"Moon", a Palermo le opere di Pierdonato Taccogna: quando l’ombra genera la luce
Curata da Giulia Sirchia e diretta da Giuseppe Carli, la nuova personale dell’artista pugliese inaugura la stagione espositiva della Galleria Il Casino delle Muse
Eclissi, dipinto con eclissi solare e lunare di Pierdonato Taccogna (olio su tela 85x138 cm del 2026)
"MOON", la nuova mostra personale di Pierdonato Taccogna, abbandona l’osservazione realistica del cosmo per trasformarla in un’indagine interiore. Il progetto espositivo, curato da Giulia Sirchia sotto la direzione di Giuseppe Carli, si sviluppa negli spazi della Galleria Il Casino delle Muse di Palermo, un ambiente in cui la pittura si intreccia con il design e la gioielleria artigianale.
In un’epoca saturata da immagini digitali e iper-definite fornite dai moderni telescopi, la scelta di Taccogna si rivela umanista: recupera antiche pratiche, realizzando da sé i pigmenti e preparando le superfici con l’uso di polvere di marmo per modificare la texture del supporto. Un modo per rivendicare il ruolo del corpo e della lentezza. Con la tradizione pittorica viene così affrontato un tema associato al fantascientifico e alla tecnologia, superando il realismo della Space Art per utilizzare un unico soggetto come metafora della visione e dell’interiorità.
La materia assorbe e restituisce il mistero dello spazio; le irregolarità e la stratificazione del colore ancorano un soggetto indefinito per renderlo tangibile. A detta dell’artista, le opere devono esplorare varie temporalità e proporre una narrazione, affinché spingano a porsi delle domande, a chiedersi se quella rappresentata sia la Luna al tramonto o al mattino.
Questo sta alla base di opere come Luna di Mezzogiorno, Tramonto e il trittico Pegasus. Spesso convivono anche delle contraddizioni, delle contemporaneità surreali: nell’opera Eclissi, ad esempio, l’oscuramento solare e quello lunare si sovrappongono, come se l’uno non escludesse l’altro. Questo dialogo con l’universo si lega anche a fenomeni astronomici reali, dalle suggestioni dell’eclissi solare dell’agosto 2026 fino alla “Luna del Castoro” di novembre, momento in cui si mostrerà particolarmente vicina e luminosa.
Le dinamiche celesti, in cui la luce degli astri viene filtrata, offrono una corrispondenza a quanto avviene nei quadri, suggerendo un ragionamento quasi metapittorico sul ruolo della visione e della percezione. Nei suoi lavori parlano il colore determinato dalla materia, dal pigmento autoprodotto e strettamente connesso alla Terra, e la luce come condizione determinata dall’ombra.
Taccogna lascia aperta la possibilità di meravigliarsi ancora di fronte all’ignoto, tornando per un momento a quella visione ambigua e affascinante che avevamo millenni fa, quando i miti eziologici cercavano di dare una spiegazione al mondo.
La luna come metafora
L’artista pugliese utilizza come metafora la Luna, un corpo celeste che, di fatto, riflette una luce non propria, determina le nostre maree e abita l’universo. Seppur l’immaginario spaziale sia un tema esplorato e talvolta prossimo al mainstream, viene affrontato con una visione inedita e con un ritorno alla manualità.In un’epoca saturata da immagini digitali e iper-definite fornite dai moderni telescopi, la scelta di Taccogna si rivela umanista: recupera antiche pratiche, realizzando da sé i pigmenti e preparando le superfici con l’uso di polvere di marmo per modificare la texture del supporto. Un modo per rivendicare il ruolo del corpo e della lentezza. Con la tradizione pittorica viene così affrontato un tema associato al fantascientifico e alla tecnologia, superando il realismo della Space Art per utilizzare un unico soggetto come metafora della visione e dell’interiorità.
Il rapporto tra luce e oscurità
Lavorando su un nucleo di opere inedite, l’artista si concentra sul delicato rapporto tra luce e oscurità, impiegando supporti irregolari come la tela grezza di juta, il legno e la carta. La luce nei suoi lavori non appare mai come un semplice colore steso in superficie. Sembra emergere dall’interno della grana pittorica e, come suggerisce la curatela, supera la logica del chiaroscuro per farsi luminosità autonoma.La materia assorbe e restituisce il mistero dello spazio; le irregolarità e la stratificazione del colore ancorano un soggetto indefinito per renderlo tangibile. A detta dell’artista, le opere devono esplorare varie temporalità e proporre una narrazione, affinché spingano a porsi delle domande, a chiedersi se quella rappresentata sia la Luna al tramonto o al mattino.
Questo sta alla base di opere come Luna di Mezzogiorno, Tramonto e il trittico Pegasus. Spesso convivono anche delle contraddizioni, delle contemporaneità surreali: nell’opera Eclissi, ad esempio, l’oscuramento solare e quello lunare si sovrappongono, come se l’uno non escludesse l’altro. Questo dialogo con l’universo si lega anche a fenomeni astronomici reali, dalle suggestioni dell’eclissi solare dell’agosto 2026 fino alla “Luna del Castoro” di novembre, momento in cui si mostrerà particolarmente vicina e luminosa.
Le dinamiche celesti, in cui la luce degli astri viene filtrata, offrono una corrispondenza a quanto avviene nei quadri, suggerendo un ragionamento quasi metapittorico sul ruolo della visione e della percezione. Nei suoi lavori parlano il colore determinato dalla materia, dal pigmento autoprodotto e strettamente connesso alla Terra, e la luce come condizione determinata dall’ombra.
Taccogna lascia aperta la possibilità di meravigliarsi ancora di fronte all’ignoto, tornando per un momento a quella visione ambigua e affascinante che avevamo millenni fa, quando i miti eziologici cercavano di dare una spiegazione al mondo.
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