50 cassette nido nella Riserva di Monte Pellegrino: ecco come aiutano gli uccelli
I Dati del settimo monitoraggio annuale delle cassette nido installate nella Riserva Naturale Monte Pellegrino, un progetto partito durante la pandemia. I dettagli
Un esemplare di cinciallegra nei nidi della riserva di Monte Pellegrino
Le 50 cassette nido distribuite lungo i diversi ambienti del Monte Pellegrino costituiscono oggi uno strumento fondamentale per compensare la scarsità di cavità naturali, spesso limitate in contesti soggetti a pressione antropica o a semplificazione degli habitat. Il monitoraggio, condotto con cadenza annuale, ha consentito invece di raccogliere dati preziosi sul successo riproduttivo di varie specie di uccelli e sulle dinamiche delle popolazioni ornitiche locali. Anche quest’anno è stata confermata la nidificazione di specie tipiche di questi ambienti, come la Cinciarella (Cyanistes caeruleus), piccolo passeriforme dai colori vivaci, particolarmente adattabile e legato agli ambienti boschivi e alle aree alberate, dove sfrutta cavità per deporre le uova e allevare la prole.
Accanto ad essa, la Cinciallegra (Parus major), di dimensioni maggiori e comportamento più competitivo, si distingue per la sua capacità di occupare con successo le cassette nido, contribuendo al controllo naturale degli insetti grazie alla sua dieta prevalentemente insettivora durante la stagione riproduttiva. Lo Scricciolo (Troglodytes troglodytes), tra i più piccoli uccelli europei, rappresenta invece una presenza più discreta ma ecologicamente significativa all’interno della riserva.
Questa specie predilige ambienti ricchi di sottobosco e vegetazione densa, dove costruisce nidi complessi e ben nascosti. Il Rampichino (Certhia brachydactyla), facilmente riconoscibile per il suo comportamento di arrampicarsi lungo i tronchi alla ricerca di insetti, utilizza invece cavità strette e protette, trovando nelle cassette un valido supporto soprattutto in aree dove gli alberi maturi sono meno abbondanti. Accanto a queste specie già accertate, il contesto ambientale del Monte Pellegrino lascia spazio alla potenziale nidificazione di altre specie che possono utilizzare le cassette nido in condizioni favorevoli.
Tra queste vi sono i passeri, che possono adattarsi a cavità artificiali in ambienti semiaperti, così come il Pigliamosche, specie insettivora legata alla presenza di alberi. Nel corso degli ultimi anni questo progetto di monitoraggio dell’avifauna di Monte Pellegrino ha confermato l’importanza delle cassette nido come strumento concreto di conservazione attiva e di analisi. Allo stesso tempo ha evidenziato il valore della collaborazione tra ricerca scientifica e gestione del territorio, dimostrando come sinergie tra istituzioni accademiche, enti pubblici e associazioni possano tradursi in azioni efficaci per la tutela della biodiversità.
Per festeggiare la conclusione del monitoraggio, i gestori della riserva hanno anche condiviso in rete sulle proprie pagine ufficiali alcune delle immagini scattate all’interno delle cassette, che permettono a tutti di osservare le nidiate e l’allegra composizione dei pulcini intenti a rivolgere la loro attenzione agli operatori del monitoraggio, scambiandoli per i loro genitori.
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