Al Vittorio Emanuele è un'istituzione: dopo oltre 40 anni la prof Barone va in pensione
Oltre 40 anni passati dietro la cattedra a stimolare la curiosità delle menti più giovani con laboratori di scrittura italiana e corsi di recupero di latino e greco
Prof Barone
Dal primo settembre 2026, lo storico Liceo Classico “Vittorio Emanuele II” di Palermo saluterà uno dei suoi pilastri. La professoressa Barone va in pensione, chiudendo un lunghissimo e soddisfacente capitolo di vita dedicato interamente all'insegnamento delle materie classiche.
Arrivata nell'istituto palermitano nel lontano1994, attirata dalla storica fama della scuola, ha conquistato negli anni la stima e la fiducia di tutti i presidi che si sono succeduti, lavorando e confrontandosi con stimati e stimate colleghi e colleghe, diventando un punto di riferimento, soprattutto, per generazioni di studenti del Ginnasio tra lezioni di italiano,latino e greco.
Un percorso, il suo, iniziato per vocazione: «Ho deciso di intraprendere questo cammino quando avevo appena sei anni - racconta la professoressa a Balarm - non parlavo ancora del tutto bene, ma dicevo già a tutti che avrei fatto l'insegnante di lettere».
Dopo gli inizi alla fine degli anni Ottanta in Lombardia, al liceo” Legnani”di Saronno,e un passaggio al “Basile” di Monreale, nel1994 approda al ”Vittorio Emanuele II”. Oltre quarant'anni passati dietro la cattedra, la maggior parte dei quali vissuti tra le mura del Ginnasio, a stimolare la curiosità delle menti più giovani attraverso laboratori di scrittura italiana e innumerevoli corsi di recupero di latino e greco.
Tra i tantissimi ricordi che la professoressa Barone porta nel cuore; ce n'è uno in particolare che ne descrive la bellezza del suo mestiere: «Quando arrivai al Vittorio Emanuele - racconta a Balarm - il preside mi affidò una quarta ginnasio. Ricordo un ragazzino che,in una versione, prese 3.
Accanto al voto scrissi le mie iniziali, A.B. Lui mi guardò stupito, convinto che la “A”e la “B” fossero igiudizi delle scuolemedie, dove la A era il massimo dei voti e la B a quello subito dopo. Gli spiegai con calma il perché del tre, unito alle lettere A e B, nella correzione delle versioni; mi seguì attentissimo e promise che avrebbe fatto meglio. A fine anno ebbe otto, e al termine del quinquennio si diplomò con il massimo dei voti.
Oggi è un medico ed è stato anche ad Harvard. È uno degli episodi che ricordo sempre quando incontro gli alunni di una prima classe».
A scuola, in realtà, la sua fama la precedeva: «Una classe quest’anno mi ha scritto: “Temevamo di incontrarla”,perché venivo dipinta come una persona intransigente e rigida. Ma poi,stando a contatto con me, gli allievi hanno imparato altro e mi hanno scritto: “L'abbiamo temuta, ma soprattutto amata”.
Non erano ovviamente contenti di prendere un brutto voto, ma poi capivano che un esito negativo non era il voto dato alla persona, ma alla performance e serviva a riflettere sugli errori commessi e a evitare di ripeterli, perché spiegavo sempre il perché degli errori».
Oggi quegli ex allievi sono adulti affermati. «Con tantissimi mantengo un bel rapporto. Pur temendo il mio giudizio perché volevano dare il meglio,mi vogliono bene perché hannoscoperto in me una persona umana capace di ascoltarli e sostenerli nell'orientamento della vita.
Se ripercorro i decenni vissuti coni miei allievi, non posso che essere grata a questi ragazzi per l’avventura vissuta insieme. Tutto ha però, per natura, un inizio e una fine e, adesso, per me, si conclude un lungo capitolo di vita e se ne apre un altro, spero altrettanto piacevole».
Arrivata nell'istituto palermitano nel lontano1994, attirata dalla storica fama della scuola, ha conquistato negli anni la stima e la fiducia di tutti i presidi che si sono succeduti, lavorando e confrontandosi con stimati e stimate colleghi e colleghe, diventando un punto di riferimento, soprattutto, per generazioni di studenti del Ginnasio tra lezioni di italiano,latino e greco.
Un percorso, il suo, iniziato per vocazione: «Ho deciso di intraprendere questo cammino quando avevo appena sei anni - racconta la professoressa a Balarm - non parlavo ancora del tutto bene, ma dicevo già a tutti che avrei fatto l'insegnante di lettere».
Dopo gli inizi alla fine degli anni Ottanta in Lombardia, al liceo” Legnani”di Saronno,e un passaggio al “Basile” di Monreale, nel1994 approda al ”Vittorio Emanuele II”. Oltre quarant'anni passati dietro la cattedra, la maggior parte dei quali vissuti tra le mura del Ginnasio, a stimolare la curiosità delle menti più giovani attraverso laboratori di scrittura italiana e innumerevoli corsi di recupero di latino e greco.
Tra i tantissimi ricordi che la professoressa Barone porta nel cuore; ce n'è uno in particolare che ne descrive la bellezza del suo mestiere: «Quando arrivai al Vittorio Emanuele - racconta a Balarm - il preside mi affidò una quarta ginnasio. Ricordo un ragazzino che,in una versione, prese 3.
Accanto al voto scrissi le mie iniziali, A.B. Lui mi guardò stupito, convinto che la “A”e la “B” fossero igiudizi delle scuolemedie, dove la A era il massimo dei voti e la B a quello subito dopo. Gli spiegai con calma il perché del tre, unito alle lettere A e B, nella correzione delle versioni; mi seguì attentissimo e promise che avrebbe fatto meglio. A fine anno ebbe otto, e al termine del quinquennio si diplomò con il massimo dei voti.
Oggi è un medico ed è stato anche ad Harvard. È uno degli episodi che ricordo sempre quando incontro gli alunni di una prima classe».
A scuola, in realtà, la sua fama la precedeva: «Una classe quest’anno mi ha scritto: “Temevamo di incontrarla”,perché venivo dipinta come una persona intransigente e rigida. Ma poi,stando a contatto con me, gli allievi hanno imparato altro e mi hanno scritto: “L'abbiamo temuta, ma soprattutto amata”.
Non erano ovviamente contenti di prendere un brutto voto, ma poi capivano che un esito negativo non era il voto dato alla persona, ma alla performance e serviva a riflettere sugli errori commessi e a evitare di ripeterli, perché spiegavo sempre il perché degli errori».
Oggi quegli ex allievi sono adulti affermati. «Con tantissimi mantengo un bel rapporto. Pur temendo il mio giudizio perché volevano dare il meglio,mi vogliono bene perché hannoscoperto in me una persona umana capace di ascoltarli e sostenerli nell'orientamento della vita.
Se ripercorro i decenni vissuti coni miei allievi, non posso che essere grata a questi ragazzi per l’avventura vissuta insieme. Tutto ha però, per natura, un inizio e una fine e, adesso, per me, si conclude un lungo capitolo di vita e se ne apre un altro, spero altrettanto piacevole».
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