Rinasce l'antico monastero di Marsala: la nuova biblioteca, tra storia e guida virtuale
La trasformazione degli ultimi anni è visibile ovunque: nuovi arredi, diversa organizzazione degli spazi, illuminazione rinnovata. I dettagli e i nuovi servizi
Il complesso monumentale di San Pietro a Marsala
C'è un luogo, nel cuore del centro storico di Marsala, dove la memoria incontra l'innovazione. Un luogo che custodisce libri, documenti, reperti archeologici, testimonianze del Risorgimento e della tradizione popolare siciliana, ma che oggi vuole essere anche uno spazio di incontro, formazione, ricerca e cittadinanza attiva.
È il Complesso Monumentale San Pietro, antico monastero delle benedettine di clausura restituito alla città alla fine degli anni Novanta e diventato nel tempo uno dei più importanti presìdi culturali della Sicilia occidentale. A raccontarne l'evoluzione è Milena Cudia, responsabile dei contenitori culturali del Comune, ossia funzionario direttivo culturale che coordina biblioteca comunale, musei civici, archivio storico, complesso San Pietro e anche l’ufficio turistico.
«Quando si parla di San Pietro - racconta - bisogna partire dalla sua storia. Siamo nel pieno centro storico di Marsala, all'interno di un complesso monumentale che per secoli è stato la sede delle monache benedettine di clausura. Già alla fine degli anni Novanta l'Amministrazione di allora ebbe una visione molto innovativa e lungimirante: restituire questi spazi alla città trasformandoli in un centro culturale polivalente». Fu allora che la biblioteca comunale trovò sede nel corpo principale dell'antico monastero, quello che un tempo ospitava le religiose. Contestualmente nacque il Museo Civico, articolato in tre sezioni: archeologica, risorgimentale-garibaldina ed etnoantropologica.
«La sezione risorgimentale fu fortemente voluta dall'ingegnere Giustolisi, che individuò proprio qui la sede ideale per valorizzare la memoria garibaldina della città. Accanto a questa c'è il museo dedicato alla Processione del Giovedì Santo, che rappresenta una delle espressioni più significative dell'identità popolare marsalese».
Una scelta che, a distanza di quasi trent'anni, si è rivelata vincente. Ma il tempo imponeva una riflessione. «Dopo trent'anni era necessario ripensare l'offerta culturale. Non bastava conservare. Occorreva riconfigurare gli spazi e i servizi per trasformare San Pietro in un polo culturale contemporaneo, capace di dialogare con le nuove generazioni e con le nuove modalità di fruizione della cultura. La biblioteca - sottolinea Milena Cudia - continua a rappresentare il cuore pulsante del complesso. È la biblioteca centrale della città, che ingloba la sede decentrata di contrada Terrenove.
Custodisce la memoria collettiva di Marsala e non vede alcuna contraddizione tra conservazione e innovazione. Anzi, credo che proprio dalla memoria debba partire ogni percorso di innovazione autentica». Un passaggio importante arriva nel 2016, quando l'Archivio Storico Comunale viene accorpato alla biblioteca. «Quell'integrazione ci ha consentito di lavorare in maniera più organica sulla valorizzazione del patrimonio documentario e archivistico della città. Da allora abbiamo investito molto sia sulla tutela sia sulla divulgazione».
La trasformazione degli ultimi anni è visibile ovunque: nuovi arredi, diversa organizzazione degli spazi, illuminazione rinnovata, aree multimediali e servizi digitali. «Non volevamo limitarci a un intervento estetico. L'obiettivo era creare ambienti più accoglienti, funzionali e attrattivi. Oggi una biblioteca deve essere anche un luogo in cui stare bene, studiare, confrontarsi, incontrarsi». Tra le innovazioni introdotte c'è anche una nuova modalità di raccontare il patrimonio. «Abbiamo lavorato molto sullo storytelling e sulle tecnologie immersive. Un esempio è la guida virtuale dedicata a Salvatore Struppa, cui la stessa biblioteca è intitolata, che accoglie i visitatori all'ingresso del museo. Attraverso alcuni monitor è lui stesso a raccontare il complesso monumentale e la sua attività di studioso».
Struppa è una figura fondamentale nella storia culturale marsalese: fu uno dei più importanti studiosi siciliani di etnoantropologia, storia e archeologia. Grazie alle sue ricerche vennero avviate importanti campagne di studio sul territorio e fu tra coloro che stimolarono l'acquisizione di terreni necessari per le prime indagini archeologiche a Marsala.
Accanto alle tecnologie immersive cresce anche l'offerta digitale. «Abbiamo attivato un'edicola digitale che permette ai cittadini di leggere e consultare oltre settemila riviste online dai propri dispositivi. È un servizio molto utilizzato e rappresenta un modo concreto per ampliare l'accesso alla conoscenza». Il patrimonio bibliografico della biblioteca continua intanto ad arricchirsi.
«Oggi superiamo i quarantamila volumi. Se consideriamo anche la biblioteca di Terrenove arriviamo a circa quarantacinquemila opere. Di queste, circa duemila appartengono al Fondo Antico». Un patrimonio di straordinario valore che testimonia anche come Marsala sia sempre stata una città che ha difeso la propria autonomia e la propria identità civica, caratteristica che emerge anche nelle collezioni librarie che la biblioteca custodisce. Tra i tesori più preziosi ci sono volumi teologici e filosofici, ma anche opere scientifiche sorprendenti per una biblioteca di origine conventuale. «Troviamo pubblicazioni dedicate alla medicina, all'anatomia animale, alla storia e alle scienze naturali.
Alcune erano considerate controverse durante la Controriforma. Sono testimonianze preziose che raccontano la curiosità intellettuale di religiosi che volevano conoscere e approfondire anche temi non strettamente religiosi». Di particolare interesse è anche il Fondo Poetico donato dal professor Nino Contiliano. «Contiene pubblicazioni, studi critici e documenti sull'Antigruppo, movimento poetico nato in Sicilia e considerato uno dei più importanti fenomeni letterari italiani del secondo Novecento dopo l'Ermetismo». A raccontare la città è poi la sezione locale. «Custodiamo circa ottocento pubblicazioni dedicate a Marsala e al suo territorio. Libri, studi, saggi, documenti che testimoniano il ruolo strategico che la città ha avuto nel corso dei secoli, soprattutto dopo il grande sviluppo legato al settore vitivinicolo».
La missione della biblioteca, però, non si esaurisce nella conservazione. «Il nostro compito è raggiungere il territorio. Per questo partecipiamo ogni anno a iniziative nazionali come Il Maggio dei Libri e Nati per Leggere. Organizziamo visite didattiche, incontri con le scuole e attività rivolte a tutte le fasce d'età». Marsala è stata, inoltre, capofila di due progetti del Centro per il Libro e la Lettura. «Si trattava di progetti di rete che coinvolgevano diversi Comuni della provincia e che confermavano il ruolo della città come punto di riferimento nelle politiche culturali legate alla promozione della lettura».
Tra le esperienze più originali degli ultimi anni c'è stata "Libri da Mare". Prima ancora di avere un vero Bibliobus è stato deciso di portare i libri sulle spiagge creando punti prestito all'interno di alcuni lidi convenzionati e l'esperienza ha funzionato molto bene. Oggi si continua a lavorare affinché la cultura raggiunga ogni parte del territorio. Il prossimo obiettivo è la zona nord della città.
«Mi piacerebbe – aggiunge Milena Cudia - individuare un immobile comunale per aprire una nuova biblioteca di quartiere. Credo molto nell'idea dei presìdi culturali diffusi». Nel 2025 il lavoro svolto a San Pietro è stato presentato a Cagliari durante un seminario del MAB Sardegna, l'associazione che riunisce Musei, Archivi e Biblioteche.
«La riconfigurazione del complesso è stata indicata come modello di accesso integrato al patrimonio culturale. È stato un riconoscimento importante perché conferma la validità del percorso intrapreso». Eppure, forse, manca ancora un passaggio simbolico. «In questi due anni non abbiamo mai chiuso completamente e per questo non c'è stata una vera inaugurazione. Credo che sarebbe bello organizzare un grande momento pubblico di presentazione alla città».
Poi il discorso si allarga e diventa una riflessione sul significato stesso del lavoro culturale. «Per me la cultura è strettamente connessa al benessere e allo sviluppo. Sapere chi siamo e conoscere la nostra storia ci dà gli strumenti per immaginare il futuro. La cultura migliora la qualità della vita delle persone dal punto di vista umano, sociale, economico e persino fisico».
È una visione che supera i confini tradizionali dei settori culturali. «Dobbiamo smettere di ragionare per compartimenti stagni. Musei, biblioteche, archivi, turismo, formazione: tutto deve dialogare. La cultura va letta in una prospettiva a 360 gradi». E infine il sogno, per il futuro: «Vorrei vedere San Pietro pieno di studenti, ricercatori, dottorandi, studiosi. Vorrei assistere a un continuo via vai di persone che vengono qui per studiare, fare ricerca, presentare libri, confrontarsi. Più che una location per eventi, immagino un luogo vivo, attraversato quotidianamente dalla conoscenza».
È probabilmente questa la sfida più grande del futuro: trasformare un monumento storico in un organismo vivo. Un luogo in cui il passato non sia soltanto custodito, ma continui a generare idee, relazioni e nuove opportunità per la città.
È il Complesso Monumentale San Pietro, antico monastero delle benedettine di clausura restituito alla città alla fine degli anni Novanta e diventato nel tempo uno dei più importanti presìdi culturali della Sicilia occidentale. A raccontarne l'evoluzione è Milena Cudia, responsabile dei contenitori culturali del Comune, ossia funzionario direttivo culturale che coordina biblioteca comunale, musei civici, archivio storico, complesso San Pietro e anche l’ufficio turistico.
«Quando si parla di San Pietro - racconta - bisogna partire dalla sua storia. Siamo nel pieno centro storico di Marsala, all'interno di un complesso monumentale che per secoli è stato la sede delle monache benedettine di clausura. Già alla fine degli anni Novanta l'Amministrazione di allora ebbe una visione molto innovativa e lungimirante: restituire questi spazi alla città trasformandoli in un centro culturale polivalente». Fu allora che la biblioteca comunale trovò sede nel corpo principale dell'antico monastero, quello che un tempo ospitava le religiose. Contestualmente nacque il Museo Civico, articolato in tre sezioni: archeologica, risorgimentale-garibaldina ed etnoantropologica.
«La sezione risorgimentale fu fortemente voluta dall'ingegnere Giustolisi, che individuò proprio qui la sede ideale per valorizzare la memoria garibaldina della città. Accanto a questa c'è il museo dedicato alla Processione del Giovedì Santo, che rappresenta una delle espressioni più significative dell'identità popolare marsalese».
Una scelta che, a distanza di quasi trent'anni, si è rivelata vincente. Ma il tempo imponeva una riflessione. «Dopo trent'anni era necessario ripensare l'offerta culturale. Non bastava conservare. Occorreva riconfigurare gli spazi e i servizi per trasformare San Pietro in un polo culturale contemporaneo, capace di dialogare con le nuove generazioni e con le nuove modalità di fruizione della cultura. La biblioteca - sottolinea Milena Cudia - continua a rappresentare il cuore pulsante del complesso. È la biblioteca centrale della città, che ingloba la sede decentrata di contrada Terrenove.
Custodisce la memoria collettiva di Marsala e non vede alcuna contraddizione tra conservazione e innovazione. Anzi, credo che proprio dalla memoria debba partire ogni percorso di innovazione autentica». Un passaggio importante arriva nel 2016, quando l'Archivio Storico Comunale viene accorpato alla biblioteca. «Quell'integrazione ci ha consentito di lavorare in maniera più organica sulla valorizzazione del patrimonio documentario e archivistico della città. Da allora abbiamo investito molto sia sulla tutela sia sulla divulgazione».
La trasformazione degli ultimi anni è visibile ovunque: nuovi arredi, diversa organizzazione degli spazi, illuminazione rinnovata, aree multimediali e servizi digitali. «Non volevamo limitarci a un intervento estetico. L'obiettivo era creare ambienti più accoglienti, funzionali e attrattivi. Oggi una biblioteca deve essere anche un luogo in cui stare bene, studiare, confrontarsi, incontrarsi». Tra le innovazioni introdotte c'è anche una nuova modalità di raccontare il patrimonio. «Abbiamo lavorato molto sullo storytelling e sulle tecnologie immersive. Un esempio è la guida virtuale dedicata a Salvatore Struppa, cui la stessa biblioteca è intitolata, che accoglie i visitatori all'ingresso del museo. Attraverso alcuni monitor è lui stesso a raccontare il complesso monumentale e la sua attività di studioso».
Struppa è una figura fondamentale nella storia culturale marsalese: fu uno dei più importanti studiosi siciliani di etnoantropologia, storia e archeologia. Grazie alle sue ricerche vennero avviate importanti campagne di studio sul territorio e fu tra coloro che stimolarono l'acquisizione di terreni necessari per le prime indagini archeologiche a Marsala.
Accanto alle tecnologie immersive cresce anche l'offerta digitale. «Abbiamo attivato un'edicola digitale che permette ai cittadini di leggere e consultare oltre settemila riviste online dai propri dispositivi. È un servizio molto utilizzato e rappresenta un modo concreto per ampliare l'accesso alla conoscenza». Il patrimonio bibliografico della biblioteca continua intanto ad arricchirsi.
«Oggi superiamo i quarantamila volumi. Se consideriamo anche la biblioteca di Terrenove arriviamo a circa quarantacinquemila opere. Di queste, circa duemila appartengono al Fondo Antico». Un patrimonio di straordinario valore che testimonia anche come Marsala sia sempre stata una città che ha difeso la propria autonomia e la propria identità civica, caratteristica che emerge anche nelle collezioni librarie che la biblioteca custodisce. Tra i tesori più preziosi ci sono volumi teologici e filosofici, ma anche opere scientifiche sorprendenti per una biblioteca di origine conventuale. «Troviamo pubblicazioni dedicate alla medicina, all'anatomia animale, alla storia e alle scienze naturali.
Alcune erano considerate controverse durante la Controriforma. Sono testimonianze preziose che raccontano la curiosità intellettuale di religiosi che volevano conoscere e approfondire anche temi non strettamente religiosi». Di particolare interesse è anche il Fondo Poetico donato dal professor Nino Contiliano. «Contiene pubblicazioni, studi critici e documenti sull'Antigruppo, movimento poetico nato in Sicilia e considerato uno dei più importanti fenomeni letterari italiani del secondo Novecento dopo l'Ermetismo». A raccontare la città è poi la sezione locale. «Custodiamo circa ottocento pubblicazioni dedicate a Marsala e al suo territorio. Libri, studi, saggi, documenti che testimoniano il ruolo strategico che la città ha avuto nel corso dei secoli, soprattutto dopo il grande sviluppo legato al settore vitivinicolo».
La missione della biblioteca, però, non si esaurisce nella conservazione. «Il nostro compito è raggiungere il territorio. Per questo partecipiamo ogni anno a iniziative nazionali come Il Maggio dei Libri e Nati per Leggere. Organizziamo visite didattiche, incontri con le scuole e attività rivolte a tutte le fasce d'età». Marsala è stata, inoltre, capofila di due progetti del Centro per il Libro e la Lettura. «Si trattava di progetti di rete che coinvolgevano diversi Comuni della provincia e che confermavano il ruolo della città come punto di riferimento nelle politiche culturali legate alla promozione della lettura».
Tra le esperienze più originali degli ultimi anni c'è stata "Libri da Mare". Prima ancora di avere un vero Bibliobus è stato deciso di portare i libri sulle spiagge creando punti prestito all'interno di alcuni lidi convenzionati e l'esperienza ha funzionato molto bene. Oggi si continua a lavorare affinché la cultura raggiunga ogni parte del territorio. Il prossimo obiettivo è la zona nord della città.
«Mi piacerebbe – aggiunge Milena Cudia - individuare un immobile comunale per aprire una nuova biblioteca di quartiere. Credo molto nell'idea dei presìdi culturali diffusi». Nel 2025 il lavoro svolto a San Pietro è stato presentato a Cagliari durante un seminario del MAB Sardegna, l'associazione che riunisce Musei, Archivi e Biblioteche.
«La riconfigurazione del complesso è stata indicata come modello di accesso integrato al patrimonio culturale. È stato un riconoscimento importante perché conferma la validità del percorso intrapreso». Eppure, forse, manca ancora un passaggio simbolico. «In questi due anni non abbiamo mai chiuso completamente e per questo non c'è stata una vera inaugurazione. Credo che sarebbe bello organizzare un grande momento pubblico di presentazione alla città».
Poi il discorso si allarga e diventa una riflessione sul significato stesso del lavoro culturale. «Per me la cultura è strettamente connessa al benessere e allo sviluppo. Sapere chi siamo e conoscere la nostra storia ci dà gli strumenti per immaginare il futuro. La cultura migliora la qualità della vita delle persone dal punto di vista umano, sociale, economico e persino fisico».
È una visione che supera i confini tradizionali dei settori culturali. «Dobbiamo smettere di ragionare per compartimenti stagni. Musei, biblioteche, archivi, turismo, formazione: tutto deve dialogare. La cultura va letta in una prospettiva a 360 gradi». E infine il sogno, per il futuro: «Vorrei vedere San Pietro pieno di studenti, ricercatori, dottorandi, studiosi. Vorrei assistere a un continuo via vai di persone che vengono qui per studiare, fare ricerca, presentare libri, confrontarsi. Più che una location per eventi, immagino un luogo vivo, attraversato quotidianamente dalla conoscenza».
È probabilmente questa la sfida più grande del futuro: trasformare un monumento storico in un organismo vivo. Un luogo in cui il passato non sia soltanto custodito, ma continui a generare idee, relazioni e nuove opportunità per la città.
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