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A Palermo paghi tasse e multe a rate senza more: come funziona la nuova Rottamazione

Per molti palermitani adesso si apre uno spiraglio per provare a chiudere i conti con il Comune a condizioni più leggere: vi spieghiamo la nuova misura

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 18 giugno 2026

Agevolazioni fiscali

Vecchie cartelle, tributi comunali rimasti indietro, multe non pagate e debiti che negli anni sono cresciuti tra sanzioni, interessi e maggiorazioni. Per molti palermitani adesso si apre uno spiraglio per provare a chiudere i conti con il Comune a condizioni più leggere.

Dal Consiglio comunale è arrivato il via libera alla rottamazione quinquies, la definizione agevolata che permette a cittadini, famiglie e imprese di regolarizzare i debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione nel periodo compreso tra il primo gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.

La misura non cancella il debito, ma può ridurne significativamente il peso. Chi aderirà dovrà pagare l’importo originario dovuto, cioè il capitale, insieme alle spese di notifica e a quelle per le procedure esecutive. Verranno invece cancellati gli importi accessori maturati nel tempo, come sanzioni, interessi di mora, maggiorazioni e aggio della riscossione.

Dentro questo perimetro rientrano i tributi comunali e le altre entrate affidate alla riscossione coattiva. Negli atti del Comune vengono citati, tra gli altri, ICI, IMU, TASI, TARI, TARES, TARSU e sanzioni del Codice della strada. Per le multe il meccanismo segue la stessa logica, ma con una precisazione: la sanzione principale resta da pagare, mentre lo sconto riguarda interessi, maggiorazioni e aggio.

La rottamazione potrà riguardare anche posizioni già finite in precedenti definizioni agevolate e poi decadute per mancato pagamento. È uno degli aspetti più rilevanti del provvedimento, perché consente di rientrare nella procedura anche a chi aveva già tentato di mettersi in regola ma non era riuscito a rispettare tutte le scadenze.

Per aderire bisognerà rivolgersi all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Dal 15 settembre 2026 i contribuenti potranno consultare nell’area riservata del sito dell’Agenzia i carichi definibili, cioè le posizioni che possono rientrare nella misura. La domanda dovrà poi essere presentata esclusivamente online tra il 16 settembre e il 31 ottobre 2026.

Dopo la richiesta, sarà l’Agenzia delle Entrate-Riscossione a comunicare entro il 31 dicembre 2026 l’importo complessivo da pagare, il numero delle rate e le relative scadenze. A quel punto il contribuente potrà scegliere se saldare tutto in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2027 oppure rateizzare fino a un massimo di 54 rate bimestrali.

Le scadenze saranno sei ogni anno: 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre. Le singole rate non potranno essere inferiori a 100 euro. In caso di pagamento dilazionato, è previsto un interesse del 3% annuo a partire dal primo febbraio 2027. La misura, quindi, elimina sanzioni e interessi maturati sul debito pregresso, ma non rende completamente priva di interessi la scelta della rateizzazione.

Un provvedimento - quello della rottamazione - che non riguarda solo i contribuenti. Per il Comune è anche un tentativo di rimettere in movimento una parte dei crediti rimasti per anni nei bilanci, spesso difficili da incassare. Secondo la proposta portata in Aula, i carichi ancora da riscuotere e potenzialmente interessati dalla definizione agevolata superano i 6 miliardi di euro. Al netto di sanzioni e interessi, la cifra scende a poco meno di 5 miliardi.

Sono numeri molto alti, ma da leggere con cautela: dentro ci sono debiti accumulati in oltre vent’anni, molti dei quali vecchi e di difficile recupero. Proprio per questo Palazzo delle Aquile punta sulla rottamazione come una doppia occasione: alleggerire il peso per chi vuole mettersi in regola e provare a incassare almeno una parte di somme che, altrimenti, rischierebbero di restare soltanto sulla carta.

Il via libera alla delibera è arrivato dentro un clima politico tutt’altro che lineare. Dai banchi della maggioranza il voto viene presentato come un passaggio concreto per contribuenti e imprese. Il vicepresidente vicario del Consiglio comunale Giuseppe Mancuso parla di «un passo importante a sostegno di cittadini e attività economiche», sottolineando il valore di una misura che consente di mettersi in regola con condizioni più sostenibili.

Sulla stessa linea la Democrazia Cristiana, con Salvatore Imperiale e Giovanna Rappa, che definisce la rottamazione «un’opportunità per migliaia di cittadini e imprese palermitane» e uno strumento utile anche al Comune per recuperare risorse. Per Dario Chinnici, capogruppo di "Lavoriamo per Palermo", si tratta di «una scelta di buon senso» perché aiuta chi vive un momento di difficoltà economica e può incrementare le entrate dell’amministrazione. Anche Ottavio Zacco, presidente della VI commissione consiliare, insiste sull’equilibrio tra le esigenze di riscossione dell’ente e le difficoltà di famiglie e attività economiche.

Ma attorno al voto si è aperta la polemica delle opposizioni, che rivendicano di avere garantito il numero legale e consentito l’approvazione del provvedimento. Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Oso-Controcorrente, Progetto Civico Italia e Gruppo Misto criticano la maggioranza per non essere stata in grado di sostenere autonomamente l’atto in Aula e contestano anche l’assenza dell’assessore competente durante la discussione.

«Dopo mesi di annunci, conferenze, comunicati e dichiarazioni sull’importanza della rottamazione, oggi in Aula non c’era nemmeno un assessore a seguire il provvedimento. Non solo la maggioranza, ancora una volta, non è stata in grado di garantire autonomamente i numeri, ma è mancata perfino la presenza politica della Giunta su un atto che l’amministrazione aveva sbandierato come prioritario», affermano i consiglieri di opposizione.

Poi l’affondo: «Nessuno, quindi, provi a intestarsi meriti che non ha. Abbiamo fatto la nostra parte perché Palermo viene prima della propaganda. Ma resta un dato politico evidente: chi governa la città annuncia i risultati, poi non è nemmeno presente in Aula quando quei risultati devono essere davvero costruiti».

Al netto dello scontro politico, adesso si apre la fase operativa. La delibera dovrà essere pubblicata sul sito istituzionale del Comune e trasmessa all’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 30 giugno. Solo dopo, con l’apertura della piattaforma nazionale, ogni contribuente potrà verificare la propria posizione e capire se, e a quali condizioni, potrà chiudere le vecchie cartelle.
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