ANIMALI

Sulle Madonie sono tornati i grifoni: le prime nascite (dopo 70 anni) fanno ben sperare

Secondo le stime del Parco, nei cieli madoniti si muovono almeno 80 grifoni, e il dato più significativo è che due coppie hanno nidificato con successo

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • Pubblicato il
    13 settembre 2026

Un grifone (foto presa da Wikipedia)

Per quanto siamo sempre più spesso circondati da cattive notizie relative al clima – sempre più torrido per via del surriscaldamento globale – e allo stato di salute del nostro territorio, per fortuna continuano ad arrivarci anche degli aggiornamenti positivi su alcuni progetti di conservazione attualmente eseguiti in Sicilia.

I grifoni sulle Madonie

Per esempio sulle Madonie, a quasi settant’anni dalla prima scomparsa del grifone, sono nate di recente due giovani appartenenti a questa specie, dopo lunghi anni di progetti e tentativi di reintroduzione. Si trattano delle prime nascite di grifoni all’interno del parco da decenni, avvenute in due coppie distinti di grifoni che hanno portato a termine la nidificazione.

Come comunicato dagli esperti che seguono questi animali, i due giovani hanno già lasciato il nido e imparato a volare, rendendo la loro nascita uno dei segnali più importanti del ritorno della grande fauna selvatica in Sicilia. Il grifone, Gyps fulvus, era scomparso dalle Madonie, vittima soprattutto della persecuzione e dell'uso indiscriminato dei bocconi avvelenati.

La sua storia siciliana, però, negli ultimi decenni aveva preso una direzione diversa.

Prima con il progetto di reintroduzione avviato nei Nebrodi, poi con il ritorno sulle Madonie, questo grosso avvoltoio è tornato a occupare una parte dell'antico areale dell'isola. Proprio per favorire nuove nascite, negli scorsi anni sulle Madonie erano stati trasferiti 35 giovani grifoni provenienti dalla Spagna, 16 dei quali dotati di trasmettitore GPS. Oggi, secondo le stime del Parco, nei cieli delle Madonie si muovono almeno ottanta grifoni, e il dato più significativo è proprio quello delle due coppie che quest'anno hanno nidificato con successo.

È un risultato che va letto anche oltre i confini delle Madonie.

Nei Nebrodi, infatti, la popolazione è ormai molto più consistente: gli ultimi dati diffusi dal Parco indicano circa 350 individui e 60 coppie nidificanti. La Sicilia si trova così al centro di una delle più interessanti esperienze italiane di recupero di una specie che, dopo essere scomparsa dall'isola intorno al 1965, è tornata a riprodursi grazie alla reintroduzione. Il confronto con il resto del Mediterraneo rende ancora più interessante questo ritorno.

Accanto alla grande roccaforte spagnola, nelle varie regioni del Mediterraneo esistono popolazioni molto più piccole e vulnerabili, alcune delle quali sono sopravvissute a stento o sono state ricostituite proprio grazie a programmi di conservazione. In Sardegna, per esempio, nel 2024 la popolazione è stata stimata in circa 424-470 individui e 86 coppie nidificanti.

Il capovaccaio

E se il grifone rappresenta la storia di un ritorno ormai consolidato, sulle stesse montagne si sta scrivendo anche un’altra storia di riscatto. È quella del capovaccaio, Neophron percnopterus, il più piccolo degli avvoltoi europei e anche quello che, nel nostro Paese, corre il rischio più concreto di estinguersi. Il contrasto è impressionante. Mentre sopra le Madonie e i Nebrodi il numero dei grifoni è in costante crescita, le stime più recenti indicano che esistono circa 8-9 coppie nidificanti di capovaccaio in tutta l’isola ed è sempre più in declino.

La specie inoltre è classificata Endangered, cioè "In pericolo", nella Lista Rossa IUCN. La componente europea della popolazione, stimata in alcune migliaia di coppie, è inoltre concentrata soprattutto nella penisola iberica, mentre nuclei molto più piccoli sopravvivono nei Balcani, in Francia e in Italia. Per questo la storia del giovane capovaccaio recuperato nel Siracusano lo scorso novembre è considerata molto importante per i fini conservazionistici della specie.

Il 26 novembre scorso i volontari dell'associazione "La carica dei volontari O.D.V." trovarono un capovaccaio in difficoltà nei pressi di una strada. Il rapace venne trasferito al Centro di Recupero Fauna Selvatica "Stretto di Messina", struttura del Dipartimento Sviluppo Rurale della Regione Siciliana, dove fu sottoposto alle cure dopo che gli accertamenti esclusero lesioni gravi e avvelenamento, evidenziando però un trauma muscolo-tendineo provocato da un impatto.

La riabilitazione ha tuttavia permesso all’animale di rimettersi in forze, sebbene essa sia stata condotta con una cautela particolare, perché con un animale destinato a tornare libero anche il rapporto con l'uomo può diventare un pericolo. Ridurre al minimo il contatto visivo e le interazioni significava infatti evitare che il giovane si abituasse alla presenza delle persone, una minaccia per la sua sopravvivenza.

Recuperato il peso, la muscolatura e la capacità di volo, l’animale è stato infine liberato alla fine della primavera scorsa. L'ISPRA ha anche dotato l’esemplare di un trasmettitore GSM/GPS che permettesse agli scienziati di seguire i suoi spostamenti e oggi sappiamo che l’animale si trova ancora sui Nebrodi. Il futuro per lui, però, rimane tutto da conquistare.

La minaccia

Per il capovaccaio la minaccia non è soltanto la rarefazione degli habitat o la diminuzione delle risorse alimentari. Restano il bracconaggio, l'avvelenamento, l'intossicazione da piombo, l'elettrocuzione sulle linee elettriche e il disturbo nei pressi dei siti di nidificazione. Sono minacce capaci di incidere pesantemente su una popolazione composta da poche decine di individui riproduttori in Italia e che possono uccidere in breve tempo l’esemplare liberato.
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