SCUOLA E UNIVERSITÀ

Aule improvvisate e il neon che crolla dal tetto: l'assurdo caso di una scuola a Partinico

Gli studenti del liceo Felicia e Peppino Impastato di Partinico tornano a denunciare le condizioni dell'istituto e chiedono interventi concreti. Vi raccontiamo che succede

  • Pubblicato il
    4 novembre 2026

Liceo Felicia e Peppino Impastato di Partinico

Gli studenti del liceo Felicia e Peppino Impastato di Partinico tornano a denunciare le criticità strutturali e la carenza di spazi che da anni interessano il loro istituto. Attraverso una nota diffusa da un gruppo di studenti del liceo, i ragazzi hanno portato all'attenzione pubblica una situazione che, nonostante le promesse e gli impegni assunti negli anni, continuerebbe a rimanere irrisolta. Nel mirino finiscono soprattutto le condizioni della sede principale e del plesso "Garibaldi", utilizzato come succursale.

La denuncia degli studenti

«Sono anni che l'Istituto Felicia e Peppino Impastato subisce le conseguenze di promesse non mantenute». La denuncia degli studenti ripercorre una vicenda che, secondo quanto raccontato nella nota, avrebbe iniziato a prendere forma durante il periodo della pandemia, quando la scuola è stata costretta a riorganizzare i propri spazi per far fronte alle nuove esigenze didattiche: «Tutto è partito dalla situazione disastrosa derivata dalle normative del Covid-19, quando la scuola è stata costretta a chiudere il lato dedicato al bar e a numerosi laboratori, in modo da permettere la creazione di nuove classi».

Una soluzione che, nata in un momento di emergenza, avrebbe dovuto essere temporanea ma che, stando a quanto riferito dagli studenti, si sarebbe protratta negli anni, senza che venissero individuati spazi alternativi. Nel frattempo, le iscrizioni all'istituto sarebbero aumentate, aggravando ulteriormente una situazione già difficile.

«Nell'emergenza – prosegue la nota – noi studenti abbiamo accettato le condizioni che ci sono state imposte. Ma da allora le condizioni non hanno fatto altro che peggiorare. Ogni anno le iscrizioni nel nostro istituto aumentano vertiginosamente e, seppur gli spazi scarseggino, l'istituto continua ad accettare nuovi studenti».

Gli studenti chiamano in causa anche la Città Metropolitana di Palermo, alla quale viene contestato il mancato seguito agli impegni assunti con la comunità studentesca. Una vicenda che affonda le radici nella manifestazione del novembre 2025, quando numerosi studenti del liceo avevano raggiunto Palermo per protestare davanti a Palazzo Comitini.

In quell'occasione, durante un confronto con la Città Metropolitana, sarebbe stata prospettata l'individuazione di una nuova succursale per rispondere alla carenza di aule. Tra le ipotesi avanzate c'erano un edificio in via Catalano, il (citando la nota degli studenti) "vecchio scientifico", oppure una struttura in via Vicenza, inizialmente destinata ad asilo nido e che avrebbe dovuto ospitare le classi dell'indirizzo linguistico.

«Dopo la manifestazione avvenuta nel novembre del 2025, dove una grande parte della nostra scuola è scesa a Palermo protestando davanti a Palazzo Comitini, abbiamo ricevuto una proposta al tavolo con la Città Metropolitana: l'istituzione di una succursale identificando come possibili strutture un plesso in via Catalano, ovvero il "vecchio scientifico", oppure una struttura in via Vicenza che da asilo nido sarebbe dovuto diventare una succursale della nostra scuola destinata all'indirizzo linguistico».

A distanza di mesi, però, le soluzioni prospettate non sembrerebbero essersi concretizzate. La situazione degli spazi sarebbe rimasta sostanzialmente invariata, mentre il numero degli iscritti avrebbe continuato a crescere. Secondo quanto denunciato dagli studenti, rispetto allo scorso anno scolastico sono state attivate tre classi in più, rendendo necessario il ricorso ai doppi turni e l'utilizzo di ambienti non destinati alle attività didattiche.

Aule improvvisate in spazi non destinati alla didattica che, secondo gli studenti, sarebbero ormai diventate indispensabili per garantire le lezioni a tutti: «Sgabuzzini dei laboratori, stanze della palestra o addirittura la casa del custode, che vengono adibite ad aula con una lavagna e qualche banco per le classi meno numerose».

Cosa è successo dopo il terremoto

Non ci sarebbe soltanto il problema degli spazi. A preoccupare la comunità studentesca sono anche le condizioni strutturali degli edifici, con criticità segnalate sia nella sede principale sia nel plesso "Garibaldi". Proprio nella succursale, lunedì 26 ottobre, si sarebbe verificato un episodio che ha alimentato ulteriormente le preoccupazioni dei ragazzi: in seguito a una scossa di terremoto, un pezzo di una plafoniera sarebbe ceduta all'interno di un'aula.

«È caduto un neon dal tetto di una classe a causa delle numerose crepe già presenti nel muro», raccontano gli studenti, che tornano così a richiamare l'attenzione sulle condizioni degli ambienti in cui trascorrono quotidianamente le proprie giornate. La nota degli studenti si conclude con un appello alle istituzioni, affinché alle promesse e agli impegni seguano interventi concreti. Una richiesta che nasce da un malcontento ormai diffuso tra gli studenti, stanchi di dover fare i conti con le stesse problematiche anno dopo anno.

«Più volte, di fronte a questi avvenimenti, abbiamo cercato di farci sentire alzando la voce, ma l'unica risposta che ci è pervenuta è stata quella di pensare unicamente a studiare. Noi studenti, però, siamo stanchi di vivere in queste condizioni, e vorremmo ottenere, oltre che delle risposte, anche delle soluzioni concrete ed efficienti a queste problematiche».
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