SCUOLA E UNIVERSITÀ

Un altro raid vandalico alla scuola Falcone: «Serve un commissario ad hoc per lo Zen»

Un nuovo atto vandalico che si aggiunge a una lunga serie di incursioni, furti e danneggiamenti subiti dall'istituto. Pochi mesi fa, gli spari contro la chiesa

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • Pubblicato il
    2 novembre 2026

La scuola Falcone allo Zen

Ci sono scuole in cui, oltre a insegnare, bisogna continuamente ricominciare. Riparare quello che è stato distrutto, sostituire quello che è stato rubato, rimettere in sicurezza gli spazi e provare a garantire ai bambini il diritto di frequentare le lezioni senza interruzioni.

È una storia che all'istituto comprensivo Giovanni Falcone, nel quartiere San Filippo Neri di Palermo, conosciuto soprattutto con il suo vecchio nome, Zen, si ripete ormai da anni. L'ultimo episodio è stato segnalato questa mattina: qualcuno ha infranto quattro vetri e danneggiato la pensilina esterna della scuola dell'infanzia. Un nuovo atto vandalico che si aggiunge a una lunga serie di incursioni, furti e danneggiamenti subiti dall'istituto.

A denunciare quanto accaduto è Ferdinando Cusimano, consigliere della Settima Circoscrizione, che esprime vicinanza alla comunità scolastica e chiede un intervento urgente delle istituzioni. «Si tratta dell'ennesimo attacco alla libertà, allo Stato e alle istituzioni», dichiara, manifestando il proprio «profondo rammarico» e la solidarietà alla dirigente scolastica, al personale, alle famiglie e agli alunni.

Una lunga storia di furti e danneggiamenti

La scuola Falcone non è nuova a episodi del genere. Nel luglio del 2017 qualcuno arrivò persino a decapitare la statua di Giovanni Falcone collocata davanti all'istituto, utilizzandone una parte per sfondare il vetro dell'ingresso. Pochi giorni dopo, davanti alla scuola venne trovato un uccello decapitato, un episodio sul quale si concentrò l'attenzione degli investigatori per il suo possibile significato intimidatorio.

Nel giugno del 2020, a distanza di appena una settimana, due incursioni devastarono le aule, tra banchi rovesciati, infissi distrutti e materiale didattico danneggiato. Nel 2022 furono trovati vetri infranti, telecamere bruciate, inferriate divelte e numerosi bossoli nell'area dell'istituto. L'anno successivo vennero danneggiate le porte d'ingresso e rubati alcuni climatizzatori.

Poi, nel 2024, il furto di una grossa fornitura di prodotti per la pulizia e quello dei cavi di rame dell'impianto elettrico, che lasciò la scuola senza corrente, costringendo alla sospensione delle lezioni e provocando la protesta di genitori e alunni.

Non è soltanto la scuola a essere stata presa di mira. Anche la parrocchia San Filippo Neri, un altro punto di riferimento per gli abitanti dello Zen, è stata ripetutamente bersaglio di vandalismi e intimidazioni. Nel giugno del 2023 ignoti devastarono parte del sagrato, divellendo lastre di marmo e danneggiando un albero.

Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 gli episodi sono diventati ancora più gravi: colpi d'arma da fuoco sono stati esplosi contro la chiesa, raggiungendo anche le pareti interne e danneggiando il quadro elettrico. «Evidentemente quello che fa la Chiesa nel quartiere dà fastidio a qualcuno», aveva dichiarato allora il parroco don Giovanni Giannalia, chiedendo alle istituzioni interventi concreti e strutturali.

Una richiesta che torna d'attualità dopo quest’ultimo episodio. Per Cusimano, la risposta deve partire da un rafforzamento della sicurezza. «Serve un Piano Marshall per lo Zen. Ci vuole un commissario con pieni poteri che garantisca la sicurezza pubblica, attraverso una presenza massiccia delle forze dell'ordine in tutto il quartiere», afferma il consigliere, chiedendo anche più telecamere e sistemi di allarme nelle scuole.

Ma la sua proposta guarda anche al recupero del quartiere, attraverso il coinvolgimento diretto degli abitanti e misure economiche per favorire le attività regolari. «Un commissario potrebbe impiegare le persone del quartiere per recuperare lo stesso Zen», spiega Cusimano, che propone anche la creazione di una zona free tax e maggiori poteri alle circoscrizioni.

Interventi che, secondo il consigliere, non possono più essere rimandati, soprattutto alla luce di quanto accaduto negli ultimi anni. «Di concreto non è stato fatto niente, solo parole. Oggi hanno colpito la scuola, domani sarà un altro luogo simbolo dello Zen».

A chiedere risposte concrete è anche la Flc Cgil Palermo. «È finito il tempo delle chiacchiere, delle dichiarazioni di solidarietà e delle passerelle istituzionali. Adesso deve cominciare il tempo dei fatti, delle scelte coraggiose e degli interventi concreti», dichiarano Fabio Cirino, segretario generale della Flc Cgil Palermo, e Zaher Darwish, segretario della Camera del Lavoro dello Zen.

Il sindacato chiede al governo risorse aggiuntive per le scuole dei territori più fragili e la convocazione di un tavolo interistituzionale, oltre a sistemi di sicurezza efficienti e a un servizio continuativo di sostegno psicologico e socioeducativo. «La ripetizione di episodi di violenza e vandalismo incide sul senso di sicurezza e sulla serenità di un'intera comunità educante. Non si può pretendere che la scuola, da sola, compensi tutte le fragilità di un territorio», sottolineano Cirino e Darwish.

Il problema delle opportunità negate

Oltre agli interventi richiesti alle istituzioni, per Fabrizio Arena, presidente dell'associazione Laboratorio Zen Insieme, c'è anche un altro aspetto da considerare: il modo in cui si raccontano il quartiere e le persone che lo abitano.

«Deve cambiare la narrazione, anzitutto. Se polarizziamo le posizioni e di fronte all'ennesimo atto vandalico poniamo ancora una volta da un lato il degrado e l'ignoranza e dall'altro gli eroi che resistono, non se ne esce più».

Per Arena, il cambiamento deve partire da un maggiore coinvolgimento della comunità. «Serve fare squadra. Ma in questa squadra devono starci famiglie, genitori, alunni, prima ancora che istituzioni e associazioni. La scuola è prima di tutto la loro casa». Un percorso che richiede la capacità di leggere le dinamiche del quartiere e ascoltare chi lo abita, per costruire un rapporto di fiducia.

Un rapporto che, secondo Arena, negli anni ha subito profonde fratture. Il riferimento è anche alla vicenda dell'ex dirigente scolastica Daniela Lo Verde, arrestata nell'aprile del 2023 con le accuse di corruzione e peculato e che nel settembre del 2026 ha patteggiato una pena di due anni e sei mesi. Al centro dell'inchiesta, condotta dalla Procura europea, l'appropriazione di generi alimentari destinati alla mensa scolastica e dispositivi elettronici acquistati con fondi europei per gli studenti.

«La scuola Falcone fa un gran lavoro, ma paga ancora lo scotto di quanto accaduto qualche anno fa: aver subito un tradimento da quello che dovrebbe essere un avamposto di legalità, uno spazio in cui si cresce e si costruisce il futuro di una comunità, è un trauma profondo, soprattutto in un quartiere che ha un rapporto così travagliato con le istituzioni».

Arena ricorda inoltre che per diversi anni le associazioni del territorio non hanno potuto lavorare all'interno dell'istituto, diventato, a suo dire, un ambiente «chiuso e autoreferenziale». Una situazione dalla quale è stato difficile ripartire: «Tre anni fa non si è ripartiti da zero, ma da meno cento».

Oggi, tuttavia, intravede le condizioni per un cambiamento. «Sono certo che i presupposti per un cambio di passo ci siano tutti. La preside Spatola è qui solo da qualche settimana ma ha mostrato fin da subito una sensibilità e un acume che sono peculiarità imprescindibili per lavorare in un contesto così complesso come lo Zen. E non è scontato».

Tra grandi progetti e problemi quotidiani

Per comprendere quanto accade allo Zen, resta aperta un'altra questione: quanto incidono i progetti annunciati sulla vita quotidiana di chi abita a San Filippo Neri? È su questa distanza tra gli investimenti e i bisogni dei residenti che torna a soffermarsi Fabrizio Arena.
«Si stanziano fondi per grandi opere che rappresentano importanti opportunità per il quartiere, ma ci si dimentica di garantire il decoro ordinario: la pulizia, l'illuminazione, la cura e la manutenzione degli spazi sembrano ancora un miraggio qui».

Arena cita il caso del Baglio Mercadante, interessato da un intervento di recupero, per spiegare come anche un progetto potenzialmente importante rischi di essere percepito come distante dai bisogni degli abitanti. «Si fa fatica a raccontare alle persone quali opportunità porterà uno spazio come il Baglio Mercadante se, mentre il cantiere procede spedito, il quartiere continua a essere sporco, buio e abbandonato».

Il rischio, secondo il presidente di Laboratorio Zen Insieme, è che gli abitanti fatichino a riconoscere in questi interventi un cambiamento che li riguarda direttamente, mentre continuano a fare i conti con problemi irrisolti. Una contraddizione che Arena riassume con una domanda: «Vallo a spiegare il “Masterplan dello Zen” a chi nel 2026, nella quinta città di uno Stato del G7, non ha l'illuminazione pubblica sotto casa».
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