Scontro (anche) per le piste ciclabili di via Roma: "Progetti stravolti e cordoli spariti"
Ciclovie nel caos a Palermo: da una parte c’è l'affondo della Consulta della Bicicletta e dell’Opposizione, dall'altra resta l'approvazione del progetto esecutivo
Il render del progetto di riqualificazione di via Roma e piazza San Domenico (foto di Studio Volo Engineering)
Ma andiamo per gradi: nelle scorse ore, Dario Stellino, portavoce della Consulta della Bicicletta del Comune di Palermo, in una nota ha dichiarato: «Prendiamo atto che si è proceduto all'approvazione del progetto esecutivo relativo alla pista ciclabile su via Roma, senza che siano stati preventivamente rimossi i refusi e le contraddizioni denunciati dalla Consulta della Bicicletta. Ciò rivela la poca cura e la poca attenzione con cui ci si è dedicati a un progetto così importante sia dal punto di vista economico che dal punto di vista infrastrutturale».
Per prevenire un eventuale danno erariale, la Consulta della Bicicletta si è appellata al direttore generale e al segretario generale del Comune di Palermo per chiedere l'annullamento delle determine sull'approvazione del progetto esecutivo e per far luce sul relativo iter.
Balarm ha chiesto approfondimenti al portavoce della Consulta che ha dichiarato: «Quello che manca è un confronto costruttivo con l’amministrazione. Una partecipazione democratica di cittadini e consulte che sono organi previsti dallo statuto. Se, all’inizio, c’era stato un confronto e vengono date delle indicazioni, queste sono state disattese senza che venisse motivato il perché».
Nei primi incontri su via Roma, infatti, secondo quanto dichiarato da Stellino, si era parlato del famoso cordolo, e di incontri successivi: «In seguito, da un articolo – prosegue il portavoce della Consulta della Bicicletta - scopriamo che era stato già fatto il progetto esecutivo senza interlocuzioni con la Consulta e che il cordolo era venuto meno.
O per citare l’esempio delle piste previste dal Pnrr: nei primi incontri si parlava di linee guida su una pista sicura e iperconnessa (come quella di corso Calatafimi e del Papireto che si collegava a quella Dante/Praga) e, poi, assistiamo a percorsi avulsi, indipendenti, non collegati fra di loro».
Per via Roma, la Consulta ha chiesto l’annullamento delle determine del progetto esecutivo con correzioni degli errori e, ricordiamo, che il progetto definitivo prevede piste monodirezionali senza cordolo.
Per Mariangela Di Gangi, consigliera comunale del Partito Democratico: «La richiesta di annullamento in autotutela avanzata dalla Consulta della Bicicletta sul progetto di via Roma è molto grave e poggia su rilievi tecnici puntuali, che l’amministrazione non può ignorare. Nonostante le segnalazioni, le contraddizioni rilevate e le richieste di confronto rimaste senza risposta, l’amministrazione Lagalla ha continuato ad approvare gli atti.
Al netto del nostro ribadire che via Roma ha bisogno di una pista ciclabile realmente sicura e protetta e non di una corsia priva di separazione fisica dal traffico e incapace di garantire la sicurezza di chi la percorre. Proprio per l’importanza dell’opera, il progetto avrebbe richiesto maggiore cura e un confronto serio con la Consulta e con la città.
Ma questo non è un episodio isolato. Per citare soltanto alcune situazioni, possiamo parlare del Tar che la settimana scorsa ha sospeso l’avviso sui centri socioeducativi per le persone con disabilità. O dei ritardi accumulati nell’attuazione dei progetti del Pnrr, soprattutto nell’edilizia scolastica, che hanno costretto il Comune a rincorrere proroghe e coperture alternative.
O ancora degli oltre 47 milioni dei fondi ex Gescal destinati a Zen, Borgo Nuovo e Sperone, dei quali ancora non sappiamo quale sarà la sorte proprio a causa dei ritardi dell’amministrazione.
Lagalla, insomma, continua a ripetere di avere risanato i conti, ma intanto la sua amministrazione espone il Comune a ricorsi, contenziosi, perdita di finanziamenti e possibili danni erariali. Così non si risana un bel nulla, semmai si costruiscono giorno dopo giorno le condizioni per nuovi squilibri finanziari.
Lagalla non ignori anche questo allarme. Sospenda la procedura, faccia verificare immediatamente i rilievi della Consulta e, se confermati, chieda agli uffici competenti di annullare gli atti in autotutela».
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