SCUOLA E UNIVERSITÀ

Ogni mattina la lista aumenta a Palermo: salgono a 17 le scuole occupate, quali sono

La protesta non si ferma e coinvolge sempre più istituti. Nell'articolo vi raccontiamo cosa è successo questa mattina. Le interviste degli studenti

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • Pubblicato il
    28 ottobre 2026

Scuole occupate a Palermo

Gli studenti palermitani non sono intenzionati a fermare le loro proteste: sale a 17 il numero delle scuole occupate a Palermo, alla lista si aggiungono: Basile di Monreale, Marco Polo, Einstein, Finocchiaro, Catalano, Almeyda, Cassarà, Medi, Regina Margherita e Benedetto Croce.

Il bilancio delle scuole occupate

Gli studenti del Marco polo, che hanno occupato ieri (27 ottobre), ci dicono che la mobilitazione «nasce dal crescente disagio degli studenti nei confronti di una scuola sempre più repressiva, definanziata e distante dalle reali esigenze di chi la vive ogni giorno.

Crediamo che la scuola debba essere un luogo di formazione, confronto, partecipazione e crescita, non uno spazio in cui gli studenti vengono messi a tacere. Vogliamo un’istruzione che garantisca pari opportunità, emancipazione ed un futuro migliore per tutti. Per noi, occupare vuol dire rivendicare il diritto di essere ascoltati, a partecipare alle decisioni che riguardano il nostro futuro e a pretendere una scuola più giusta, sicura ed inclusiva».

Gi studenti del Finocchiaro Aprile hanno invece occupato questa mattina (28 ottobre), dopo un’assemblea straordinaria chiamata dai ragazzi: «Questa scelta nasce dall’iniziativa della comunità studentesca in seguito alle varie problematiche che viviamo nella nostra scuola – racconta a Balarm Gaia Ragusa -. Da anni viviamo in condizioni di disagio legate alla mancanza di spazi del nostro istituto, che portano a gravi problemi legati al sovraffollamento della scuola.

Infatti, con l’aumento esponenziale delle iscrizioni e la mancanza di una seconda succursale, gli studenti del plesso Paternò sono costretti a seguire le lezioni in “aule alternative” come palestra, biblioteca o l’ex presidenza della scuola, impedendo non solo uno svolgimento tranquillo e sicuro delle lezioni per gli studenti collocati in queste “aule”, ma impedendo anche che questi spazi vengano utilizzati per le funzioni originarie».

Le istanze degli studenti del Finocchiaro Aprile nascono però anche dalla consapevolezza che i problemi che vivono ogni giorno non sono circoscritti alle mura del proprio istituto, ma siano i invece figlie di dinamiche più complesse. «Crediamo che le problematiche che viviamo all’interno della nostra scuola non siano coincidenze, ma parte di un sistema più ampio che ha smesso di mettere al primo posto le necessità di noi studenti.

I disagi strutturali della nostra scuola per noi fanno parte delle scelte politiche dello Stato, che continua a dirottare fondi destinati alle scuole ad altri settori, lasciando indietro le scuole siciliane, che vivono in condizioni disastrose. Siamo stanchi di vivere ogni giorno il costante divario tra le scuole del Nord e le nostre, siamo stanchi di non avere i nostri spazi e di non sentirci ascoltati».

"Noi vogliamo restare in Sicilia"

Uno dei problemi che sta maggiormente a cuore agli studenti delle scuole che in questo momento stanno protestando, è legato all’emergenza provocata dall’emigrazione forata dalla Sicilia: «Se in questo momento stiamo protestando è anche per dire chiaramente che noi qui in Sicilia vogliamo rimanere. Il divario tra le scuole del Nord e le nostre si lega a doppio filo ad una problematica più grande, che costringe ogni anno 20.000 giovani siciliani a lasciare questa terra per cercare un futuro dignitoso altrove.

Perché dovremmo essere privati del diritto a rimanere in Sicilia? Perché quando guardiamo alla nostra terra, non riusciamo ad immaginare qui un futuro ricco, dignitoso e stabile? Crediamo che costruire il diritto a restare in Sicilia passi anche e soprattutto dai luoghi di formazione: pretendiamo spazi dignitosi in cui studiare, formarci ed immaginare il nostro futuro».

Occupato anche l'Einstein

Anche gli studenti del liceo Einstein, con l’occupazione di questa mattina, denunciano i problemi con cui gli studenti sono stanchi di convivere: tra problemi interni alla scuola e problemi più ampi, gli studenti hanno scelto di prendere il loro istituto fino a data da destinarsi.

«Questa mattina abbiamo dichiarato l’istituto occupato – racconta a Balarm Gabriele Saeli, rappresentante di istituto –. Abbiamo occupato il piano terra della scuola, infatti il preside ha chiuso i cancelli di accesso al resto dei piani della scuola. Nonostante questo, però, noi stiamo rimanendo all’interno della scuola, chiamando un’assemblea permanente per discutere di quelle che saranno le iniziative da portare avanti durante questi giorni di protesta, e per parlare anche delle diverse mobilitazioni delle scuole palermitane, che ci hanno visti scendere in piazza lo scorso venerdì 23 ottobre.

Le motivazioni principali della protesta sono la mancanza di attenzione da parte del governo alle esigenze della comunità studentesca, in particolare della Sicilia. Crediamo che serva destinare una maggiore attenzione nei confronti degli studenti siciliani, ma veniamo costantemente messi in secondo piano».

Non si perdono di vista le altre proteste

Durante le occupazioni di questi giorni, gli studenti non perdono di vista neanche i motivi che hanno portato pescatori, autotrasportatori e agricoltori a scendere in piazza in queste settimane, anche al fianco degli studenti. «La nostra protesta, oltre a mettere in evidenza tutte le problematiche legate al mondo della scuola, è un modo per dire chiaramente che non si ferma il nostro sostegno verso tutte le categorie colpite dal caro carburante.

Un problema che riguarda anche noi e le nostre famiglie. Da studenti siciliani, crediamo si assurdo, infatti, che la nostra regione paghi a caro prezzo il carburante, quando è la seconda regione per estrazione del carburante e la prima per raffinazione; infatti, noi raffiniamo il 43% degli idrocarburi in Italia.

La nostra lotta vuole dire chiaramente che non siamo più intenzionati a scendere a compromessi con uno Stato che non fa altro che estrarre risorse dalla nostra terra, sia fisiche che no, e che in cambio non da altro che miseria, che non da tutele. Vogliamo vedere la nostra terra prosperare, svilupparsi, vogliamo che nascano qui le aziende e che sempre qui si riescano a trovare le condizioni per vivere dignitosamente».
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