Prima di girare il mondo devi vedere la Sicilia: il salotto (sospeso) di Mussomeli
Via Milazzo, infatti, non è più una via: è diventata un salotto sospeso, un corridoio di merletti che ondeggiano come fossero nuvole domestiche. Vi ci portiamo
Via Milazzo decorata coi centrini a Mussomeli
Non mi stancherò mai di ripetere che prima di girare il mondo bisognerebbe girare la Sicilia. Attenzione, non ribaltare fisicamente l’isola, altrimenti Palermo finirebbe al posto di Agrigento e viceversa, Trapani diventerebbe ionica e Messina l’estremo ovest. No, non intendo questo. Mi riferisco più che altro al visitarla, a girarla con un pizzico di incoscienza senza privilegiare le mete mainstream, quasi sempre coincidenti con le località (per carità, bellissime) balneari.
Sì, avete letto bene: entroterra. Perché la Sicilia è Sicilia tutta, non solo nel suo perimetro. Se la paragonassimo a una pizza, solo un pazzo ne mangerebbe soltanto i bordi e ne lascerebbe il cuore. E il pomodoro? E la mozzarella? Solo il re di tutti i pazzi lo farebbe!
Mussomeli, la cui etimologia mi riporta a qualcosa di dolce (Monte Miele), che detta così sembra un’immagine uscita dal mondo di Willy Wonka, non la conosco per caso. La conosco grazie all’amico e autore Roberto Mistretta, che oltre a scrivere bellissimi libri, è una guida storico-turistica che Lonely Planet può accompagnare solo. Ebbene, ho appena messo piede per la prima volta in questa ridente cittadina, incastonata nella Valle del Platani, e su cui svetta il super suggestivo Castello (così suggestivo da essere raffigurato in un francobollo da Poste Italiane), che già mi sento a casa.
La Pro Loco Mussomeli APS, che da dieci anni, con la presidente Zina Falzone, porta avanti iniziative con la stessa ostinazione affettuosa di chi ama davvero il proprio paese, ha messo in piedi un progetto che definire “decorativo” sarebbe un insulto.
Qui non si decora: qui si restituisce identità. I centrini sono stati donati, raccolti, cuciti, intrecciati, montati. E non da un team di designer scandinavi, ma da persone vere: volontari, residenti, soci, dipendenti comunali, amici, mani che lavorano e sorrisi che si incrociano. È stata proprio Cinzia Frangiamore, vicepresidente della Pro Loco, a raccontarmelo: «Mentre pensavamo, ci siamo accorti che le nostre case erano inondate di vecchi centrini delle nonne, oggi caduti un po’ in disuso. Peccato lasciarli lì, meglio ridargli una seconda vita. E così abbiamo lanciato un appello alla comunità che ha risposto all’unanimità. Per questo la ringraziamo».
I vecchi bauli si sono riaperti e con loro anche i ricordi. Non dei semplici centrini, ma piccoli pezzi di un puzzle più grande, ognuno con la sua personalissima storia”. Gli instancabili Sebastiano Seby Lo Conte e Giuseppe Ricotta sono i due registi di questa rivoluzione gentile: li immagino arrampicati sulle scale, con la precisione di chi sa che ogni centrino non è un oggetto, ma una storia. Accanto a loro, i dipendenti dell’ufficio manutenzione, Michele Lombardo e Antonio Navarra, che hanno trasformato un’idea in un cielo.
Mussomeli ha fatto una cosa semplice e rivoluzionaria: ha preso un gesto antico e lo ha portato in strada. Ha trasformato un oggetto domestico in un’opera collettiva. Ha dimostrato che la Sicilia non è solo mare, non è solo perimetro, non è solo cartolina: è anche intreccio, memoria, comunità. E mentre cammino sotto quel cielo di centrini, penso che sì, avevo ragione: prima di girare il mondo, bisognerebbe girare la Sicilia, perché solo perdendocisi la si può conoscere, e, perché no, tentare di ribaltarla veramente.
L'entroterra
Bisognerebbe visitarla con una benda sugli occhi (solo se non siete al posto di guida) e fermarsi dove capita; bisognerebbe -come diciamo noi- visitarla alla “cu pigghiu pigghiu”. Ecco, fra queste mete che mai avrei "pigghiato", c’è sicuramente un comune dell’entroterra che mi ha stupito non poco e che da quella silenziosa zona interna continua ancora a stupirmi.Sì, avete letto bene: entroterra. Perché la Sicilia è Sicilia tutta, non solo nel suo perimetro. Se la paragonassimo a una pizza, solo un pazzo ne mangerebbe soltanto i bordi e ne lascerebbe il cuore. E il pomodoro? E la mozzarella? Solo il re di tutti i pazzi lo farebbe!
Mussomeli, la cui etimologia mi riporta a qualcosa di dolce (Monte Miele), che detta così sembra un’immagine uscita dal mondo di Willy Wonka, non la conosco per caso. La conosco grazie all’amico e autore Roberto Mistretta, che oltre a scrivere bellissimi libri, è una guida storico-turistica che Lonely Planet può accompagnare solo. Ebbene, ho appena messo piede per la prima volta in questa ridente cittadina, incastonata nella Valle del Platani, e su cui svetta il super suggestivo Castello (così suggestivo da essere raffigurato in un francobollo da Poste Italiane), che già mi sento a casa.
La via dei centrini
Ed è proprio mentre mi sento a casa che succede la cosa più siciliana di tutte: alzo gli occhi. E li trovo pieni di centrini. Sì, centrini. Quelli delle nonne, delle zie, delle domeniche lente, delle credenze buone. Quelli che profumano di casa anche quando sono appesi in cielo. Via Milazzo, infatti, non è più una via: è diventata un salotto sospeso, un corridoio di merletti che ondeggiano come fossero nuvole domestiche. E lì capisci che Mussomeli non si limita a custodire la sua storia: la ricama.La Pro Loco Mussomeli APS, che da dieci anni, con la presidente Zina Falzone, porta avanti iniziative con la stessa ostinazione affettuosa di chi ama davvero il proprio paese, ha messo in piedi un progetto che definire “decorativo” sarebbe un insulto.
Qui non si decora: qui si restituisce identità. I centrini sono stati donati, raccolti, cuciti, intrecciati, montati. E non da un team di designer scandinavi, ma da persone vere: volontari, residenti, soci, dipendenti comunali, amici, mani che lavorano e sorrisi che si incrociano. È stata proprio Cinzia Frangiamore, vicepresidente della Pro Loco, a raccontarmelo: «Mentre pensavamo, ci siamo accorti che le nostre case erano inondate di vecchi centrini delle nonne, oggi caduti un po’ in disuso. Peccato lasciarli lì, meglio ridargli una seconda vita. E così abbiamo lanciato un appello alla comunità che ha risposto all’unanimità. Per questo la ringraziamo».
I vecchi bauli si sono riaperti e con loro anche i ricordi. Non dei semplici centrini, ma piccoli pezzi di un puzzle più grande, ognuno con la sua personalissima storia”. Gli instancabili Sebastiano Seby Lo Conte e Giuseppe Ricotta sono i due registi di questa rivoluzione gentile: li immagino arrampicati sulle scale, con la precisione di chi sa che ogni centrino non è un oggetto, ma una storia. Accanto a loro, i dipendenti dell’ufficio manutenzione, Michele Lombardo e Antonio Navarra, che hanno trasformato un’idea in un cielo.
La Sicilia non è solo mare
Il sindaco Gianluca Nigrelli e l’amministrazione hanno sostenuto il progetto fin dall’inizio, con quella presenza che non è solo istituzionale, ma emotiva: quando un Comune crede nella bellezza, la bellezza diventa pubblica. Menzione speciale agli splendidi ragazzi dell’associazione L’Isola che non c’era, che messo mezzo a servizio di tutti il loro impegno ed estro, creando dei quadri con i centrini stessi. E così via Milazzo, che fino a ieri era una strada come tante, oggi è un manifesto: un invito a guardare l’entroterra non come un altrove, ma come un cuore pulsante. I centrini resteranno fino alla fine dell’estate, oscillando al vento come piccoli universi ricamati. E chi passa, inevitabilmente, si ferma. Perché la bellezza, quando è vera, ti costringe a rallentare.Mussomeli ha fatto una cosa semplice e rivoluzionaria: ha preso un gesto antico e lo ha portato in strada. Ha trasformato un oggetto domestico in un’opera collettiva. Ha dimostrato che la Sicilia non è solo mare, non è solo perimetro, non è solo cartolina: è anche intreccio, memoria, comunità. E mentre cammino sotto quel cielo di centrini, penso che sì, avevo ragione: prima di girare il mondo, bisognerebbe girare la Sicilia, perché solo perdendocisi la si può conoscere, e, perché no, tentare di ribaltarla veramente.
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