigilla i venti tempestosi con un filo d'argento lucente, lasciando libero solo Zefiro per guidarlo verso Itaca. Ulisse si congeda e per nove giorni e nove notti guida personalmente il timone. Sopraffatto dalla stanchezza, proprio quando scorge all'orizzonte la patria, cade in un sonno profondo.

I compagni, insospettiti dal segreto e convinti che nell'otre vi sia un tesoro, lo aprono, scatenando una furia tempestosa che respinge le navi indietro. Disperato, Ulisse torna a Eolia a chiedere ancora aiuto al sovrano, ma viene scacciato severamente: Eolo riconosce nella nuova sventura la condanna degli dei immortali e rifiuta di soccorrere un uomo maledetto dal destino. In questo racconto si condensano nodi simbolici tra i più densi dell'opera.

C'è la hybris e il cedimento della coesione del gruppo: l'apertura dell'otre non è solo curiosità, ma la rottura del patto di fiducia accompagnata dal risentimento per le sofferenze patite. C'è poi il sonno dell'eroe, momento in cui il controllo razionale viene meno, lasciando spazio all'imprudenza delle forze irrazionali, tema che ritroveremo nell'isola di Trinacria con le vacche del Sole Iperione.

Infine c'è il rifiuto di Eolo: «Va' via dall'isola, il più sciagurato dei viventi!». Nel mondo omerico, aiutare chi è avversato dagli dei, diventa un atto non consentito. Il X libro offre anche una preziosa bussola sui codici della Xenia, la sacralità dell'ospitalità stabilita in alcuni precetti: L'accoglienza incondizionata dell’ospite; Il ristoro (lo straniero veniva lavato e nutrito).

L’interrogatorio posticipato dell’ospite per sapere chi è, e il motivo del viaggi); Lo scambio finale dei doni; Il rispetto da parte dell’ospite verso chi l’ha ospitato, esteso alla famiglia, alla casa e ai beni. Nel racconto omerico sappiamo che il Ciclope viola questo codice stabilito da Giove, divorando gli ospiti; Eolo invece lo rispetta, la prima volta, onorandolo come valore sacro e inviolabile. L’accoglienza così strutturata oltre ad un valore religioso, era una necessità, era un salva-condotto che tutelava lo straniero provenienti da altre Polis. Vi è poi l'affascinante questione dell'ubicazione di Eolia, identificata di volta in volta con Lipari, Stromboli, Vulcano o le Bocche di Bonifacio.

Già nel III secolo a.C. il dibattito geografico vedeva due correnti: chi sosteneva l'inutilità di cercare i luoghi omerici sulla carta — affermando che si sarebbero trovati "solo risalendo al calzolaio che aveva cucito l'Otre dei Venti", e a chi difendeva la veridicità dei testi affermando che navigatori e mercanti avevano raccontato e tracciato alcune rotte a cui i cantori si ispirarono Certo è che l'isola fluttuante, dalla costa "di bronzo", trova riscontro nelle scogliere lucide di ossidiana e basalto tipiche del vulcanismo eoliano.

Cos'altro aggiungere al "meteorologo" Eolo? Alcuni storici antichi ritennero fosse un personaggio reale: un navigatore esperto capace di decifrare i segnali atmosferici osservando i mari e i fumi vulcanici, trasformato poi dal mito. Non abbiamo notizie sul suo aspetto fisico, non ne conosciamo il volto, a me piace immaginarlo come nello sceneggiato Rai: con vestiti argentei, rubicondo, con i capelli bianchi perennemente arruffati dal soffio delle sue stesse tempeste.

Un'icona di poesia e mistero di cui il cinema di oggi, nella sua fretta spettacolare, ha finito per privarci. Concludo con la profezia di Tiresia: Ulisse dovrà compiere un ultimo viaggio via mare e poi via terra fin dove non si conosce il sale e un remo è scambiato per una pala; tra le varie ubicazioni di questa terra c’è anche l’entroterra Siciliano. Lì Ulisse placherà l'ira di Poseidone e omaggerà i caduti, prima di poter finalmente tornare, per sempre, alla sua Itaca.
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