I prezzi di benzina e gasolio alle stelle in Sicilia: quanto ci può costare la guerra in Iran
La benzina oggi supera 1,80 euro al litro, il gasolio addirittura sfiora i 2 euro. L'Isola è tra le regioni più care. Cna e Codacons denunciano forti rischi per imprese e trasporti
La guerra in Medio Oriente fa schizzare i prezzi dei carburanti anche in Sicilia. Qui infatti, secondo il listino aggiornato a oggi (lunedì 9 marzo), il costo medio della benzina al self-service ha superato la soglia 1,80 euro al litro e che sfiora i 2 euro al servito. A schizzare è soprattutto il gasolio che, sempre in modalità self, si attesta su 1,99 euro. La Sicilia è tra le regioni più care, come sottolineano rispettivamente il Codacons e il Cna Fita Sicilia.
«Oggi in 5 regioni italiane il prezzo medio della benzina in modalità self ha superato la soglia di 1,8 euro al litro - denuncia il Codacons - tra cui la Sicilia. Il governo deve accogliere la nostra richiesta e tagliare subito le accise sui carburanti per almeno 15 centesimi di euro al litro. Una simile misura, considerata anche l'Iva applica sulle accise, non solo riporterebbe i listini ai livelli precedenti la crisi con benefici diretti sui costi di rifornimento, ma terrebbe sotto controllo anche i prezzi dei prodotti trasportati, specie gli alimentari, che come noto risentono dei rincari del gasolio considerato che oltre l'80% della merce venduta in Italia viaggia su gomma"».
In Sicilia fare il pieno di carburante costa più caro che nel resto d’Italia, sottolinea anche Cna Fita Sicilia (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa). «Una "stangata" che mette in ginocchio il settore dell'autotrasporto merci e persone, già provato dalle tensioni internazionali e da una vicenda giudiziaria tutta interna all'Isola».
La confederazione parla di una "tempesta perfetta" determinata dalla concomitanza di due fattori: l'impennata dei prezzi per il conflitto in Iran e il braccio di ferro in corso presso la raffineria Isab di Priolo. «I rincari seguiti all'inizio delle ostilità in Iran sono immediati e ingiustificati – dichiarano Giorgio Stracquadanio e Daniela Taranto, responsabili di CNA Fita Sicilia – perché il carburante oggi erogato utilizza scorte acquisite prima dell'escalation. A questo si aggiunge una distorsione tipicamente siciliana: il contenzioso giudiziario e finanziario tra Isab e Lukoil Italia per la gestione della raffineria di Priolo, uno dei più grandi impianti d'Europa che copre l'80% del fabbisogno isolano e un terzo di quello nazionale. I blocchi temporanei nelle forniture e le incertezze gestionali stanno generando un'ingiustificata lievitazione dei prezzi alla pompa, che in Sicilia risultano più alti rispetto alla media nazionale».
Una situazione che grava in modo insostenibile sulle imprese del settore. Secondo le stime della CNA, nel breve termine l’aumento del carburante può incidere per circa 3.000 euro aggiuntivi per singola impresa, ma se la crisi dovesse perdurare si potrebbe arrivare a superare i 15.000 euro.
«Di fronte a questa emergenza – afferma Salvatore Ranno, presidente di Cna Fita Sicilia – non possiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti o di promesse vaghe. Chi governa deve assumersi le proprie responsabilità con posizioni chiare e misure urgenti. Il settore dell'autotrasporto è strategico per l'economia dell'Isola e non può essere lasciato solo».
La CNA Fita a livello nazionale ha già richiesto al Governo un credito d'imposta straordinario, da finanziare con l'extra gettito IVA. Ma per la Sicilia, la situazione richiede interventi aggiuntivi e mirati.
«Chiediamo alla Regione Siciliana di attivarsi su due fronti – proseguono Stracquadanio e Taranto –. In primo luogo, è indispensabile convocare con urgenza un tavolo di crisi per tentare di dirimere la disputa che coinvolge le imprese dell'impianto di Priolo e normalizzare il mercato. In secondo luogo, occorre stanziare risorse immediate: proponiamo di istituire, tramite Irfis e Crias, un fondo specifico destinato alle imprese di autotrasporto merci e persone, sia industriali che artigianali, che eroghi un contributo a fondo perduto pari al 30% per l'acquisto di scorte di carburante a partire dall'1 gennaio 2026».
«In un momento così complicato – conclude il presidente Ranno – il settore ha bisogno di attenzioni e misure concrete per poter continuare a operare e sostenere l'economia siciliana. Non possiamo più attendere».
«Oggi in 5 regioni italiane il prezzo medio della benzina in modalità self ha superato la soglia di 1,8 euro al litro - denuncia il Codacons - tra cui la Sicilia. Il governo deve accogliere la nostra richiesta e tagliare subito le accise sui carburanti per almeno 15 centesimi di euro al litro. Una simile misura, considerata anche l'Iva applica sulle accise, non solo riporterebbe i listini ai livelli precedenti la crisi con benefici diretti sui costi di rifornimento, ma terrebbe sotto controllo anche i prezzi dei prodotti trasportati, specie gli alimentari, che come noto risentono dei rincari del gasolio considerato che oltre l'80% della merce venduta in Italia viaggia su gomma"».
In Sicilia fare il pieno di carburante costa più caro che nel resto d’Italia, sottolinea anche Cna Fita Sicilia (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa). «Una "stangata" che mette in ginocchio il settore dell'autotrasporto merci e persone, già provato dalle tensioni internazionali e da una vicenda giudiziaria tutta interna all'Isola».
La confederazione parla di una "tempesta perfetta" determinata dalla concomitanza di due fattori: l'impennata dei prezzi per il conflitto in Iran e il braccio di ferro in corso presso la raffineria Isab di Priolo. «I rincari seguiti all'inizio delle ostilità in Iran sono immediati e ingiustificati – dichiarano Giorgio Stracquadanio e Daniela Taranto, responsabili di CNA Fita Sicilia – perché il carburante oggi erogato utilizza scorte acquisite prima dell'escalation. A questo si aggiunge una distorsione tipicamente siciliana: il contenzioso giudiziario e finanziario tra Isab e Lukoil Italia per la gestione della raffineria di Priolo, uno dei più grandi impianti d'Europa che copre l'80% del fabbisogno isolano e un terzo di quello nazionale. I blocchi temporanei nelle forniture e le incertezze gestionali stanno generando un'ingiustificata lievitazione dei prezzi alla pompa, che in Sicilia risultano più alti rispetto alla media nazionale».
Una situazione che grava in modo insostenibile sulle imprese del settore. Secondo le stime della CNA, nel breve termine l’aumento del carburante può incidere per circa 3.000 euro aggiuntivi per singola impresa, ma se la crisi dovesse perdurare si potrebbe arrivare a superare i 15.000 euro.
«Di fronte a questa emergenza – afferma Salvatore Ranno, presidente di Cna Fita Sicilia – non possiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti o di promesse vaghe. Chi governa deve assumersi le proprie responsabilità con posizioni chiare e misure urgenti. Il settore dell'autotrasporto è strategico per l'economia dell'Isola e non può essere lasciato solo».
La CNA Fita a livello nazionale ha già richiesto al Governo un credito d'imposta straordinario, da finanziare con l'extra gettito IVA. Ma per la Sicilia, la situazione richiede interventi aggiuntivi e mirati.
«Chiediamo alla Regione Siciliana di attivarsi su due fronti – proseguono Stracquadanio e Taranto –. In primo luogo, è indispensabile convocare con urgenza un tavolo di crisi per tentare di dirimere la disputa che coinvolge le imprese dell'impianto di Priolo e normalizzare il mercato. In secondo luogo, occorre stanziare risorse immediate: proponiamo di istituire, tramite Irfis e Crias, un fondo specifico destinato alle imprese di autotrasporto merci e persone, sia industriali che artigianali, che eroghi un contributo a fondo perduto pari al 30% per l'acquisto di scorte di carburante a partire dall'1 gennaio 2026».
«In un momento così complicato – conclude il presidente Ranno – il settore ha bisogno di attenzioni e misure concrete per poter continuare a operare e sostenere l'economia siciliana. Non possiamo più attendere».
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