STORIA E TRADIZIONI

Dalla famiglia alla 'nciuria, il cognome la dice lunga: cosa significa davvero (in Sicilia)

L'origine e il significato di alcuni tra i più comuni cognomi dell'Isola. Cosa ci raccontano delle nostre tradizioni e stratificazioni sociali, dall'antichità a oggi

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 2 agosto 2026

Roberto Lipari

«I cognomi non sono mai nati per caso, né per vanità. Sono nati per bisogno. Poi diventati un’eredità familiare, una necessità pratica della storia: la risposta della burocrazia, della giustizia e della comunità alla crescita del mondo medievale...». Surname in inglese e cognome in Italiano, hanno la stessa origine latina (super nomen e cum nomine, ovvero “sopra il nome” e “con il nome”) e fanno riferimento a ciò che identificava qualcuno oltre il nome di battesimo.

In Italia, i cognomi possono riflettere vicende storiche, mestieri o caratteristiche fisiche, e sono diventati obbligatori ufficialmente solo nel 1564, durante il Concilio di Trento, per evitare matrimoni tra consanguinei -una necessità sociale, giuridica ed economica - già avvertita nel periodo medievale.

Con i romani vigeva il sistema della tria nomina (praenomen, nomen, cognomen), perfetto per identificare il cittadino, la sua gens e il ramo familiare. Con la caduta dell’Impero, tuttavia, si assiste al crollo di questi identificativi: la scomparsa dei grandi centri, fece dimenticare i nomi aggiuntivi e le piccole realtà rurali tornarono all’uso del sole nome singolo.

La vera svolta si ebbe tra il XI e il XIII secolo, quando la rinascita demografica, l'intensificarsi dei commerci e la diffusione degli atti notarili, resero la sovrapposizione ai nomi di battesimo un problema concreto. Inoltre per i Parroci divenne obbligatorio, dopo il Concilio, registrare battesimi, matrimoni e defunti indicando il cognome come un elemento ereditario, fisso per legge e definitivo.

Ma cosa racconta il cognome? È la fotografia dell’individuo nel suo contesto sociale: ne rappresenta l’identità, la memoria della stirpe, o la radice di un territorio definito. Quattro sono le direttrici fondamentali: La Filiazione (Patronimici o Matronimici): che potremmo riassumere con la domanda “Di chi sei figlio?”; dove il cognome affiancava al nome di Battesimo quello del padre, più raramente la madre. Un esempio è Pietro di Matteo (Pietro figlio di Matteo); la preposizione con il tempo in alcuni casi cadde.

"Da dove vieni" è la seconda origine, quella geografica e toponomastica: città, feudo, casale, o la vicinanza ad un elemento naturale, montagna bosco, valle, fiume. Questo diventava un importante marcatore per chi si spostava o emigrava dal suo territorio originario. Il terzo identificativo derivava dal mestiere, dalla carica sociale, dal ruolo economico, o dalla funzione svolta all’interno della comunità – fabbro, contadino, notaio ecc.… denominazione che poi andava a identificare l’intera famiglia.

L’ultima categoria diventata cognome è quella legata alle caratteristiche fisiche. Questa matrice è sicuramente la più popolare e spontanea, spesso legata all’ “ingiuria” (il soprannome) e alla stratificazione sociale. In Sicilia, in particolare, l’ingiuria ebbe più che altrove una grande funzione di riconoscimento, arrivando ad affiancare – e persino a sostituire- la registrazione ufficiale del cognome. Il mosaico linguistico dei cognomi siciliani riflette inoltre le molteplici stratificazioni e dominazioni dell’Isola (arabi, bizantini, normanni, spagnolo, catalani, aragonesi) rendendo l’onomastica un vero e proprio archivio storico e linguistico regionale.

Nell'era di Fenici e Greci, si usavano i nomi individuali affiancati da formule come il nome del padre, il luogo d'origine o un soprannome. A Palermo, Mozia e Solunto, i Cartaginesi lasciarono nei cognomi la traccia di divinità o protezioni divine - un esempio sono Hannibal (grazia di Baal) o Hasdrubal (il mio aiuto è Baal) – oppure aggiungevano al nome del padre il termine Ben (figlio di). Poco rimane poco della presenza romana o giudaico -cristiana, al contrario di quella greca e bizantina.

Per i greci era fondamentale identificare il patronimico, (esprimendo il nome del padre al genitivo) oppure la città o comunità di appartenenza: un classico esempio: Archimede di Siracusa. L’eredità nei cognomi siciliani diventa quindi una lettura affascinante dove troviamo sia le caratteristiche fisiche, - ad esempio Spanò= glabro senza barba, Isgrò -ricciuto, Cannavò= colore della canapa, grigio, Laganà = erbivendolo - sia l’origine geografica, come Ragusa, Messineo o Sciacchitano originario di Sciacca. Particolare fu il lascito degli arabi nei cognomi.

La nomenclatura araba era un sistema genealogico complesso che definiva discendenza religiosa, posizione sociale, mestiere e origine geografica. Alcuni esempi: Zappalà (da Ziyādat Allāh) = potenza/dono di Dio di Allah, Badalà (da Abd Allāh) = servo di Allah; Macaluso (da Mahlūṣ) = schiavo liberato; Morabito (da Murābiṭ) = eremita o uomo devoto; Cangemi (da Al-Hajjām) =barbiere-chirurgo; Buscemi: da Abu Sama (quello col neo) Alamia / Alaimo: da A'lam o dal germanico Adelheim adattato tramite la mediazione araba.

Un discorso a parte merita la ‘Ngiura, che fa riferimento alla Satira e alla Fisionomica. Si tratta di un soprannome sferzante nato da un difetto, da un'abitudine, da un verso di animale o da un evento beffardo (Pappalardo, Carnemolla, Quattrocchi). È qualcosa che va oltre il semplice epiteto: era una vera e propria carta d'identità sociale, poi cristallizzata nei registri dello stato civile o dai notai.

Riferibile invece all’impronta spagnola troviamo: Cusumano / Gusmano: Dal cognome spagnolo Guzmán, Moncada, Navarra, Ventimiglia e Lombardo. Cos’era, dunque, il cognome in Sicilia? Era controllo comunitario in un mondo rurale privo di mappe stradali e numeri civici, era un intreccio di memoria e ironia, un” piccolo romanzo di paese” e un frammento di storia, che continua a regalarci una straordinaria mappa antropologica.
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