Laura Anello racconta la Sicilia dei tesori: nel nuovo libro 20 luoghi e 25 secoli di storia
A 20 anni dalla nascita de Le Vie dei Tesori che ha fatto riscoprire la bellezza dell'Isola, la presidente della Fondazione ci racconta la sua storia e il nuovo libro
Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori
Nel 2006 Palermo non aveva ancora imparato a mettersi in fila per accedere nei suoi stessi tesori. Oggi quelle code sono diventate un rito, e dietro c'è un'idea nata all'Università di Palermo, in occasione del suo bicentenario. A raccontarla è Laura Anello, oggi presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori e autrice del libro L'isola dei tesori, presentato al festival letterario Logos, parole dal Mediterraneo.
All'epoca Anello lavorava all'ateneo palermitano come responsabile della comunicazione. Fu l'allora rettore, Giuseppe Silvestri, a chiederle di inventare una manifestazione per festeggiare i duecento anni dell'università. «Ho pensato a un modo di celebrare che non fosse soltanto legato alla cerchia accademica, specialistica, ma qualcosa che portasse la conoscenza fuori dalle aule universitarie» ricorda, consapevole oggi come allora di «quante cose belle ci fossero da raccontare, quante fossero oggetto di studio, e di quante opere d’arte abitavano i luoghi della città, dando un senso allo spazio urbano».
A chi non ha mai partecipato a Le Vie dei Tesori, la presidente spiega che «il punto non è solo scoprire un luogo, e nemmeno che si tratti sempre di un luogo ritenuto canonicamente bello»: può essere una vecchia manifattura o un rifugio antiaereo, come quello di Palazzo delle Aquile. «Quando fu aperto - ricorda Laura Anello - c’erano ancora gli ultimi anziani che vi avevano vissuto durante la guerra: una memoria che questa città può ancora esprimere».
«È bello partecipare a un rito collettivo, dove la tua narrazione, il tuo sguardo su un luogo si unisce a quello degli altri: a me piace chiamarlo un laboratorio di narrazione collettivo - sottolinea -. Mentre si è in coda, in attesa di entrare, succedono cose bellissime: la Fondazione è stata invitata a molti matrimoni di persone che si sono conosciute in fila, hanno avuto figli, sono cresciute con la manifestazione. Partecipare a Le Vie dei Tesori vuol dire anche sentirsi parte di una città».
In mezzo, storie straordinarie, come quella della grande vicenda della schiavitù nel Mediterraneo, dove Palermo e molte altre città, siciliane e della sponda africana, erano capitali di schiavi e di pirati. «La pirateria - ricorda Anello - non era soltanto nei Caraibi, era qui, a casa nostra» e lo raccontano le torri saracene lungo i litorali, testimoni di una guerra legittimata, favorita e persino tassata dai governi.
O ancora quella della presunta tomba di Antonello da Messina, artista di cui si è parlato molto negli ultimi tempi per il clamoroso furto di alcune sue opere che Laura Anello definisce «una lacerazione che va oltre la perdita oggettiva». Quelle di Antonello da Messina «sono opere con un valore identitario fortissimo per una città che nel 1908, con il terremoto, ha perso gran parte della sua memoria».
Nel suo libro, Anello riporta alla luce «una Messina sfolgorante che, tra il Quattrocento e il Cinquecento, era capitale mediterranea delle spezie e della seta, con le campagne popolate da donne che allevavano i bachi al calore del seno o sotto le coperte». E ancora la storia del feudo, che nasce con l'arrivo dei Normanni, «grandi portatori di opere importanti ma anche condottieri, conquistatori feroci», e che arriva fino all'Ottocento con l'abolizione del feudalesimo e le battaglie per la terra.
Il libro si chiude con la speranza dei piccoli Comuni e dei borghi, dove «faticosamente si prova a costruire un futuro proprio a partire da quella terra che è stata sempre la chiave per comprendere la Sicilia». C’è ancora molto da fare «sia in termini di valorizzazione - conclude Laura Anello - di messa a rete, di narrazione. La Sicilia è una terra piena di tesori che spesso diamo per scontati perché ci siamo nati dentro, eppure è importante tenere a mente che nulla va mai dato per scontato».
All'epoca Anello lavorava all'ateneo palermitano come responsabile della comunicazione. Fu l'allora rettore, Giuseppe Silvestri, a chiederle di inventare una manifestazione per festeggiare i duecento anni dell'università. «Ho pensato a un modo di celebrare che non fosse soltanto legato alla cerchia accademica, specialistica, ma qualcosa che portasse la conoscenza fuori dalle aule universitarie» ricorda, consapevole oggi come allora di «quante cose belle ci fossero da raccontare, quante fossero oggetto di studio, e di quante opere d’arte abitavano i luoghi della città, dando un senso allo spazio urbano».
Le Vie dei Tesori
La prima brochure, che Anello ha rivisto di recente «con un po' di tenerezza», contava appena dieci luoghi, tutti universitari: le carceri dell'Inquisizione allo Steri, la Cripta delle Repentite in via Divisi, l'Orto Botanico. «Non esisteva ancora il sistema museale di ateneo e non si parlava di "terza missione", ossia l'impegno con cui oggi le università, accanto a didattica e ricerca, si raccontano all'esterno. Col tempo il progetto si è reso autonomo: prima comitato, poi associazione, infine fondazione, coinvolgendo istituzioni e realtà private della città: «Oggi Le Vie dei Tesori vive in venti grandi città e in sessanta piccoli comuni, ha uno spin-off a Mantova e porta avanti progetti internazionali tra Malta, Tunisia e Polonia. È diventata una realtà che cammina sulle gambe di tanti, che molti considerano propria - sottolinea Anello- e questa è la cosa più importante».A chi non ha mai partecipato a Le Vie dei Tesori, la presidente spiega che «il punto non è solo scoprire un luogo, e nemmeno che si tratti sempre di un luogo ritenuto canonicamente bello»: può essere una vecchia manifattura o un rifugio antiaereo, come quello di Palazzo delle Aquile. «Quando fu aperto - ricorda Laura Anello - c’erano ancora gli ultimi anziani che vi avevano vissuto durante la guerra: una memoria che questa città può ancora esprimere».
«È bello partecipare a un rito collettivo, dove la tua narrazione, il tuo sguardo su un luogo si unisce a quello degli altri: a me piace chiamarlo un laboratorio di narrazione collettivo - sottolinea -. Mentre si è in coda, in attesa di entrare, succedono cose bellissime: la Fondazione è stata invitata a molti matrimoni di persone che si sono conosciute in fila, hanno avuto figli, sono cresciute con la manifestazione. Partecipare a Le Vie dei Tesori vuol dire anche sentirsi parte di una città».
Il nuovo libro
L’amore di Laura Anello per la Sicilia e i suoi luoghi magici, oggi ha trovato una nuova espressione: il libro edito da Kalos, "L'isola dei tesori - Atlante sentimentale della Sicilia". «Non si tratta del racconto dell'esperienza de Le Vie dei Tesori - chiarisce l’autrice - ma è un viaggio in Sicilia attraverso venti luoghi che raccontano venticinque secoli di storia». Si parte dalle cave di Cusa, «la nostra Pompei», dove si estraeva la pietra destinata ai templi di Selinunte, e si arriva all'oggi.In mezzo, storie straordinarie, come quella della grande vicenda della schiavitù nel Mediterraneo, dove Palermo e molte altre città, siciliane e della sponda africana, erano capitali di schiavi e di pirati. «La pirateria - ricorda Anello - non era soltanto nei Caraibi, era qui, a casa nostra» e lo raccontano le torri saracene lungo i litorali, testimoni di una guerra legittimata, favorita e persino tassata dai governi.
O ancora quella della presunta tomba di Antonello da Messina, artista di cui si è parlato molto negli ultimi tempi per il clamoroso furto di alcune sue opere che Laura Anello definisce «una lacerazione che va oltre la perdita oggettiva». Quelle di Antonello da Messina «sono opere con un valore identitario fortissimo per una città che nel 1908, con il terremoto, ha perso gran parte della sua memoria».
Nel suo libro, Anello riporta alla luce «una Messina sfolgorante che, tra il Quattrocento e il Cinquecento, era capitale mediterranea delle spezie e della seta, con le campagne popolate da donne che allevavano i bachi al calore del seno o sotto le coperte». E ancora la storia del feudo, che nasce con l'arrivo dei Normanni, «grandi portatori di opere importanti ma anche condottieri, conquistatori feroci», e che arriva fino all'Ottocento con l'abolizione del feudalesimo e le battaglie per la terra.
Il libro si chiude con la speranza dei piccoli Comuni e dei borghi, dove «faticosamente si prova a costruire un futuro proprio a partire da quella terra che è stata sempre la chiave per comprendere la Sicilia». C’è ancora molto da fare «sia in termini di valorizzazione - conclude Laura Anello - di messa a rete, di narrazione. La Sicilia è una terra piena di tesori che spesso diamo per scontati perché ci siamo nati dentro, eppure è importante tenere a mente che nulla va mai dato per scontato».
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