TRADIZIONI

Le noci (nude) dell'albero del pane e "U re di cruzziteddi": storia delle castagne in Sicilia

La storia di un simbolo dell'autunno nell'Isola racconta di alberi di migliaia di anni, castagneti che non ci sono più e scene di vita nei quartieri di Palermo

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • Pubblicato il
    2 novembre 2026

Con l'arrivo dell'autunno arriva anche il suo simbolo imprescindibile, ovvero le castagne il frutto di stagione per eccellenza che aspettiamo tutto l'anno per vivere l'atmosfera naturale dei boschi e dei castagneti con la gita fuori porta che rappresenta ancora oggi un momento di svago e divertimento all’aria aperta.

"L'albero del pane"

La gastronomia è il punto di partenza ma quella della castagna è una storia con un racconto tra i più affascinanti e importanti che in Sicilia ha la sua radice antichissima, che accade prima di passare a parlare dlla parte gustosa. È una storia legata alla vita popolare delle zone montane nell'isola sono in particolare i boschi dell'Etna e delle Madonie, quelli dei Nebrodi dove questo frutto per secoli è stato inteso come un vero e proprio "albero del pane" che ha sostenuto e sfamato le popolazioni locali in tempi di carestia, oggetto di commercio oltre che alimento salva vita.

La diffusione risale all'arrivo dei popoli mediterranei che si spostarono in Sicilia come i Fenici e gli Ebrei ai quali si deve la prima coltivazione organizzata, nel periodo greco ellenico. Durante il Medioevo i monaci migliorarono la coltivazione e la trasformazione e divennero l’alimento principale delle popolazioni di montagna, identificato dai nobili come un cibo plebeo da evitare, ma questo frutto fu talmente importante che, così come il grano, diventò merce di scambio e di pagamento.

I castagneti e i due alberi simbolo

La Sicilia, grazie alla sua posizione geografica, in passato era ricca di castagneti che fornivano un importante mezzo di commercio, oggi molto depauperati a causa del cambiamento delle condizioni sociali ed economiche, come lo spopolamento con spostamento verso le città in cerca di migliori condizioni di vita e di opportunità lavorative, ma anche per i notevoli disboscamenti che in passato hanno ridotto le aree boschive per usi agricolturali e utilizzo del legno.

Certamente ci sono due alberi simbolo: il gigante di Sant'Alfio ai piedi dell'Etna, o quello di Taccarelle sulle Madonie. Il primo è una leggenda vivente che ha circa 4.000 anni e il nome deriva dao racconto popolare che parla di una regina che si sarebbe rifugiata sotto con la sua corte scortata da cento cavalieri durante un violento temporale; Il secondo, un po' più giovane (si fa per dire) è il mastodontico guardiano di un boschetto nascosto che ha circa 600 anni che arriva a 30mt di altezza con un tronco di base che ci vogliono 10 persone ad abbracciarlo.

E il nome? Arriva con i Romani che esportarono la coltivazione nelle province dell'Impero fino ai Balcani, nel De Agricultura di Catone vengono chiamate "noci nude", ma è Marco Terenzio Varrone che nel De Re Rustica le chiama castanea; con lui troviamo il primo aneddoto degno di nota perché sembra che i giovani usassero regalarle alle ragazze durante il corteggiamento.

Come si gustano

Nei periodi invernali e nei momenti di carenza alimentare elle aree interne e collinari, le castagne erano un sostegno per nutrirsi nei mesi più rigidi, mangiate crude o bollite, arrostite, essiccate per produrre la farina di castagne per fare il pane ma anche per nutrire gli animali in stalla. La castagna quindi attraversando secoli di storia, di là della sua collocazione attuale nella nostra epoca, è stato un alimento che ha garantito la sopravvivenza dei popoli ed è diventata simbolo di tradizione, di comunità, di legame tra l’uomo e la natura, trasformndosi in simbolo culturale. Non a caso sul nostro territorio (come in tutta Italia) abbondano e sono frequentatissime le sagre dedicate.

Andiamo quindi alla parte gustosa: oltre a calde e fumose come caldarroste vendute rigorosamente nei coppi di carta, bianche di sale e, purtroppo spesso, con la sorpresa dentro (che avrebbe preferito vivere piuttosto che finire sul fuoco arrosto) c'è tutta una storia da raccontare. Ippocrate studiò le proprietà nutritive e medicinali del frutto e delle diverse parti della pianta, Senofonte, filosofo storico, lo definì "albero del pane" per i frutti considerati nel loro valore energetico, ma è Plinio il Vecchio che ne parla dell'uso alimentare, tostate come le attuali caldarrostee, macinate per produrre una farina con cui le donne preparavano un tipo particolare di pane cotto durante le feste in onore di Cerere, periodo in cui era loro vietato mangiare cereali.

Virgilio ci faceva sapere che anche le foglie del castagno avevano la loro utilità: ci si imbottivano i materassi. Apicio le consigliava cotte in tegame con spezie, erbe aromatiche, aceto e miele, Galeno avvertiva che un consumo eccessivo generava aria e gonfiore del ventre. Le ricette sicule da sottolineare: la pasta con le pastigghie - il nome della castagna in siciliano, dette anche cruzziteddi per indicare il frutto secco che si sgranocchiava in bocca; un'altra variante era la pasta con castagne e fagioli, un dolce che simile al castagnaccio nordico che è una variante più aromatica e profumata rispetto alla ricetta classica perché, in aggiunta all'impasto con la farina di castagne viene inserita la frutta secca locale come pinoli, uvetta, gherigli di noci spezzettati, pistacchi e i canditi di grumi.

Nel cestino dei "morti" regalato ai bambini la castagna era immancabile, secca o fresca, parte del gruppo della frutta secca tra calia e simenza, insieme ai dolci tradizionali e per i più fortunati, con la pupa di zuccaro al centro.

E per concludere abbiamo una sorpresa finale: sapevate che a Palermo esisteva U Re di cruzziteddi?! Siamo nella borgata di Immacolatella Sperone dove fino agli anni settanta del secolo scorso, se volevi acquistare castagne fresche o secche dovevi andare da lui, un signore che aveva montagne di castagne (purtroppo non abbiamo trovato il nome) chiamato per questo appunto Un re di cruzziteddi.
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