Qui il mare può attendere, si vede dall'alto: in Sicilia sul (panoramico) monte Caprèria
Ci lasciamo avvolgere dalle quote altimetriche e diamo spazio alla camminata, quella che da sempre spinge alla scoperta di luoghi e itinerari meravigliosi
Il monte Caprèria a Siculiana
Monte Càpreria o Caprèria? “E sorse il primo dilemma del nostro viaggio nel territorio siculianese”. Nel bellissimo “spazio” agrigentino, la decisione pende verso l’entroterra, il mare può attendere. Il verde “speranza” dei monti allieta il nostro spirito d’osservazione. Tra forme colorate e litorali celesti in lontananza (ma non troppo), intere distese sono preda del nostro “incipit” odierno.
Ci lasciamo avvolgere dalle quote altimetriche e diamo spazio alla camminata, quella che da sempre spinge alla scoperta di luoghi e itinerari meravigliosi. Lasciato il mezzo a due passi dal cimitero (di Siculiana), l’ansia gioca un brutto scherzo: destra o sinistra? Avanti o…? Improvvisamente, colti di sorpresa, chiediamo venia a uno dei pochi testimoni “montani”. Alla nostra domanda - ben precisa - sulla retta via, otteniamo una risposta senza eguali: Caprèria, ci teniamo ben stretta la pronuncia siculianese!
Da quell’istante cambia la nostra visione, la montagna assume le caratteristiche di obiettivo principale. Su un percorso in totale sterrato “forestale”, poche abitazioni fanno da contorno a un ponte della statale 115. È l’ultimo passaggio prima di iniziare una salita tosta che mette a dura prova fiato e condizione fisica. Raggiunta la vetta (della stradina), si apre uno scenario che inizia a entusiasmare le attese. Alla nostra sinistra prevalgono le geometrie ben definite di colli e prosperità non eccessive, con lunghe boscaglie di “giovani” pini.
Alla nostra destra osserviamo da vicino le conformazioni rocciose. Esse sono la manifestazione di un lungo processo temporale che merita studi approfonditi. E se fossero gessiti di…? Ai posteri l’ardua sentenza. Improvvisamente, una volta completata una curva a destra, lo spazio circostante amplia i suoi orizzonti verso nuovi confini.
Gli ambienti “verdi” prevalgono a macchia d’olio. Un paio di tornanti in salita e poi, una curva a “U” taglia la montagna a metà. È il punto strategico dell’intera passeggiata. In quel momento, con maestria e destrezza, cogliamo le acque mediterranee nella loro essenza colorata. Tratto da un film “al naturale”, sbuca tra colonnati ben allineati di vegetazione.
Quasi, nella straordinaria bellezza panoramica, non avvertiamo quanto la salita sia impervia; maschera i nostri sudori permanenti, ma cogliamo ogni singolo aspetto di quello che incontriamo strada facendo. Monte Caprèria è anche storia archeologica. Di rilievo è la necropoli con tombe ad arcosolio del periodo tardo-romano. Di certo, nonostante sia meno conosciuta rispetto a tante altre montagne del comprensorio agrigentino, il rilievo riflette una sua fisionomia definita.
In attesa degli ultimi 2/300 metri in salita, assaporiamo i profumi dei mandorli. Nella loro selvaggia varietà, sono testimoni vivaci di un rimboschimento in continua evoluzione. I passi finali ci conducono alla garitta del Dipartimento della Forestale. Attivi sul territorio, non mancano da lassù di controllare e preservare l’intera area.
Questa, purtroppo, è stata vittima di un incendio devastante nel 2022, dove andarono in fumo ben 7 ettari. Non lontano dalla vetta sorge un angolo “religioso”. Svetta nella sua presenza composta la Madonnina del Bosco. È una sorta di chiesa a cielo aperto, con panche in legno. Solo i rumori della natura interrompono il silenzio assordante. Monte Caprèria è un tesoro “naturalistico”.
Concentrato su un’area abbastanza ridotta, conserva i principi rari che ci allontanano dalla routine quotidiana. Preserviamola con tutte le nostre forze; saremo ricompensati con gli odori fantastici della macchia mediterranea.
Ci lasciamo avvolgere dalle quote altimetriche e diamo spazio alla camminata, quella che da sempre spinge alla scoperta di luoghi e itinerari meravigliosi. Lasciato il mezzo a due passi dal cimitero (di Siculiana), l’ansia gioca un brutto scherzo: destra o sinistra? Avanti o…? Improvvisamente, colti di sorpresa, chiediamo venia a uno dei pochi testimoni “montani”. Alla nostra domanda - ben precisa - sulla retta via, otteniamo una risposta senza eguali: Caprèria, ci teniamo ben stretta la pronuncia siculianese!
Da quell’istante cambia la nostra visione, la montagna assume le caratteristiche di obiettivo principale. Su un percorso in totale sterrato “forestale”, poche abitazioni fanno da contorno a un ponte della statale 115. È l’ultimo passaggio prima di iniziare una salita tosta che mette a dura prova fiato e condizione fisica. Raggiunta la vetta (della stradina), si apre uno scenario che inizia a entusiasmare le attese. Alla nostra sinistra prevalgono le geometrie ben definite di colli e prosperità non eccessive, con lunghe boscaglie di “giovani” pini.
Alla nostra destra osserviamo da vicino le conformazioni rocciose. Esse sono la manifestazione di un lungo processo temporale che merita studi approfonditi. E se fossero gessiti di…? Ai posteri l’ardua sentenza. Improvvisamente, una volta completata una curva a destra, lo spazio circostante amplia i suoi orizzonti verso nuovi confini.
Gli ambienti “verdi” prevalgono a macchia d’olio. Un paio di tornanti in salita e poi, una curva a “U” taglia la montagna a metà. È il punto strategico dell’intera passeggiata. In quel momento, con maestria e destrezza, cogliamo le acque mediterranee nella loro essenza colorata. Tratto da un film “al naturale”, sbuca tra colonnati ben allineati di vegetazione.
Quasi, nella straordinaria bellezza panoramica, non avvertiamo quanto la salita sia impervia; maschera i nostri sudori permanenti, ma cogliamo ogni singolo aspetto di quello che incontriamo strada facendo. Monte Caprèria è anche storia archeologica. Di rilievo è la necropoli con tombe ad arcosolio del periodo tardo-romano. Di certo, nonostante sia meno conosciuta rispetto a tante altre montagne del comprensorio agrigentino, il rilievo riflette una sua fisionomia definita.
In attesa degli ultimi 2/300 metri in salita, assaporiamo i profumi dei mandorli. Nella loro selvaggia varietà, sono testimoni vivaci di un rimboschimento in continua evoluzione. I passi finali ci conducono alla garitta del Dipartimento della Forestale. Attivi sul territorio, non mancano da lassù di controllare e preservare l’intera area.
Questa, purtroppo, è stata vittima di un incendio devastante nel 2022, dove andarono in fumo ben 7 ettari. Non lontano dalla vetta sorge un angolo “religioso”. Svetta nella sua presenza composta la Madonnina del Bosco. È una sorta di chiesa a cielo aperto, con panche in legno. Solo i rumori della natura interrompono il silenzio assordante. Monte Caprèria è un tesoro “naturalistico”.
Concentrato su un’area abbastanza ridotta, conserva i principi rari che ci allontanano dalla routine quotidiana. Preserviamola con tutte le nostre forze; saremo ricompensati con gli odori fantastici della macchia mediterranea.
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