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In Sicilia il limbo dei docenti precari: 1 su 4 non sa ancora dove (e se lavorerà)

C'è una domanda che migliaia di studenti fanno ai propri insegnanti a maggio: "Prof, ma lei ci sarà il prossimo anno?" e spesso la risposta è: "Non si sa"

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • 25 giugno 2026

Insegnanti

C'è una domanda che migliaia di studenti fanno ogni anno ai propri insegnanti, verso maggio, quando l'anno scolastico comincia a volgersi verso la fine: "Prof, ma lei ci sarà anche il prossimo anno?". Spesso la risposta è: non si sa. Dipende. Il precariato nella scuola italiana non è un'emergenza recente, né un fenomeno marginale. È una condizione strutturale, quasi istituzionalizzata.

Dipende dalle graduatorie, dai concorsi, dai posti disponibili, da meccanismi che nemmeno i diretti interessati riescono sempre a decifrare con chiarezza.

In otto anni, la quota degli insegnanti a tempo determinato è raddoppiata, passando dal 12% del 2015 al 24% nel 2023, con un totale di oltre 234.000 docenti precari su circa 943.000 insegnanti complessivi. Un docente su quattro in cattedra, ogni mattina, non sa con certezza cosa farà il prossimo settembre. Questo costringe migliaia di docenti a fare concorsi uno dopo l’altro, aspettando lo scorrimento delle graduatorie per avere una cattedra propria, che verosimilmente arriverà dopo anni di precariato.

A rendere ancora più difficile una situazione già di per sé critica è l’aver vincolato gli aspiranti docenti a due graduatorie distinte, con l’indizione di nuovi bandi quando ancora c’erano graduatorie con diversi docenti in lista d’attesa. Caso emblematico è quanto accaduto a 167 docenti che hanno partecipato al Concorso Ordinario bandito nel 2020 per la classe di concorso AM2B, lingua inglese nella scuola secondaria di primo grado. I concorrenti, infatti, nonostante siano idonei ad insegnare in quella classe di concorso, hanno dovuto partecipare al concorso PNRR 3, che ha di fatto scavalcato la lista d’attesa composta da questi docenti precari.

«Ho partecipato al concorso ordinario bandito nel 2020, che ha valore abilitante per quella classe di concorso – racconta a Balarm la docente precaria Manuela Morana -. Quel concorso ha prodotto una Graduatoria di Merito composta da 354 candidati idonei, ed è stata prorogata fino alla completa assunzione di tutti i candidati idonei e abilitati.

Ad oggi, 187 di questi docenti risultano immessi in ruolo attraverso scorrimenti, mentre altri 167 candidati, tra cui io, restano ancora in attesa di assunzione. Il problema è che sono stati banditi, nonostante esista già una graduatoria di docenti idonei, altri tre concorsi per la stessa classe di concorso».

Gli altri concorsi banditi, PNRR 1, PNRR 2 e PNRR 3 avevano rispettivamente 7, 7 e 119 posti, costringendo di fatto i docenti a partecipare anche a quelli: «Quando sono usciti i posti del PNRR 3 siamo rimasti scioccati, nonostante la presenza corposa di tutti noi docenti idonei (perché abbiamo superato entrambe le prove in graduatoria), sono stati banditi altri concorsi, costringendoci a partecipare anche al concorso PNRR 3.

Infatti, in base alle immissioni che ci sono state e in base alla mia posizione in quella prima graduatoria, avrei preso il ruolo tra 15 anni; quindi, mi sono ritrovata costretta a partecipare anche al PNRR 3».

Oltre il danno anche la beffa: non solo diversi docenti si sono ritrovati a svolgere di nuovo un concorso per la stessa cattedra per cui erano risultati idonei nel concorso precedente, ma le tabelle di valutazione del Ministero dell’Istruzione hanno previsto valutazioni diverse in base al tipo di abilitazione presa, differenziando i candidati abilitati da concorso da quelli abilitati con i corsi da 30 o 60 CFU (Crediti Formativi Universitari).

«Ho fatto di nuovo tutte e due le prove, superandole con un voto anche abbastanza alto. Però le tabelle di valutazione del Ministero hanno deciso che chi aveva partecipato al concorso ordinario 2020 e ottenuto l’abilitazione tramite quello, non avrebbe avuto nessun punto per l’abilitazione.

Le tabelle hanno quindi previsto dei punteggi diversi in base alle abilitazioni: la mia abilitazione non vale niente, chi l’ha presa tramite Università pubbliche e private ha dei punti in più. Questa cosa è gravissima, perché se l’abilitazione è il titolo d’accesso deve avere un valore uguale per tutti, o deve non avere valore affatto.

Oltretutto, nella valutazione dei titoli per stilare la graduatoria, gli USR regionali (Ufficio Scolastico Regionale, ndr) hanno valutato ad alcuni anche dei concorsi precedenti al PNRR 3, ma ad esempio a me non è stato valutato il Concorso Ordinario. Abbiamo intenzione di procedere con i ricorsi e l’accesso agli atti a fronte di questa grave incongruenza di valutazione».

Le tabelle di valutazione dei titoli fornite dal Ministero dell’Istruzione e adottate dai vari USR regionali, hanno infatti attribuito un peso significativo a percorsi abilitanti a pagamento conseguiti presso le Università, dal costo medio tra 2.000 e 2.500 euro. Questi, infatti, avrebbero generato 12,5 punti di base in graduatoria, a cui si aggiunge il punteggio conseguito nella prova scritta e orale. Invece il superamento del Concorso Ordinario 2020 ha avuto un punteggio pari a zero.

«Chi ha fatto il concorso ordinario 2020 ha ottenuto l’abilitazione di diritto. Era un momento in cui non si parlava neanche della possibilità di corsi di abilitazione a pagamento, venuti poi con la riforma Bianchi del 2023. Quello che è successo è che poi è stato dato valore con un livello di punteggio diverso a queste abilitazioni. Quindi io, per esempio, avendo già l’abilitazione da concorso, non potevo prenderne un’altra.

Di fatto ci troviamo incastrati in un sistema che non ci dà la possibilità di scegliere cosa fare, l’unica cosa che stiamo facendo è impugnare le graduatorie del concorso PNRR 3 con un ricorso, proprio per queste discordanze di valutazione, oltre a sperare che scorra questa graduatoria del 2020, in cui ci ritroviamo anche lì incastrati senza ottenere niente».

Altra incongruenza che i concorrenti hanno individuato nella valutazione del concorso è dovuta alla poca trasparenza nel comunicare la graduatoria completa: «La graduatoria è stata pubblicata qualche giorno fa, il problema però è stato che l’USR ha pubblicato la graduatoria solo relativa ai vincitori. Quindi hanno pubblicato i nominativi dei 119 vincitori e il 30% di idonei. Chi non rientra in questi posti, non sa in che posizione si trova in graduatoria».

L’intenzione dei docenti precari è quella di bloccare le graduatorie tramite il ricorso. Questo, però, avrà delle conseguenze non solo sulla carriera dei colleghi, ma sulla continuità didattica e sul diritto allo studio di migliaia di studenti: «Quando partono i ricorsi, l’insegnante di fatto perde il ruolo in corso d’opera. Si parla già di novembre, dicembre, insomma ad anno scolastico già iniziato. Quindi quello che succede è che a metà anno l’insegnante va via e poi ne torna un alto, questo va a discapito degli studenti, che si vedono cambiare l’insegnante da un momento all’altro.

Si parla tanto di continuità didattica ma poi succedono cose del genere. Il ministro Valditara, quando fa le sue dichiarazioni, parla sempre di continuità, di assunzioni, ma di fatto queste cose non succedono nella realtà. Le graduatorie sono zeppe di docenti, è difficilissimo prendere un incarico. Io sono precaria da cinque anni e non so ancor per quanti anni lo sarò. Ho già fatto tre concorsi, tutti e tre superati con ottimi voti ma non sono riuscita ad entrare in graduatoria per via delle tabelle di valutazione dei titoli, questa cosa mi fa rabbia.

Io, come tantissimi altri docenti, mi trovo in una situazione di totale stallo, gli insegnanti arrivano a diventare di ruolo quando sono già veramente esausti. Nel frattempo, dobbiamo accontentarci di fare i salti mortali tra un incarico annuale e una supplenza, questo si ripercuote inevitabilmente anche sui nostri studenti, che si ritrovano a cambiare docente quasi ogni anno, senza poter mai instaurare un rapporto didattico duraturo».

La vicenda di questa classe di concorso è emblematica e ha caratterizzato negli ultimi anni una stratificazione di procedure che hanno generato incertezza e disorientamento tra i candidati: «Il Concorso Ordinario 2020 è il più bistrattato da questo punto di vista – dichiara a Balarm Fabio Cirino di Flc Cgil -.

Chi è in attesa di assunzione, secondo noi, sia chi ha superato il concorso ordinario 2020 o qualunque altro concorso, deve veder valorizzato il percorso che ha già compiuto. Il fatto che invece vengano sovrapposte procedure concorsuali, anche se sotto la scusa degli obiettivi del PNRR, secondo noi non può tradursi in un aggravio per lavoratori e lavoratrici che hanno già comunque superato una selezione pubblica, anche perché spesso sono gli stessi docenti che si ritrovano in più graduatorie perché costretti a ripetere le prove.

Occorre garantire una trasparenza nella gestione delle graduatorie, nelle regole, nella programmazione delle assunzioni. Serve evitare di bandire concorsi laddove le graduatorie sono ancora piene e quindi vi era la legittima aspirazione di chi ha superato un concorso e vorrebbe vedere il ruolo.

Per noi bisognerebbe rivedere proprio il sistema di reclutamento, avanzarne uno nuovo che tenga in considerazione le legittime aspettative di chi ha superato i concorsi e non tenere fuori coloro che stanno studiando e hanno come orizzonte l’insegnamento».

Un ulteriore elemento di criticità è legato proprio alla valutazione dei titoli.

«Purtroppo, negli anni si è assistito ad una progressiva proliferazione dei percorsi formativi, di titoli, creando un vero e proprio mercato intorno ad essi. Questa dinamica, che è già stata denunciata dalla nostra organizzazione a livello Nazionale – continua Cirino - ha alterato l’equilibrio delle graduatorie, perché anziché puntare alla formazione e al merito, si punta a questo accumulo di titoli per scalare le graduatorie. Si tratta di un sistema vecchio che si ripete.

Servirebbe dare maggior merito alle prove concorsuali superate e all’esperienza maturata, più che all’accumulo di questi titoli che spesso si vanno comprando e che generano delle difficoltà nell’amministrazione e nella valutazione».

Non ultimo, il caso del concorso ordinario per l’accorpamento delle graduatorie: «Alcune classi di concorso sono state accorpate e ci sono USR che valutano doppio il punteggio di 12,5 perché la classe di concorso è stata accorpata, altri USR che lo considerano una volta sola, non considerando l’accorpamento - conclude Fabio Cirino -. Per noi la formazione deve essere un valore fondamentale, incentivato, non può essere una costosa corsa a premi o a punti.

È il momento di dire basta, di riflettere su un sistema che deve valutare la formazione vera e l’esperienza maturata. Occorre monitorare la situazione reale e formulare una proposta seria di reclutamento che tanga in maggior considerazione i concorsi superati, l’esperienza maturata con gli anni di insegnamento precario, ma pensare anche chi si sta laureando adesso e che vorrebbe insegnare».

Situazioni come questa sono all’ordine del giorno e impattano dul diritto allo studio e all’insegnamento di migliaia di persone, che si ritrovano ad aspettare in un limbo che finiscano gli anni di precariato, per avere una cattedra, o che passano gli anni ad accumulare punteggi sperando di passare avanti nelle graduatorie.
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