SCUOLA E UNIVERSITÀ

Serata interrotta a Unipa, il rettore: "Non era autorizzata", è protesta tra gli studenti

Una serata interrotta dall'arrivo dei carabinieri scatena la protesta degli studenti. Vi raccontiamo cosa è successo ieri sera (29 ottobre). La replica del rettore

  • Pubblicato il
    30 ottobre 2026

Facoltà di Lettere

Una serata studentesca organizzata per offrire alla comunità universitaria un momento di condivisione tra musica e cultura si è conclusa con l’intervento dei carabinieri. È quanto accaduto nella serata di giovedì 29 ottobre all’Università degli Studi di Palermo, dove diverse pattuglie delle forze dell’ordine hanno interrotto l’iniziativa promossa dagli studenti del Dipartimento di Scienze umanistiche, nell’androne dell’Edificio 12.

Secondo quanto riferito dagli organizzatori, le forze dell’ordine sarebbero intervenute su richiesta del rettore Massimo Midiri. La serata prevedeva l’esibizione di diversi artisti iscritti all’Ateneo palermitano, con l’obiettivo di creare un’occasione di aggregazione e partecipazione attraverso la musica.

Forze dell'ordine a Unipa

Dopo diversi minuti trascorsi a illustrare alle forze dell’ordine le finalità dell’iniziativa, agli studenti sarebbe stato imposto di lasciare gli spazi universitari. Una decisione che ha suscitato la dura reazione di una parte della comunità studentesca, che contesta le modalità con cui è stata interrotta la manifestazione.

«Una situazione che lascia profondamente scossa la comunità studentesca – spiega Fabrizio Calderone, studente di Lettere – soprattutto alla luce delle numerose serate organizzate negli ultimi anni nell’androne dell’ex Facoltà di Lettere e Filosofia, senza arrecare alcun danno ai beni universitari».

La vicenda ha riacceso il dibattito sul rapporto tra governance universitaria e rappresentanza studentesca, in particolare sulla possibilità di utilizzare gli spazi dell’Ateneo per iniziative culturali e momenti di aggregazione autorganizzati.

Sulla stessa linea anche Francesca Vallone, studentessa di Scienze dell’Antichità, che ha contestato apertamente la scelta di coinvolgere le forze dell’ordine per interrompere l’evento: «L’Università appartiene agli studenti e gli spazi che la compongono dovrebbero essere luoghi in cui potersi confrontare serenamente, dibattere e anche divertirsi in maniera sana».

La studentessa ha poi definito sproporzionato l’intervento: «Ricorrere all’intervento delle forze dell’ordine rappresenta una risposta profondamente sproporzionata e costituisce un grave precedente. Chiediamo le dimissioni immediate del Rettore. L’Ateneo di Palermo non è uno Stato di polizia, in cui anche la più semplice iniziativa studentesca debba essere repressa con modalità tanto sproporzionate».

Infine, Vallone ha criticato la distanza che, secondo gli studenti, il rettore continuerebbe a mantenere nei confronti della comunità universitaria: «Ancora una volta, dall’alto della propria torre d’avorio, il Rettore ha assunto una decisione dura, ma coerente con la distanza che continua a dimostrare nei confronti della comunità studentesca».

La risposta del rettore Midiri

Arriva la risposta del Rettore Midiri, riportata dall’Ansa, che in seguito a quanto accaduto ha dichiarato: «Dispiace che la vicenda venga rappresentata come un atto di repressione nei confronti degli studenti. È necessario chiarire che la serata non era stata autorizzata né è pervenuta alcuna richiesta preventiva. Inoltre, l'iniziativa è stata promossa da un'associazione non riconosciuta dall'Università».

«La priorità dell'Ateneo - continua il Rettore Midiri - è sempre la sicurezza degli studenti e di tutta la comunità universitaria. Il campus è degli studenti e deve essere un luogo vivo, aperto alla cultura, al confronto e alla socialità. Ma ogni iniziativa deve svolgersi nel rispetto delle regole e delle necessarie procedure autorizzative. Non esiste contrapposizione tra libertà di partecipazione e sicurezza: il nostro dovere è garantire entrambe. La sicurezza non limita la vita universitaria, ma ne è una condizione indispensabile»

Pronta la replica degli studenti, che questa mattina si sono riuniti in assemblea straordinaria all’interno dell’edificio 12: «Scopriamo oggi di non essere riconosciuti dal Magnifico Rettore – spiegano –. Da cinque anni organizziamo gli stessi eventi culturali e musicali all’interno del dipartimento, senza che sia mai stata sollevata alcuna obiezione o richiesta un’autorizzazione formale. Una prassi che non ha mai rappresentato un problema e che oggi viene improvvisamente contestata».

Gli studenti puntano soprattutto il dito contro la gestione dell’episodio di ieri, quando nell’edificio sono intervenuti i carabinieri: «Di fronte a una situazione che avrebbe potuto essere affrontata attraverso il dialogo e il confronto con gli studenti, si è scelto di ricorrere alle forze dell’ordine. Un fatto anomalo, che non ricordiamo sia mai accaduto prima all’interno della nostra università». Al termine dell’assemblea, gli studenti hanno votato e proclamato lo stato di agitazione permanente.

La comunità studentesca chiede a gran voce di riappropriarsi dei propri spazi, rivendicando il diritto di vivere quotidianamente l’Università come un luogo di incontro, confronto e partecipazione. Un ambiente che, secondo gli studenti, non dovrebbe limitarsi alle sole attività didattiche e agli esami, ma lasciare spazio anche ad attività culturali e momenti di socialità, senza ricorrere a interventi repressivi del tutto sproporzionati e profondamente distanti dal contesto universitario.
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