SCUOLA E UNIVERSITÀ

La lettera aperta della prof da Palermo arriva a tutta la Sicilia: "Solidali con gli studenti"

Un’ondata di solidarietà dal cuore del Liceo Galilei si allarga a tutta l'isola e non solo: tantissime le firme di adesione all'iniziativa della docente Barbara Giordano

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • Pubblicato il
    3 novembre 2026

Un'immagine della protesta del 17 ottobre

«In relazione alle molte dichiarazioni e delibere provenienti da dirigenti scolastici e Consigli d’Istituto che minacciano repressione, interventi delle forze dell’ordine e le più svariate e incredibili rappresaglie, desideriamo esprimere la nostra solidarietà con il movimento studentesco a livello nazionale ed europeo contro le molteplici e sempre più gravi criticità del sistema scolastico, la precarietà lavorativa, i tagli alla sanità e al welfare, l’aumento delle spese militari e il clima di crescente violenza internazionale».

La lettera aperta

Inizia così la lettera aperta firmata da diversi docenti delle scuole palermitane che in questo momento sono in stato di agitazione. Un’ondata di solidarietà che dal cuore del Liceo Galilei si allarga a macchia d'olio in tutta la Sicilia e oltre: questo è quanto emerge dal racconto di Barbara Giordano, docente palermitana promotrice di una lettera aperta che, a poche ore dalla pubblicazione del link di adesione, ha già raccolto decine di firme tra docenti delle scuole superiori, universitari (da Siena a Firenze) e persino colleghi all'estero, come nel caso del Liceo Italiano di Barcellona.

Abbiamo infatti visto in questi giorni decine di scuole palermitane mobilitarsi, scendendo in piazza e occupando le proprie sedi. Ma qual è stata la risposta dei docenti alle mobilitazioni? Un'iniziativa nata in modo del tutto spontaneo dalla forte preoccupazione per i ragazzi, soprattutto nei giorni caldi delle occupazioni e dei timori legati a possibili interventi delle forze dell'ordine.

Solidarietà da tutta la Sicilia

«Ho iniziato a muovermi venerdì scorso – racconta la professoressa Giordano a Balarm – quando i miei alunni del Galilei erano ancora in occupazione e circolava un comunicato del Consiglio d'Istituto che preannunciava lo sgombero. Ho cercato di coinvolgere i colleghi, frenati purtroppo da un forte clima di paura». Nonostante le resistenze iniziali, l'appello ha trovato terreno fertile. La rete di insegnanti uniti a sostegno del mondo studentesco è subito cresciuta, la lettera aperta è stata sottoscritta da decine di docenti, non solo di Palermo e provincia, allargandosi a tutta la Sicilia.

Dietro la protesta, secondo la docente, c'è un malcontento profondo che va oltre le singole aule scolastiche. «Il movimento dei nostri alunni nasce dalle condizioni generali in cui viviamo: la crisi sociale, i problemi della scuola e un contesto internazionale segnato da una violenza crescente - spiega, evidenziando quanto il problema sia strutturale -. Il livello di repressione è alto, parte dal governo e i presidi recepiscono le indicazioni del Ministero. Nonostante qualche rara eccezione di apertura al dialogo o di docenti schierati al fianco dei cortei, la risposta prevalente resta quella dei decreti sicurezza e della linea dura».

A chi bolla le proteste con il classico "andate a studiare", riducendo la scuola a un luogo di sola trasmissione passiva di nozioni, la docente risponde con forza, rivendicando l'alto valore formativo della mobilitazione: «Questo è un momento formativo centrale. La scuola troppo spesso costringe gli studenti a obbedire passivamente, a ripetere senza usare la testa. Vedere invece la luce nei loro occhi quando si attivano, rischiano e si mettono in gioco è bellissimo».

Un ritorno alla politica

Un ritorno alla politica intesa nel suo significato più nobile ed etimologico: il legame con la polis, la comunità e la gestione partecipata della democrazia. Nel richiamare l'attenzione sui grandi temi globali che infiammano le coscienze dei giovani di oggi, portandoli a protestare con i metodi più disparati, a risaltare è la dicotomia tra legalità e giustizia, soprattutto quando si guarda ad esperienze di licei occupati. «Bisogna distinguere tra la legalità astratta e la giustizia. - continua la professoressa - In un regime o in contesti di forte eliminazione dei diritti, la legalità riguarda semplicemente le leggi vigenti, ma non tutte le leggi sono giuste. Il nostro dovere è combattere per la giustizia, e i nostri studenti lo stanno facendo a gran voce».

Mentre a Palermo e in tutto il resto d’Europa le mobilitazioni studentesche continuano, il mondo della scuola apre così un inedito fronte di riflessione e vicinanza generazionale, rivendicando il diritto dei giovani a riprendersi il proprio futuro, e di farlo senza paura e senza chiedere il permesso.
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