CULTURA

Nuove scoperte nella Valle dei Templi: cosa svelano decine di campagne di scavo in Sicilia

Se fino ad oggi abbiamo guardato questi luoghi come antica testimonianza del mondo greco in Sicilia, la situazione sta per cambiare radicalmente. I dettagli

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • Pubblicato il
    8 ottobre 2026

La Valle dei Templi

Per secoli Agrigento ha rappresentato il fiore all’occhiello dell’archeologia siciliana, il volto più nobile del turismo culturale sull’isola, e in effetti i dati della stagione turistica appena trascorsa non fanno altro che confermare questo trend. Se però fino a questo momento abbiamo guardato alla Valle dei Templi e ad Agrigento come antica testimonianza del mondo greco in Sicilia, la situazione sta per cambiare radicalmente.

Le scoperte negli ultimi anni

Nel corso degli ultimi anni, infatti, sono state numerose le scoperte relative all’Agrigento romana e alto medievale, con il ritrovamento di interi quartieri romani – poco conosciuti dalle masse di turisti che raggiungono il sito archeologico – e di antiche rovine bizantine poco distanti dai famosi templi che ogni anno attirano migliaia di visitatori. Buona parte dei reperti romani è stata trovata poco lontano dall’ekklesiasterion, ovvero lo spazio destinato alle assemblee dei cittadini.

Mosaici, reperti e stucchi romani sono stati trovati all’interno di un edificio di grandi dimensioni, aventi un peristilio, fino a qualche tempo fa non interessato dagli scavi. Uno degli aspetti più affascinanti di queste nuove ricerche riguarda la trasformazione religiosa della città. Con la progressiva affermazione del cristianesimo nel periodo tardo romano, gli spazi urbani presenti nella Valle dei templi un tempo dedicati alle assemblee pubbliche vennero riconvertite, divenendo spesso strutture religiose.

Un esempio è dato dal grande complesso termale, che in seguito divenne una basilica, con tanto di croce e reliquie sacre. Basti pensare che sempre in questo periodo i grandi templi della valle divennero anch’esse delle chiese aperte al culto, dunque la trasformazione delle terme non deve sorprendere. A dimostrare ulteriormente la crescente cristianizzazione della città c’è anche la Chiesa di San Nicola, visitabile da anni, la cui struttura ha una chiara origine normanna gotica-sveva e risale alla prima metà del Duecento.

Gli scavi di recupero

Ad aiutare nell’ultimo periodo gli archeologi italiani negli scavi di recupero dei reperti romani e non solo sono stati diversi ricercatori internazionali, in particolari quelli provenienti da Lisbona e Bordeaux, con cui esiste un lungo rapporto di collaborazione con gli atenei italiani. L’ultima campagna di scavi si sta svolgendo in questi giorni e terminerà giorno 9 ottobre. Fa parte della terza campagna-scuola della Scuola Normale Superiore, che si è concentrata sul Poggio di San Nicola, l’area in cui sorgeva l’antica città romana e bizantina.

Queste ricerche permetteranno ovviamente agli storici di capire come si è evoluta la città con il passare delle epoche. Un processo che a differenza di Agrigento non tutte le metropoli europee possono permettersi di compiere, per via della presenza dei nuovi edifici, cha spesso nascondono tra le fondamente interessanti tesori, e le nuove esigenze urbanistiche.
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