Il Parco Uditore ha chiuso a Palermo: il rischio ora è diventato una (triste) realtà
All’ingresso del giardino in piazza Einstein è comparso un cartello che non lascia spazio a interpretazioni: "Il Parco Uditore chiuso. Dalla Regione zero euro"
Lo striscione con cui si annuncia la chiusura del Paarco Uditore a Palermo
Cancelli chiusi e attività sospese al Parco Uditore. Quello che fino a poche ore fa era un rischio, si è trasformato in realtà. All’ingresso del giardino in piazza Einstein è comparso un cartello che non lascia spazio a interpretazioni: «Parco Uditore chiuso. Dalla Regione zero euro: 14 anni di impegno per la città. Un bene comune lasciato senza sostegno». È il segnale lanciato dalla cooperativa sociale Parco Uditore alle istituzioni, a seguito dell’esclusione del parco dalla manovra di bilancio da 1,3 miliardi di euro approvata dall’Assemblea regionale siciliana. Senza risorse, la cooperativa ha scelto di fermarsi.
«on stiamo mollando e non vogliamo gettare la spugna - spiega Piero D’Angelo, referente della cooperativa sociale Parco Uditore - in queste ore ci siamo interrogati su quale fosse la scelta migliore per cercare di essere ascoltati. Dopo tutto quello che abbiamo fatto, i risultati sono stati nulli. Riteniamo quindi necessario dare un segnale ancora più forte».
«Sappiamo che questa decisione avrà delle ripercussioni sui cittadini, che troveranno i cancelli chiusi - afferma - mi auguro che adesso arrivi una risposta da parte del governo regionale e che si possa finalmente aprire un dialogo».
Le richieste della cooperativa restano due: un intervento economico immediato per far fronte alle spese di gestione e una misura normativa che garantisca continuità al sostegno negli anni a venire.
«Abbiamo bisogno di un aiuto economico immediato per affrontare le spese di gestione e di una legge che garantisca un sostegno anche nei prossimi anni, fino a quando gli immobili di proprietà della Regione non saranno ristrutturati e potremo portare avanti il nostro progetto, generando le risorse necessarie a sostenere il parco senza gravare ulteriormente sulla pubblica amministrazione. La nostra non è una rinuncia al progetto ma una battaglia nei confronti della pubblica amministrazione per ottenere risposte: continueremo a lavorare su eventuali iniziative collettive, non intendiamo arrenderci», conclude D’Angelo.
«Eravamo arrivati a un punto di saturazione: non si può pensare di gestire un bene pubblico facendo affidamento esclusivamente sul volontariato”, sottolinea D’Angelo. La partecipazione al bando ha portato all’assegnazione dell’intera area alla cooperativa, chiamata a elaborare un progetto di gestione capace di garantire servizi e attività per il territorio. “La Regione ci chiese di presentare un progetto che prevedeva attività didattiche, laboratori, ludoteche, un caffè letterario, una fattoria sociale e altre iniziative da realizzare anche all’interno degli immobili presenti nell’area».
Ed è proprio qui che si apre il primo, grande nodo della vicenda: gli immobili previsti dal progetto non sono mai stati consegnati alla cooperativa: «Avrebbero dovuto essere liberati e ristrutturati ma, nonostante un iniziale avvio delle operazioni di svuotamento, tutto si è nuovamente fermato», racconta il presidente.
Negli anni, la cooperativa ha continuato a portare avanti laboratori, attività didattiche ed eventi all’aperto, spesso sotto gli alberi, senza poter disporre degli spazi necessari per sviluppare pienamente il progetto. Una condizione che ha impedito di realizzare quelle attività economiche che avrebbero dovuto garantire risorse autonome e rendere sostenibile la gestione del parco.
La situazione è diventata sempre più difficile, fino ad arrivare al 2024, quando la cooperativa ha iniziato a rappresentare con maggiore forza alla Regione le proprie difficoltà economiche e l’impossibilità di proseguire a lungo in quelle condizioni. «Abbiamo fatto presente che non riuscivamo più a gestire il bene senza le condizioni necessarie. Da quell’interlocuzione è arrivato un contributo economico, riproposto anche nel 2025 con uno stanziamento di 100 mila euro per coprire i costi di gestione del parco».
Il punto non è quello di dipendere in maniera permanente dai finanziamenti pubblici. L’obiettivo della cooperativa è sempre stato raggiungere l’autonomia economica, attraverso l’utilizzo degli immobili e lo sviluppo di attività capaci di generare le risorse necessarie a sostenere la gestione dell’area. Per farlo però, servono strutture adeguate e un progetto che possa finalmente entrare a regime.
La richiesta resta invariata: un contributo ponte che permetta di garantire la continuità del parco fino alla consegna e alla ristrutturazione degli immobili. «Abbiamo bisogno di un sostegno economico che ci consenta di affrontare le spese di gestione fino a quando gli immobili non saranno recuperati e messi a disposizione e il progetto potrà partire nella sua interezza».
«on stiamo mollando e non vogliamo gettare la spugna - spiega Piero D’Angelo, referente della cooperativa sociale Parco Uditore - in queste ore ci siamo interrogati su quale fosse la scelta migliore per cercare di essere ascoltati. Dopo tutto quello che abbiamo fatto, i risultati sono stati nulli. Riteniamo quindi necessario dare un segnale ancora più forte».
Le richieste (non accolte) di risorse
Per continuare a garantire la fruibilità del giardino, la cooperativa sottolinea l’importanza di un sostegno economico da parte dell’amministrazione regionale. All’ingresso del parco è stata lasciata una lettera per spiegare ai cittadini le ragioni della decisione. Una scelta che, come ha sottolineato D’Angelo, avrà conseguenze per chi era abituato a frequentare il giardino.«Sappiamo che questa decisione avrà delle ripercussioni sui cittadini, che troveranno i cancelli chiusi - afferma - mi auguro che adesso arrivi una risposta da parte del governo regionale e che si possa finalmente aprire un dialogo».
Le richieste della cooperativa restano due: un intervento economico immediato per far fronte alle spese di gestione e una misura normativa che garantisca continuità al sostegno negli anni a venire.
«Abbiamo bisogno di un aiuto economico immediato per affrontare le spese di gestione e di una legge che garantisca un sostegno anche nei prossimi anni, fino a quando gli immobili di proprietà della Regione non saranno ristrutturati e potremo portare avanti il nostro progetto, generando le risorse necessarie a sostenere il parco senza gravare ulteriormente sulla pubblica amministrazione. La nostra non è una rinuncia al progetto ma una battaglia nei confronti della pubblica amministrazione per ottenere risposte: continueremo a lavorare su eventuali iniziative collettive, non intendiamo arrenderci», conclude D’Angelo.
La storia del Parco
Ma per comprendere come si sia arrivati a questo punto, bisogna fare un passo indietro. Dopo la riapertura, la cooperativa ha assunto la responsabilità di prendersi cura dell’area, attraversando diverse fasi. Nel 2017, dopo una prima esperienza basata sul volontariato e sulla collaborazione istituzionale, è emersa la necessità di individuare uno strumento più strutturato per la gestione del bene: un bando pubblico.«Eravamo arrivati a un punto di saturazione: non si può pensare di gestire un bene pubblico facendo affidamento esclusivamente sul volontariato”, sottolinea D’Angelo. La partecipazione al bando ha portato all’assegnazione dell’intera area alla cooperativa, chiamata a elaborare un progetto di gestione capace di garantire servizi e attività per il territorio. “La Regione ci chiese di presentare un progetto che prevedeva attività didattiche, laboratori, ludoteche, un caffè letterario, una fattoria sociale e altre iniziative da realizzare anche all’interno degli immobili presenti nell’area».
Ed è proprio qui che si apre il primo, grande nodo della vicenda: gli immobili previsti dal progetto non sono mai stati consegnati alla cooperativa: «Avrebbero dovuto essere liberati e ristrutturati ma, nonostante un iniziale avvio delle operazioni di svuotamento, tutto si è nuovamente fermato», racconta il presidente.
Negli anni, la cooperativa ha continuato a portare avanti laboratori, attività didattiche ed eventi all’aperto, spesso sotto gli alberi, senza poter disporre degli spazi necessari per sviluppare pienamente il progetto. Una condizione che ha impedito di realizzare quelle attività economiche che avrebbero dovuto garantire risorse autonome e rendere sostenibile la gestione del parco.
La situazione è diventata sempre più difficile, fino ad arrivare al 2024, quando la cooperativa ha iniziato a rappresentare con maggiore forza alla Regione le proprie difficoltà economiche e l’impossibilità di proseguire a lungo in quelle condizioni. «Abbiamo fatto presente che non riuscivamo più a gestire il bene senza le condizioni necessarie. Da quell’interlocuzione è arrivato un contributo economico, riproposto anche nel 2025 con uno stanziamento di 100 mila euro per coprire i costi di gestione del parco».
Il punto non è quello di dipendere in maniera permanente dai finanziamenti pubblici. L’obiettivo della cooperativa è sempre stato raggiungere l’autonomia economica, attraverso l’utilizzo degli immobili e lo sviluppo di attività capaci di generare le risorse necessarie a sostenere la gestione dell’area. Per farlo però, servono strutture adeguate e un progetto che possa finalmente entrare a regime.
La richiesta resta invariata: un contributo ponte che permetta di garantire la continuità del parco fino alla consegna e alla ristrutturazione degli immobili. «Abbiamo bisogno di un sostegno economico che ci consenta di affrontare le spese di gestione fino a quando gli immobili non saranno recuperati e messi a disposizione e il progetto potrà partire nella sua interezza».
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