SCUOLA E UNIVERSITÀ

Dal caso dell'Einstein alle nuove scuole occupate: le proteste continuano a Palermo

Non si fermano le occupazioni negli istituti e intanto, al liceo Einstein scoppia la polemica sulla sicurezza dell’edificio: la dirigenza interviene per fare chiarezza

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • Pubblicato il
    4 novembre 2026

Il liceo Cannizzaro occupato

Continua la protesta studentesca ma non mancano le polemiche. Ieri (3 novembre) hanno infatti occupato gli studenti del Cannizzaro, del Volta, del Dolci e del Kyohara, De Cosmi, Almeyda e il Medi e questa mattina (4 novembre) ad unirsi sono stati i ragazzi del Duca degli Abruzzi e del Pareto. Mentre altri istituti che hanno occupato negli ultimi giorni non demordono, ma hanno suscitato in alcuni casi delle polemiche esterne.

La conta degli istituti occupati

Andiamo però con ordine: gli studenti che continuano occupare le proprie scuole, e rivendicano, oltre ai problemi interni agli istituti, anche la possibilità di essere veramente protagonisti ed essere ascoltati. «Abbiamo deciso di occupare il Liceo Cannizzaro – raccontano a Balarm gli studenti - perché crediamo che la scuola debba essere molto più di un luogo di formazione didattica.

Deve essere uno spazio di partecipazione, confronto e crescita collettiva. Vogliamo dare voce alle problematiche che riguardano il nostro istituto e il mondo dell’istruzione, ma anche affrontare questioni più ampie, come il diritto al futuro, le condizioni del lavoro, la situazione politica attuale e l’emigrazione forzata dei giovani dalla Sicilia. Rivendichiamo il diritto degli studenti di essere protagonisti della vita scolastica, perché la scuola appartiene a chi la vive ogni giorno. L’occupazione nasce quindi dalla volontà di costruire una comunità più consapevole, informata e partecipe, nel rispetto e nella tutela degli spazi che sono patrimonio di tutti».

"La scuola deve essere un luogo sicuro"

Gli studenti del Danilo Dolci, invece, hanno scelto di mobilitarsi collettivamente occupando l’istituto da martedì 3 novembre fino a data da destinarsi: «Questa decisione nasce da un malcontento diffuso e dalla volontà di portare all’attenzione della comunità scolastica e delle istituzioni una serie di problematiche che da tempo compromettono la qualità della nostra esperienza scolastica – raccontano i ragazzi -. Riteniamo che la scuola debba essere un luogo sicuro, dignitoso, inclusivo e capace di garantire a tutti pari opportunità. Tuttavia, le condizioni attuali ci portano a denunciare diverse criticità».

Le condizioni denunciate dai ragazzi appartengono un po' a tutte le scuole: carenze strutturali, mancanza di spazi e classi itineranti: «Questo incide quotidianamente sul nostro diritto a studiare in tranquillità e in ambienti sicuri. Il continuo spostamento delle classi da un'aula all'altra e, in alcuni casi, tra sedi differenti, genera disagi, perdita di tempo e difficoltà nell'organizzazione delle attività didattiche.

Riteniamo che ogni studente debba poter contare su un ambiente stabile e adeguato, senza essere costretto a continui cambiamenti che ostacolano la regolarità delle lezioni». I ragazzi sono inoltre parecchio preoccupati rispetto alla gestione generale degli spazi scolastici, i cui problemi sembrano non venire mai risolti.

«Esprimiamo inoltre preoccupazione per la gestione degli spazi scolastici e per il ricorso a strutture esterne, anche attraverso forme di affitto o subaffitto, mentre all'interno degli edifici persistono problematiche che richiederebbero interventi concreti. Nel corso del tempo sono state prospettate diverse soluzioni e promesse di manutenzione e ristrutturazione che, a oggi, non hanno trovato una risposta pienamente soddisfacente. Chiediamo quindi maggiore attenzione e interventi effettivi, non ulteriori rinvii».

"Prospettive preoccupanti"

Come nel caso di molte altre proteste, si denunciano anche i continui tagli all’istruzione, che tra le altre cose non fanno altro che aumentare il divario tra le condizioni delle scuole del Nord e quelle del Sud e delle isole.

«Consideriamo queste prospettive estremamente preoccupanti: ridurre il personale e gli investimenti nella scuola significa rischiare di compromettere ulteriormente la qualità dell'insegnamento, i servizi e il diritto allo studio. Crediamo, al contrario, che l'istruzione debba rappresentare una priorità assoluta e non un settore sul quale continuare a risparmiare.

Le problematiche che viviamo quotidianamente sono anche il risultato di una carenza generale di finanziamenti e investimenti nel sistema scolastico. Non si può pretendere una scuola moderna, efficiente e inclusiva senza garantire risorse adeguate per la manutenzione degli edifici, l’acquisto di materiali didattici, il potenziamento dei laboratori e il miglioramento dell’offerta formativa.
La scuola non può essere lasciata in secondo piano: investire nell'istruzione significa investire nel futuro delle nuove generazioni».

Uno degli altri fronti della protesta è dato dal complessivo aumento del costo della vita, che rende complicato per gli studenti e le loro famiglie riuscire a mantenere i costi non solo per il proprio percorso scolastico ma generale, motivo anche delle svariate proteste delle ultime settimane.

"Non occupiamo per distruggere"

«Non possiamo ignorare le difficoltà economiche che interessano numerose famiglie. L'aumento del costo della vita, dei beni di prima necessità, dei trasporti e del materiale scolastico rende sempre più difficile sostenere le spese legate all'istruzione. La scuola dovrebbe garantire a tutti le stesse opportunità, indipendentemente dalla situazione economica di provenienza. Per questo chiediamo maggiore attenzione alle condizioni degli studenti e delle loro famiglie.

Alla luce di tutte queste problematiche, riteniamo che la nostra mobilitazione sia il risultato di un malcontento che non può più essere ignorato. Non si tratta di una protesta fine a sé stessa, ma della volontà collettiva di dare voce a esigenze concrete, chiedere maggiore attenzione e rivendicare una scuola che rispetti pienamente il diritto allo studio e la dignità di chi la vive ogni giorno.

Chiediamo che le nostre richieste vengano ascoltate e che alle parole seguano finalmente interventi concreti. Crediamo che gli studenti non debbano essere considerati semplici spettatori delle decisioni che riguardano la scuola, ma parte attiva di una comunità che ha il diritto e il dovere di esprimere il proprio dissenso. Non occupiamo per distruggere – concludono -, ma per far sentire la nostra voce. Non chiediamo privilegi, ma diritti. Non vogliamo una scuola perfetta nelle parole, ma una scuola dignitosa nei fatti».

Il caso del liceo Einstein

Nel frattempo, a prendere parola pubblicamente è anche la direzione del liceo Einstein, in occupazione da ormai una settimana. Agli studenti occupanti, infatti, è stato messo a disposizione il primo piano della scuola per svolgere le proprie attività, come si legge in una nota diffusa dalla scuola stessa.

Da parte della dirigenza c’è la volontà di ascolto e di dialogo con i ragazzi. La scuola si trova però a dover rispondere anche ad altre polemiche scatenatesi sui social sulla presunta mancanza di sicurezza dei locali: «In concomitanza con questi eventi - si legge in una nota - su alcuni canali social non appartenenti al Liceo Einstein sono state diffuse, nei giorni scorsi, alcune false informazioni inerenti alle condizioni di sicurezza dei locali al liceo assegnati dalla Città Metropolitana. (In particolare, sulla pagina fb dell’Onorevole La Vardera, il post del 31 ottobre di Nino Bullaro, utente fb che molto si occupa del Liceo Einstein dichiarando dati falsi o imprecisi: il signore abita nei pressi della scuola).

La sicurezza di studenti e personale è la priorità di questa scuola e ogni richiesta di chiarimento delle famiglie è legittima. Poiché viene messa in dubbio (o negata) la regolarità della gestione della nostra sede, è doveroso precisare quanto segue: l’immobile sito in via Vivaldi 60, sede del liceo da circa sessant’anni, è condotto in locazione dalla Città Metropolitana di Palermo, presso la quale è depositata la documentazione.

Nel tempo ha ricevuto verifiche da parte dei tecnici della Città Metropolitana, dell’Asp di Palermo e dei vigili del fuoco. La scuola è inoltre in possesso di SCIA antincendio in corso di validità, condizione non scontata tra gli edifici scolastici della provincia. Tutte le misure di sicurezza sono messe in atto, a norma di legge: le uscite di sicurezza conducono a via Vivaldi e non sono presenti scale antincendio in ferro (vi sono due scale interne). Via Vivaldi è interdetta al solo traffico veicolare, in forza dell’ordinanza del 2016, il transito pedonale è libero, quindi l’esodo raggiunge un luogo sicuro sulla pubblica via.

Nello scorso anno scolastico sono state effettuate tre prove di evacuazione; le prove per l’anno in corso sono in programmazione. La soletta dell’area antistante all’ingresso è carrabile, come l’intera via Vivaldi e il piazzale del liceo Almeyda. Questa sopporta giornalmente carichi statici di 3–5 kN/m2 e dinamici fino a 7 kN/m2, ben superiori al carico di una folla compatta (circa 3–4 kN/m2). Le opere di urbanizzazione primaria, la rete fognaria e la viabilità pubblica non rientrano tra le competenze dell’istituzione scolastica. Riguardano il Comune di Palermo, la Città Metropolitana e i proprietari dell’immobile, ciascuno per quanto di competenza. La scuola ha ripetutamente sollecitato formalmente gli enti, anche per ottenere risposte ufficiali alle domande delle famiglie.

Il dirigente e il suo staff ascoltano ogni giorno famiglie e studenti, confermando la consueta vocazione al dialogo e al confronto. Le questioni di sicurezza, per delicatezza e complessità tecnica, vanno affrontate di persona e con gli atti alla mano, non tramite post e commenti: ecco perché abbiamo scelto di non alimentare polemiche sui canali social ufficiali della scuola, la cui utilità consiste nel comunicare le nostre attività. La trasparenza è sempre garantita, secondo quanto da norma prevista».

L'incontro con la deputata Schillaci

Proprio oggi (4 novembre) il liceo Einstein fa sapere che si è recata lì la deputata pentastellata dell'Ars Roberta Schillaci: «Oggi a scuola abbiamo ricevuto una visita da parte dell’Onorevole dell’Assemblea Regionale Siciliana Roberta Schillaci, spinta dalla preoccupazione espressa da alcune voci, di recente apparse su pagine social non gestite dalla nostra scuola, in merito alle condizioni di sicurezza in cui operiamo. Dopo aver dialogato con i rappresentanti degli studenti, la parlamentare è stata accolta dalla nostra vicepreside Sofia Cardella.

La professoressa Cardella ha informato la deputata Schillaci su tutti i dati reali e documentati che riguardano la manutenzione dello stabile, il Piano di Emergenza ed Evacuazione, le verifiche in più occasioni effettuate dai vigili del fuoco, l’effettuazione dei lavori di manutenzione previo ottenimento della SCIA, la carrabilità della pavimentazione antistante all'edificio.

Rassicurata da questi dati, l’Onorevole ha voluto soffermarsi sui punti di criticità, con i quali il nostro dirigente scolastico Giuseppe Polizzi si misura costantemente: il divieto di sosta in corrispondenza del sottopassaggio tra il piazzale e l’accesso da via Malaspina, che spesso non è rispettato, motivo per cui periodicamente chiediamo alla Polizia Municipale di intervenire; gli spazi attigui all’edificio che da tempo chiediamo di poter avere, per garantire ai nostri studenti adeguati spazi esterni.

Su queste importanti questioni, Roberta Schillaci intende aprire un’analisi in seno all’Ars, con una interrogazione parlamentare. Altro tema caldo - e l’aggettivo, qui, non è casuale - è la mancata climatizzazione delle nostre aule, cui speriamo si possa provvedere grazie allo stanziamento di 20 milioni di euro appena approvato all’ARS, in variazione di bilancio, come ci ha ricordato la parlamentare regionale, che ne è stata promotrice».
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