L'ultima impresa di Ulisse inizia dalla Sicilia: quello che non vedi nell'Odissea di Nolan
Grazie al film fenomeno del regista britannico, si è tornati a parlare del celebre poema epico. In pochi forse sanno che esiste anche una versione alternativa
A poche settimane dall'uscita nelle sale, il film si è già imposto come uno degli eventi cinematografici dell'anno, raccogliendo un consenso quasi unanime da parte della critica e registrando incassi da record in tutto il mondo.
Sul fronte commerciale, Odissea ha fatto registrare il miglior debutto della carriera di Christopher Nolan. Nel weekend d'esordio il film ha incassato circa 264 milioni di dollari a livello globale, superando il record precedentemente detenuto da Il cavaliere oscuro – Il ritorno.
Dai primi giorni di pubblicazione, inoltre, il successo non si è fermato. Nel giro di due settimane la pellicola ha superato i 639 milioni di dollari di incasso mondiale, dimostrando una tenuta eccezionale nelle sale e confermando la capacità di Nolan di trasformare un'opera classica di quasi tremila anni fa in un grande spettacolo cinematografico capace di attirare il pubblico internazionale.
Con questi risultati, Odissea si candida già a diventare uno dei maggiori successi cinematografici del 2026. E il suo successo sta dando una mano anche agli operatori turistici siciliani, visto che si stanno segnalando molteplici prenotazioni per settembre e ottobre da parte degli spettatori d’oltreoceano.
Il legame fra questo film e la Sicilia è d’altronde molto stretto. Diverse scene sono state girate nelle isole Eolie e nelle Egadi, in particolare a Lipari e Favignana, oltre che in altri scorci dell'isola che da secoli vengono associati ai viaggi di Ulisse.
Dell’Odissea in questi giorni si è scritto e detto di tutto, ma forse c’è una curiosità che non ha raggiunto ancora la vostra attenzione. Esiste una versione meno conosciuta del viaggio di Ulisse che immagina un destino completamente diverso per il re di Itaca dopo il suo ritorno a casa.
Secondo una versione del mito che ebbe grande fortuna durante l'epoca romana, l'Odissea non si conclude con il ricongiungimento tra Ulisse, Penelope e Telemaco. Dopo aver ristabilito l'ordine nel proprio regno, l'eroe decide infatti di riprendere il mare per un ultimo viaggio, spinto sia dall'inquietudine che dal desiderio di rendere omaggio ai compagni perduti durante il lungo ritorno da Troia.
La prima tappa di questo pellegrinaggio sarebbe stata proprio la Sicilia, teatro di alcune delle tragedie più dolorose affrontate dall'equipaggio acheo. Qui Ulisse avrebbe ricordato i guerrieri divorati dal ciclope Polifemo nella sua grotta e quelli morti in seguito alla maledizione scatenata dall'uccisione delle Vacche del Sole appartenenti al dio Elio.
Due episodi che, nella tradizione mitologica, segnarono profondamente il destino dell'eroe e dei suoi uomini, fino a lasciare Ulisse come unico superstite del viaggio.
Il racconto prosegue poi verso le coste dell'Italia centrale. Secondo questa tradizione, il sovrano di Itaca approda nel Lazio, dove il suo destino si compie in maniera del tutto inaspettata. A ucciderlo non è un antico nemico, ma Telegono, il figlio nato dalla relazione con la maga Circe. Ignaro dell'identità del padre, il giovane lo affronta in combattimento e lo ferisce mortalmente con una lancia dalla punta ricavata dal pungiglione di una razza marina. Solo dopo la morte di Ulisse i due scoprono il loro legame di sangue, trasformando lo scontro in una delle tragedie più celebri della mitologia antica.
Questa versione della leggenda, diffusa soprattutto in età romana grazie a opere oggi perdute ma note attraverso numerose testimonianze degli autori antichi, si differenzia dalla tradizione greca anche per il ruolo attribuito alle Sirene. Se nell'Odissea di Omero esse sono creature il cui canto rappresenta una tentazione mortale, nella rilettura romana – molto apprezzata da Cicerone - assumono una dimensione più sapienziale: il loro canto non promette soltanto seduzione, ma offre la conoscenza del passato, del presente e del futuro. Chi fosse riuscito ad ascoltarle senza soccombere avrebbe potuto accedere a una forma di sapere assoluto, rendendo l'incontro non soltanto una prova di resistenza, ma anche un momento di rivelazione.
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