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Grazie a lui si disse "La Sicilia ai sicelioti": così Ermocrate cambiò il destino dell'Isola

Siracusa riuscì a trasformare quella che sembrava una battaglia disperata in una delle più grandi sconfitte della storia ateniese. Vi raccontiamo la sua storia

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 20 luglio 2026

Un'immagine di Ermocrate nell'antica Siracusa (foto realizzata con AI)

Quando si racconta la storia della Sicilia antica, i nomi che vengono ricordati più spesso sono quelli dei tiranni, dei filosofi e dei grandi condottieri stranieri. Eppure c'è un uomo che, più di molti altri, contribuì a cambiare il destino dell'isola. Si chiamava Ermocrate e, grazie alla sua abilità politica e militare, riuscì a guidare Siracusa in uno dei momenti più delicati della sua storia, respingendo l'imponente spedizione ateniese che avrebbe potuto cambiare per sempre gli equilibri del Mediterraneo e la storia stessa dell’isola, che per un certo periodo ha rischiato di cadere sotto il predominio greco.

Nato a Siracusa intorno alla metà del V secolo a.C., probabilmente tra il 480 e il 470 a.C., Ermocrate apparteneva a una famiglia aristocratica. Fin da giovane dimostrò qualità non comuni come stratega e uomo politico, emergendo rapidamente nella vita pubblica della più potente polis greca della Sicilia. In un'epoca caratterizzata da rivalità continue tra le città dell'isola, comprese che le divisioni rappresentavano il principale punto di forza delle potenze straniere desiderose di estendere il proprio controllo sul territorio siciliano. Il suo primo grande successo arrivò nel 424 a.C., durante il congresso di Gela, un incontro destinato a entrare nella storia.

Ermocrate pronunciò un celebre discorso con il quale invitò le città greche della Sicilia a mettere da parte le rivalità e a unirsi contro qualsiasi intervento esterno. Il suo messaggio era semplice ma rivoluzionario: i Sicelioti avrebbero dovuto risolvere autonomamente i propri conflitti senza lasciare spazio alle ambizioni delle grandi potenze della Grecia continentale, visto che le colonie erano divenute delle comunità indipendenti rispetto alle città del Peloponneso. Quel principio, passato alla storia come "la Sicilia ai Sicelioti", rappresentò uno dei primi esempi di coscienza politica comune nell'isola e viene considerata dagli storici la prima dichiarazione d’indipendenza della storia. Pochi anni più tardi le sue intuizioni si rivelarono fondate.

Nel 415 a.C. Atene organizzò una gigantesca spedizione militare contro Siracusa. Migliaia di soldati, centinaia di navi e alcuni dei migliori comandanti ateniesi attraversarono il Mediterraneo convinti di conquistare rapidamente la città e trasformare la Sicilia nella base per il dominio dell'Occidente. La realtà fu molto diversa.

Ermocrate partecipò attivamente all'organizzazione della difesa siracusana, contribuendo a rafforzare le fortificazioni, coordinando le operazioni militari e sostenendo la necessità di chiedere aiuto a Sparta e a Corinto. L'arrivo del comandante spartano Gilippo cambiò l'andamento della guerra, ma fu anche grazie all'opera diplomatica e alla determinazione di Ermocrate che Siracusa riuscì a trasformare quella che sembrava una battaglia disperata in una delle più grandi sconfitte della storia ateniese. Nel 413 a.C. la spedizione si concluse con un autentico disastro per Atene. L'intera flotta venne distrutta o catturata, migliaia di soldati morirono o furono fatti prigionieri nelle famose Latomie siracusane e due dei principali comandanti ateniesi, Nicia e Demostene, furono giustiziati di fronte all’intera città.

La vittoria di Siracusa cambiò gli equilibri della Guerra del Peloponneso e impedì che la Sicilia finisse sotto il controllo ateniese. Dopo quel successo, Ermocrate fu inviato nel Mar Egeo come comandante della flotta siracusana alleata di Sparta. Qui ottenne risultati importanti, dimostrando ancora una volta grandi capacità strategiche. Tuttavia, alcune vicende politiche interne portarono al suo esilio da Siracusa, nonostante il prestigio conquistato sul campo di battaglia.

La sua storia, però, era tutt'altro che conclusa. Nel 409 a.C. una nuova minaccia si affacciò sulla Sicilia: Cartagine lanciò una vasta offensiva che portò alla distruzione di città come Selinunte e Imera. Ermocrate, pur essendo ancora lontano dalla sua patria, raccolse un piccolo esercito di mercenari e tornò nell'isola deciso a combattere i Cartaginesi. Le sue azioni militari contribuirono a rallentare l'avanzata nemica e gli permisero di conquistare nuovamente grande popolarità tra i Siracusani. Fu proprio questo crescente consenso a spingerlo verso il tentativo più rischioso della sua carriera.

Nel 407 a.C. cercò infatti di rientrare a Siracusa con le armi per riprendere il potere. L'operazione fallì e durante gli scontri alle porte della città Ermocrate trovò la morte insieme a molti dei suoi sostenitori. La sua scomparsa lasciò un vuoto significativo nella politica siracusana. Pochi anni dopo sarebbe emersa la figura di Dionisio il Vecchio, destinato a costruire una delle più potenti tirannidi del mondo greco.

Gli storici antichi, a partire da Tucidide e Diodoro Siculo, descrivono Ermocrate come uno degli uomini più intelligenti e lungimiranti del suo tempo. Fu un comandante capace di leggere gli equilibri geopolitici del Mediterraneo con largo anticipo, comprendendo che la sopravvivenza della Sicilia dipendeva dalla capacità delle sue città di collaborare anziché combattersi continuamente.

La sua eredità va oltre le vittorie militari. Ermocrate fu uno dei primi leader a concepire la Sicilia come una realtà politica unitaria, pur nel rispetto dell'autonomia delle singole poleis. In un'epoca dominata dagli interessi locali, intuì che soltanto una strategia comune avrebbe potuto preservare l'indipendenza dell'isola dalle grandi potenze straniere.

Oggi il suo nome è meno conosciuto rispetto a quello di altri protagonisti dell'antichità, ma senza il suo contributo la storia del Mediterraneo avrebbe potuto seguire un percorso completamente diverso. La vittoria contro Atene non fu soltanto il trionfo di Siracusa: rappresentò uno dei momenti decisivi della storia della Sicilia e dimostrò come un'isola spesso contesa potesse diventare protagonista del proprio destino grazie al coraggio, alla diplomazia e alla visione strategica di uno dei suoi figli più illustri.
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