"47 milioni in fumo per Zen, Borgo Nuovo e Sperone": l'opposizione contro Lagalla
Un countdown spietato che rischia di lasciare al buio proprio i quartieri che da più tempo aspettano un segnale di riscatto, Zen, Borgo Nuovo e Sperone
Gruppo di opposizione
C’è una data che pesa come un macigno sul futuro di Palermo, il 12 gennaio 2027. Mancano meno di sei mesi e, se entro quel giorno non partiranno i cantieri per quindici interventi cruciali di edilizia scolastica e rigenerazione urbana, la città perderà definitivamente 47 milioni di euro di fondi Ex Gescal. Un countdown spietato che rischia di lasciare al buio proprio i quartieri che da più tempo aspettano un segnale di riscatto, Zen, Borgo Nuovo e Sperone.
È un grido d'allarme corale, ma anche un atto di accusa durissimo, quello lanciato stamattina (17 giugno) a Palazzo Comitini dai gruppi di opposizione del Consiglio comunale di Palermo. Una conferenza stampa convocata per denunciare quella che viene definita senza mezzi termini una «catastrofe finanziaria e progettuale».
A questa si aggiunge l'ombra di un ulteriore taglio da 30 milioni di euro su altri assi strategici della città, dalla Costa Nord al fiume Oreto, che svela una preoccupante paralisi amministrativa della giunta Lagalla. Per capire la gravità della situazione bisogna guardare le cifre e i calendari.
Sul piatto ci sono 47 milioni di euro di finanziamento regionale legati all'ultimo accordo tra Comune e Regione. Risorse vitali, destinate in gran parte alle scuole di frontiera. Ma c'è un vincolo spietato, la mannaia è totale, basta che un solo cantiere non parta in tempo entro il 12 gennaio per far saltare l'intero accordo.
Una reazione a catena che costringerebbe il Comune, che si trova in una delicata fase di piano di riequilibrio finanziario, a restituire persino le somme già spese e rendicontate per 5 interventi già realizzati. La consigliera di Oso Controcorrente Giulia Argiroffi analizza la situazione: «Si tratta di 15 interventi previsti nell'ultimo accordo tra Comune e Regione e per non perdere i finanziamenti bisogna rispettare la data del 12 gennaio per l'inizio dei lavori.
Basta che un solo intervento non arrivi all'inizio dei lavori entro questa data per cui si perdono tutti e 47 i milioni di euro del finanziamento regionale, comprensivi anche dei soldi già spesi. Il Comune di Palermo si troverebbe a dover restituire un'ingente somma. Ma il rischio più grosso, accanto a questo che ovviamente ha un peso notevole su un Comune in pieno riequilibrio, significherebbe lasciare in sospeso opere preziose».
La Argiroffi punta il dito contro la discrepanza tra la propaganda politica e la realtà dei cantieri, ricordando come il sindaco Roberto Lagalla e la sua giunta abbiano cavalcato mediaticamente la rinascita dello Zen e delle altre periferie: «I finanziamenti dell'ex Gescal riguardano tre aree delicate della città che sono Borgo Nuovo, Sperone e San Filippo Neri, su cui soprattutto quest'ultimo negli ultimi mesi Lagalla insieme alla sua giunta ha lanciato una campagna comunicativa importante.
Oggi constatiamo essere in realtà soltanto una campagna comunicativa, perché di questi 15 interventi soltanto due hanno i lavori in corso, soltanto tre hanno la gara d'appalto per l'affidamento dei lavori, su altri 10, invece, bisogna ancora assegnare l'incarico di progettazione e in un caso definire la progettazione».
I tempi tecnici, dunque, non ci sono per rispettare nei primi cinque mesi questa data del 12 gennaio. «Questa procedura è matematicamente impossibile». Un piano di accuse che investe direttamente l'assessore all'Istruzione Aristide Tamajo, responsabile secondo l'opposizione di un «atteggiamento irresponsabile e inaccettabile» per non aver monitorato e programmato per tempo le scadenze.
Il fulcro del dramma sociale si consuma sulla pelle dei bambini e dei ragazzi che frequentano le scuole di frontiera. Perdere questi fondi significa rinunciare a tetti sicuri, palestre, aule moderne. Significa togliere presidi di legalità laddove lo Stato fatica a farsi vedere. Teresa Piccione del Partito Democratico esprime tutta la frustrazione dell'opposizione di fronte al silenzio del sindaco: «Una grande preoccupazione che abbiamo esternato e per la quale non abbiamo ricevuto risposta.
Vogliamo lanciare questo allarme a tutta la città e all'amministrazione perché provi a non cadere in una grande perdita e sconfitta. Per questo abbiamo deciso di chiedere alla Regione una proroga per tentare di ‘risanare’ quelle zone indispensabili che impropriamente chiamiamo periferie».
A rincarare la dose sui retroscena politici di questo stallo è Antonino Randazzo consigliere del M5S, che rivela come la Regione avesse in realtà offerto un'ancora di salvataggio al Comune, rifiutata per pura presunzione: «Questo disastro è da imputare all'assessore Tamajo e ha dei passaggi precisi.
La Regione, tramite un lavoro fatto con una risoluzione aveva dato la sua disponibilità a dare una mano al Comune per l'attività di progettazione delle scuole inserite nei fondi ex Gescal.
Abbiamo approvato una risoluzione nel marzo del 2025 alla IV Commissione Ambiente all'Ars. Si sono incontrati l'assessore Tamajo e l'assessore Aricò, che aveva dato disponibilità a prendere in carico questi progetti, e l'assessore Tamajo in quella sede ha detto di non avere necessità di alcun supporto da parte della Regione. Cosa non vera. Oggi rischiamo di perdere i fondi ed è il motivo per cui come opposizione invieremo una nota al governo Schifani per prendere atto del disastro del Comune di Palermo e attivare delle procedure di proroga».
Per le forze di minoranza, il caso Gescal non è un incidente di percorso isolato, ma il sintomo visibile di un malessere più profondo, di una sfasatura tra i racconti della giunta e le reali capacità amministrative della macchina comunale. L'ex vicesindaco e consigliere di AVS Fabio Giambrone usa parole affilate per descrivere l'azione della giunta di centrodestra: «Si conferma ancora una volta un'assoluta inadeguatezza culturale e politica di questa amministrazione Lagalla.
Siamo al quinto anno di amministrazione e la città deve sapere che in questi anni ci hanno raccontato una storia assolutamente inesistente».
Un richiamo alla trasparenza che si sposa con l'analisi di Rosario Arcoleo consigliere del Pd, il quale sottolinea come, a seguito di scrupolose verifiche, persino l'ultimo cantiere scolastico rimasto a galla, quello di via Patti, rischi seriamente di saltare, trascinando con sé tutto il resto.
L'opposizione chiede un bagno di umiltà collettivo e un "mea culpa" pubblico da parte dell'amministrazione. Se la questione ex Gescal brucia per l'impatto sociale sui quartieri storici, il quadro complessivo della finanza locale non è meno drammatico. Nel mirino dei tagli c'è anche il pacchetto dei fondi Pon Metro, una batosta da altri 30 milioni di euro che rischia di paralizzare interventi cruciali in tutta la città.
Mariangela Di Gangi del Pd allarga lo sguardo alla solidarietà istituzionale (mancata) tra governi dello stesso colore politico: «La decisione del governo nazionale di definanziare Palermo è la cartina al tornasole dell'attenzione che questo centrodestra ha non soltanto per Palermo, ma per le fragilità in generale.
Un’altra delle mannaie a cui il governo nazionale, che dovrebbe sostenere l'amministrazione comunale di Palermo, e quello regionale, essendo dello stesso colore politico, hanno sottoposto la nostra città, un taglio inspiegato e inspiegabile. E questo colpisce non soltanto le opere infrastrutturali, ma anche le attività di carattere sociale che sappiamo essere indispensabili».
La Di Gangi evidenzia come l'opposizione stia paradossalmente cercando di fare le veci dell'amministrazione per salvare progetti identitari come quello di piazza Zen 2: «Vogliamo metterci a disposizione della città. Quello che importa a questa opposizione non è segnalare che Lagalla ha sbagliato, ma proporre una soluzione.
Se Lagalla non ha ancora provveduto ad attivare una interlocuzione con la Regione per chiedere la riapertura dei termini dell'accordo, saremo noi a rivolgerci alla Presidenza della Regione. I comunicati stampa e i pomposi annunci non bastano più. Lagalla non ha risposto all’ordine del giorno: la politica passa, ma i quartieri e le problematiche restano».
A tracciare la mappa degli altri 30 milioni di euro sottratti alla città è l'architetto di Progetto Civico Italia Franco Miceli, che elenca i progetti stroncati dal definanziamento, gli attesi interventi sulla foce del fiume Oreto, la riqualificazione del parco della Favorita e le opere di messa in sicurezza e rilancio della costa di Vergine Maria.
Una città sospesa tra emergenza e futuro. È questo ciò che emerge dalla conferenza di Palazzo Comitini, il ritratto di una Palermo perennemente in bilico, dove i nodi strutturali, dai bilanci in rosso alle carenze di personale tecnico negli uffici progettazione, finiscono per vanificare le occasioni di riscatto economico.
Mentre la politica si incaglia nelle scadenze burocratiche e nelle risposte mancate, lo Sperone, Borgo Nuovo e lo Zen restano a guardare le lancette dell'orologio scorrere. Se la politica cittadina non troverà uno scatto d'orgoglio e la Regione non concederà la sesta rimodulazione dei termini, a restare al buio non sarà la giunta Lagalla, ma il futuro dei cittadini di Palermo.
È un grido d'allarme corale, ma anche un atto di accusa durissimo, quello lanciato stamattina (17 giugno) a Palazzo Comitini dai gruppi di opposizione del Consiglio comunale di Palermo. Una conferenza stampa convocata per denunciare quella che viene definita senza mezzi termini una «catastrofe finanziaria e progettuale».
A questa si aggiunge l'ombra di un ulteriore taglio da 30 milioni di euro su altri assi strategici della città, dalla Costa Nord al fiume Oreto, che svela una preoccupante paralisi amministrativa della giunta Lagalla. Per capire la gravità della situazione bisogna guardare le cifre e i calendari.
Sul piatto ci sono 47 milioni di euro di finanziamento regionale legati all'ultimo accordo tra Comune e Regione. Risorse vitali, destinate in gran parte alle scuole di frontiera. Ma c'è un vincolo spietato, la mannaia è totale, basta che un solo cantiere non parta in tempo entro il 12 gennaio per far saltare l'intero accordo.
Una reazione a catena che costringerebbe il Comune, che si trova in una delicata fase di piano di riequilibrio finanziario, a restituire persino le somme già spese e rendicontate per 5 interventi già realizzati. La consigliera di Oso Controcorrente Giulia Argiroffi analizza la situazione: «Si tratta di 15 interventi previsti nell'ultimo accordo tra Comune e Regione e per non perdere i finanziamenti bisogna rispettare la data del 12 gennaio per l'inizio dei lavori.
Basta che un solo intervento non arrivi all'inizio dei lavori entro questa data per cui si perdono tutti e 47 i milioni di euro del finanziamento regionale, comprensivi anche dei soldi già spesi. Il Comune di Palermo si troverebbe a dover restituire un'ingente somma. Ma il rischio più grosso, accanto a questo che ovviamente ha un peso notevole su un Comune in pieno riequilibrio, significherebbe lasciare in sospeso opere preziose».
La Argiroffi punta il dito contro la discrepanza tra la propaganda politica e la realtà dei cantieri, ricordando come il sindaco Roberto Lagalla e la sua giunta abbiano cavalcato mediaticamente la rinascita dello Zen e delle altre periferie: «I finanziamenti dell'ex Gescal riguardano tre aree delicate della città che sono Borgo Nuovo, Sperone e San Filippo Neri, su cui soprattutto quest'ultimo negli ultimi mesi Lagalla insieme alla sua giunta ha lanciato una campagna comunicativa importante.
Oggi constatiamo essere in realtà soltanto una campagna comunicativa, perché di questi 15 interventi soltanto due hanno i lavori in corso, soltanto tre hanno la gara d'appalto per l'affidamento dei lavori, su altri 10, invece, bisogna ancora assegnare l'incarico di progettazione e in un caso definire la progettazione».
I tempi tecnici, dunque, non ci sono per rispettare nei primi cinque mesi questa data del 12 gennaio. «Questa procedura è matematicamente impossibile». Un piano di accuse che investe direttamente l'assessore all'Istruzione Aristide Tamajo, responsabile secondo l'opposizione di un «atteggiamento irresponsabile e inaccettabile» per non aver monitorato e programmato per tempo le scadenze.
Il fulcro del dramma sociale si consuma sulla pelle dei bambini e dei ragazzi che frequentano le scuole di frontiera. Perdere questi fondi significa rinunciare a tetti sicuri, palestre, aule moderne. Significa togliere presidi di legalità laddove lo Stato fatica a farsi vedere. Teresa Piccione del Partito Democratico esprime tutta la frustrazione dell'opposizione di fronte al silenzio del sindaco: «Una grande preoccupazione che abbiamo esternato e per la quale non abbiamo ricevuto risposta.
Vogliamo lanciare questo allarme a tutta la città e all'amministrazione perché provi a non cadere in una grande perdita e sconfitta. Per questo abbiamo deciso di chiedere alla Regione una proroga per tentare di ‘risanare’ quelle zone indispensabili che impropriamente chiamiamo periferie».
A rincarare la dose sui retroscena politici di questo stallo è Antonino Randazzo consigliere del M5S, che rivela come la Regione avesse in realtà offerto un'ancora di salvataggio al Comune, rifiutata per pura presunzione: «Questo disastro è da imputare all'assessore Tamajo e ha dei passaggi precisi.
La Regione, tramite un lavoro fatto con una risoluzione aveva dato la sua disponibilità a dare una mano al Comune per l'attività di progettazione delle scuole inserite nei fondi ex Gescal.
Abbiamo approvato una risoluzione nel marzo del 2025 alla IV Commissione Ambiente all'Ars. Si sono incontrati l'assessore Tamajo e l'assessore Aricò, che aveva dato disponibilità a prendere in carico questi progetti, e l'assessore Tamajo in quella sede ha detto di non avere necessità di alcun supporto da parte della Regione. Cosa non vera. Oggi rischiamo di perdere i fondi ed è il motivo per cui come opposizione invieremo una nota al governo Schifani per prendere atto del disastro del Comune di Palermo e attivare delle procedure di proroga».
Per le forze di minoranza, il caso Gescal non è un incidente di percorso isolato, ma il sintomo visibile di un malessere più profondo, di una sfasatura tra i racconti della giunta e le reali capacità amministrative della macchina comunale. L'ex vicesindaco e consigliere di AVS Fabio Giambrone usa parole affilate per descrivere l'azione della giunta di centrodestra: «Si conferma ancora una volta un'assoluta inadeguatezza culturale e politica di questa amministrazione Lagalla.
Siamo al quinto anno di amministrazione e la città deve sapere che in questi anni ci hanno raccontato una storia assolutamente inesistente».
Un richiamo alla trasparenza che si sposa con l'analisi di Rosario Arcoleo consigliere del Pd, il quale sottolinea come, a seguito di scrupolose verifiche, persino l'ultimo cantiere scolastico rimasto a galla, quello di via Patti, rischi seriamente di saltare, trascinando con sé tutto il resto.
L'opposizione chiede un bagno di umiltà collettivo e un "mea culpa" pubblico da parte dell'amministrazione. Se la questione ex Gescal brucia per l'impatto sociale sui quartieri storici, il quadro complessivo della finanza locale non è meno drammatico. Nel mirino dei tagli c'è anche il pacchetto dei fondi Pon Metro, una batosta da altri 30 milioni di euro che rischia di paralizzare interventi cruciali in tutta la città.
Mariangela Di Gangi del Pd allarga lo sguardo alla solidarietà istituzionale (mancata) tra governi dello stesso colore politico: «La decisione del governo nazionale di definanziare Palermo è la cartina al tornasole dell'attenzione che questo centrodestra ha non soltanto per Palermo, ma per le fragilità in generale.
Un’altra delle mannaie a cui il governo nazionale, che dovrebbe sostenere l'amministrazione comunale di Palermo, e quello regionale, essendo dello stesso colore politico, hanno sottoposto la nostra città, un taglio inspiegato e inspiegabile. E questo colpisce non soltanto le opere infrastrutturali, ma anche le attività di carattere sociale che sappiamo essere indispensabili».
La Di Gangi evidenzia come l'opposizione stia paradossalmente cercando di fare le veci dell'amministrazione per salvare progetti identitari come quello di piazza Zen 2: «Vogliamo metterci a disposizione della città. Quello che importa a questa opposizione non è segnalare che Lagalla ha sbagliato, ma proporre una soluzione.
Se Lagalla non ha ancora provveduto ad attivare una interlocuzione con la Regione per chiedere la riapertura dei termini dell'accordo, saremo noi a rivolgerci alla Presidenza della Regione. I comunicati stampa e i pomposi annunci non bastano più. Lagalla non ha risposto all’ordine del giorno: la politica passa, ma i quartieri e le problematiche restano».
A tracciare la mappa degli altri 30 milioni di euro sottratti alla città è l'architetto di Progetto Civico Italia Franco Miceli, che elenca i progetti stroncati dal definanziamento, gli attesi interventi sulla foce del fiume Oreto, la riqualificazione del parco della Favorita e le opere di messa in sicurezza e rilancio della costa di Vergine Maria.
Una città sospesa tra emergenza e futuro. È questo ciò che emerge dalla conferenza di Palazzo Comitini, il ritratto di una Palermo perennemente in bilico, dove i nodi strutturali, dai bilanci in rosso alle carenze di personale tecnico negli uffici progettazione, finiscono per vanificare le occasioni di riscatto economico.
Mentre la politica si incaglia nelle scadenze burocratiche e nelle risposte mancate, lo Sperone, Borgo Nuovo e lo Zen restano a guardare le lancette dell'orologio scorrere. Se la politica cittadina non troverà uno scatto d'orgoglio e la Regione non concederà la sesta rimodulazione dei termini, a restare al buio non sarà la giunta Lagalla, ma il futuro dei cittadini di Palermo.
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