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Gira il mondo e vince a Unipa: la missione di Antonino contro le malattie autoimmuni

Un ritorno che sa di futuro per l'Università, che da oggi ha una freccia in più al proprio arco per dimostrare che l'eccellenza non deve per forza abitare altrove

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • 30 giugno 2026

Antonino Zito

Fare ricerca non è certo cosa facile. Costa sacrifici, sforzi, notti insonni e spesso il doversene andare via dalla propria terra con le valigie in mano per poter proseguire altrove il proprio sogno. Qualcosa però, può cambiare: ne è la prova la storia di Antonino Zito.

Un giovane biotecnologo siciliano che, dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua carriera accademica nei templi della ricerca mondiale – prima a Londra al King's College, poi a Boston per un post-doc alla Harvard Medical School – è rientrato a casa e riportato sull’Isola le sue competenze.

E lo ha fatto vincendo uno straordinario Starting Grant del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) attraverso il Fondo Italiano per la Scienza (FIS). Un finanziamento di 1,3 milioni di euro sul modello dei prestigiosi bandi europei ERC, che permetterà di far nascere all'Università di Palermo un laboratorio di genetica di nuova generazione.

L'obiettivo? Studiare le basi molecolari delle differenze nel rischio di malattie autoimmuni tra i due sessi. Queste, infatti, colpiscono in quantità maggiore le donne. Basti pensare che, per patologie come il Lupus Eritematoso, nove pazienti su dieci sono di sesso femminile.

«Poter fare ricerca qui in Sicilia dopo tantissimi anni fuori, e poter lavorare per la prima volta a casa mia, è una cosa straordinaria – racconta il dottor Antonino Zito a Balarm -. Questo grant non è un prestigio personale, ma di tutti: dell'Ateneo e di un territorio che può e deve diventare un polo scientifico internazionale».

Protagonista indiscusso della ricerca è il cromosoma X: «Questo cromosoma è veramente speciale. È uno dei più grandi cromosomi nel genoma umano e ha un pattern di ereditarietà peculiare: nel senso che i maschi ereditano soltanto il cromosoma X materno, tipicamente, mentre le femmine tipicamente ereditano sia il cromosoma X paterno che il cromosoma X materno.

È molto ricco di geni coinvolti nella regolazione del sistema immunitario, quindi, quelle alterazioni in tutti quei processi che riguardano il cromosoma X potenzialmente possono avere un risvolto e delle influenze anche sul rischio di sviluppare delle patologie immunitarie, per esempio malattie autoimmuni».

Per evitare un "sovradosaggio" di geni nelle femmine, la natura ha inventato un meccanismo affascinante: in ogni cellula della donna, la maggior parte dei geni di uno dei due cromosomi X viene "spento", silenziato dal punto di vista epigenetico (branca della biologia che studia come i fattori esterni e lo stile di vita, ndr): «Questo silenziamento non è perfetto. Una parte di geni riesce a "fuggire" da questo blocco, variando da tessuto a tessuto e da persona a persona.

Ed è proprio qui che si gioca la partita della salute: il cromosoma X è ricchissimo di geni che regolano il nostro sistema immunitario e il sistema nervoso. Una variazione in questa "fuga" può essere la chiave che accende la predisposizione a malattie e disordini del sistema immunitario».

Per decifrare questo caos biologico, il nuovo laboratorio palermitano sarà una fucina multidisciplinare. Si incroceranno le competenze di biologi molecolari, esperti di modelli murini (fondamentali per studiare l'evoluzione delle patologie), specialisti in genomica e altre maestranze del settore.

«Studiare nell'interezza questo tipo di fenomeni è molto complicato proprio per la sua complessità. Tendenzialmente quello che si fa per procedere con la ricerca è individuare delle parti precise di questo fenomeno biologico e studiarle a fondo. Una volta che si ha una visione un po' più dettagliata ci si può poi spostare su altre parti del fenomeno, aggiungendo elementi per poi arrivare ad un quadro più completo nel tempo.

Si tratta di un processo che inevitabilmente va per step, non è un qualcosa che si può studiare in dettaglio nella sua interezza per la complessità che ho appena descritto».

Un progetto ambizioso, della durata di 5 anni, che prevede l'acquisto di reagenti avanzati, tecnologie di sequenziamento e un budget destinato al network e alle conferenze internazionali: «È il lavoro più bello del mondo: studiare i fenomeni biologici per poter contribuire, nel nostro piccolo, a un mondo migliore e a una sanità più sana.

I progressi non si fanno a grandi step, ma con piccoli passi fatti da tantissime persone che, messi insieme, diventano un progresso concreto che si tocca con mano. Vogliamo capire meglio la medicina per arrivare a terapie più personalizzate, precise e meno invasive per le generazioni che verranno».

Un ritorno che sa di futuro, dunque, per l'Università di Palermo e per la ricerca siciliana, che da oggi ha una freccia in più al proprio arco per dimostrare che l'eccellenza non deve per forza abitare altrove.
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