D'estate in Sicilia bolle di calore e temporali: El Niño c'entra (ma non solo), i motivi
Il fenomeno climatico che periodicamente riscalda le acque del Pacifico tropicale ha contribuito negli ultimi anni ad aumentare la temperatura media globale
Caldo
Se avete l'impressione che quest'estate il Sole abbia deciso di regolare i conti con l'umanità, non siete troppo lontani dalla realtà. Da settimane una gigantesca "bolla di calore" avvolge buona parte dell'Europa, trasformando città, campagne e spiagge in una sorta di forno ventilato a grandezza continentale. Basta leggere i bollettini climatici dei vari paesi che compongono l’UE per rendersene conto.
A Berlino qualche giorno fa si sono sfiorati i 42 °C, mentre a Parigi e a Londra le scuole e gli uffici pubblici hanno dovuto chiudere anzitempo, per via delle temperature troppo alte. Contemporaneamente, migliaia di persone sono morte nell’intero continente, per via dello shock termico e della disidratazione. Il problema è che non si tratta di un episodio isolato e, soprattutto, non sarà l'ultimo.
I climatologi ne sono ormai sicuri. Ogni anno sarà tra i più caldi registrati e se siete fra coloro che sperano di vivere a lungo, sappiate che nel corso di questo secolo le estati più roventi devono ancora venire. Molti si chiedono se la famosa bolla di calore che ha soffocato l’Europa in questi giorni sia colpa di El Niño.
In parte sì, ma solo indirettamente. Il fenomeno climatico che periodicamente riscalda le acque del Pacifico tropicale ha contribuito negli ultimi anni ad aumentare la temperatura media globale, rendendo ancora più probabili nuovi record di caldo.
Tuttavia, l'ondata che stiamo vivendo oggi è dovuta principalmente al cambiamento climatico provocato dalle attività umane, che rende ogni configurazione atmosferica favorevole al caldo molto più intensa rispetto al passato. In altre parole: El Niño può dare una spinta, ma il motore acceso è il riscaldamento globale.
Ma di preciso cosa è una “bolla di calore”. Si tratta di un'area di alta pressione molto intensa che agisce come il coperchio di una pentola. Quest’area comprime l'aria, impedisce alle perturbazioni di entrare e lascia il Sole libero di fare gli straordinari, provocando temperature elevatissime, notti tropicali, afa insopportabile e la sensazione che anche il marciapiede stia pensando di sciogliersi.
Ed è proprio qui che arriva la parte meno divertente. I climatologi lo ripetono da decenni: accumulare nell'atmosfera enormi quantità di gas serra significa aumentare la probabilità di eventi meteorologici estremi. Per molti anni questi avvertimenti sono stati considerati esagerati o relegati a un futuro lontano.
Oggi quel futuro è arrivato. Anche le istituzioni europee hanno recentemente riconosciuto che gli allarmi lanciati dalla comunità scientifica sono stati sottovalutati troppo a lungo. Le conseguenze sono ormai evidenti. Il clima europeo si sta riscaldando più rapidamente della media mondiale e gli eventi estremi stanno diventando sempre più frequenti e intensi.
Nelle prossime settimane dovremo quindi aspettarci un copione ormai familiare. Giornate afose con umidità elevata, temporali improvvisi capaci di scaricare in poche ore la pioggia di un mese, grandinate intense, raffiche di vento e un aumento del rischio di incendi boschivi.
Sembra un paradosso, ma un'atmosfera più calda contiene anche più vapore acqueo: quando le condizioni cambiano, tutta quell'acqua cade rapidamente, provocando nubifragi e alluvioni lampo. E poi c'è il fattore umano, che purtroppo continua a fare la sua parte.
Molti incendi hanno origine da comportamenti irresponsabili, come il gettare mozziconi di sigaretta lanciati dal finestrino e i barbecue improvvisati, per non parlare delle sterpaglie bruciate senza precauzioni in piena estate o perfino atti dolosi. Basta una scintilla nel posto sbagliato e, con vegetazione secca, temperature elevate e vento, le fiamme possono propagarsi in modo rapidissimo. Insomma, il clima non sta "impazzendo".
Sta solo reagendo a un sistema che abbiamo modificato per oltre un secolo. La differenza è che oggi gli effetti sono sempre più difficili da ignorare. Possiamo continuare a discutere se faccia davvero così caldo oppure prendere atto che il termometro, i satelliti e i dati raccolti dagli scienziati raccontano tutti la stessa storia.
Nel frattempo, se il ventilatore vi guarda con aria stanca, non prendetevela con lui. Sta facendo tutto quello che può. Il problema, purtroppo, è molto più grande.
A Berlino qualche giorno fa si sono sfiorati i 42 °C, mentre a Parigi e a Londra le scuole e gli uffici pubblici hanno dovuto chiudere anzitempo, per via delle temperature troppo alte. Contemporaneamente, migliaia di persone sono morte nell’intero continente, per via dello shock termico e della disidratazione. Il problema è che non si tratta di un episodio isolato e, soprattutto, non sarà l'ultimo.
I climatologi ne sono ormai sicuri. Ogni anno sarà tra i più caldi registrati e se siete fra coloro che sperano di vivere a lungo, sappiate che nel corso di questo secolo le estati più roventi devono ancora venire. Molti si chiedono se la famosa bolla di calore che ha soffocato l’Europa in questi giorni sia colpa di El Niño.
In parte sì, ma solo indirettamente. Il fenomeno climatico che periodicamente riscalda le acque del Pacifico tropicale ha contribuito negli ultimi anni ad aumentare la temperatura media globale, rendendo ancora più probabili nuovi record di caldo.
Tuttavia, l'ondata che stiamo vivendo oggi è dovuta principalmente al cambiamento climatico provocato dalle attività umane, che rende ogni configurazione atmosferica favorevole al caldo molto più intensa rispetto al passato. In altre parole: El Niño può dare una spinta, ma il motore acceso è il riscaldamento globale.
Ma di preciso cosa è una “bolla di calore”. Si tratta di un'area di alta pressione molto intensa che agisce come il coperchio di una pentola. Quest’area comprime l'aria, impedisce alle perturbazioni di entrare e lascia il Sole libero di fare gli straordinari, provocando temperature elevatissime, notti tropicali, afa insopportabile e la sensazione che anche il marciapiede stia pensando di sciogliersi.
Ed è proprio qui che arriva la parte meno divertente. I climatologi lo ripetono da decenni: accumulare nell'atmosfera enormi quantità di gas serra significa aumentare la probabilità di eventi meteorologici estremi. Per molti anni questi avvertimenti sono stati considerati esagerati o relegati a un futuro lontano.
Oggi quel futuro è arrivato. Anche le istituzioni europee hanno recentemente riconosciuto che gli allarmi lanciati dalla comunità scientifica sono stati sottovalutati troppo a lungo. Le conseguenze sono ormai evidenti. Il clima europeo si sta riscaldando più rapidamente della media mondiale e gli eventi estremi stanno diventando sempre più frequenti e intensi.
Nelle prossime settimane dovremo quindi aspettarci un copione ormai familiare. Giornate afose con umidità elevata, temporali improvvisi capaci di scaricare in poche ore la pioggia di un mese, grandinate intense, raffiche di vento e un aumento del rischio di incendi boschivi.
Sembra un paradosso, ma un'atmosfera più calda contiene anche più vapore acqueo: quando le condizioni cambiano, tutta quell'acqua cade rapidamente, provocando nubifragi e alluvioni lampo. E poi c'è il fattore umano, che purtroppo continua a fare la sua parte.
Molti incendi hanno origine da comportamenti irresponsabili, come il gettare mozziconi di sigaretta lanciati dal finestrino e i barbecue improvvisati, per non parlare delle sterpaglie bruciate senza precauzioni in piena estate o perfino atti dolosi. Basta una scintilla nel posto sbagliato e, con vegetazione secca, temperature elevate e vento, le fiamme possono propagarsi in modo rapidissimo. Insomma, il clima non sta "impazzendo".
Sta solo reagendo a un sistema che abbiamo modificato per oltre un secolo. La differenza è che oggi gli effetti sono sempre più difficili da ignorare. Possiamo continuare a discutere se faccia davvero così caldo oppure prendere atto che il termometro, i satelliti e i dati raccolti dagli scienziati raccontano tutti la stessa storia.
Nel frattempo, se il ventilatore vi guarda con aria stanca, non prendetevela con lui. Sta facendo tutto quello che può. Il problema, purtroppo, è molto più grande.
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