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Sono immense e le puoi incontrare (anche) in Sicilia: vederle è più facile di quanto pensi

Sono tra i più grandi predatori della Terra spesso non le consideriamo tali. perché le loro grandi dimensioni ci lasciano stupiti come se fossero creature mitologiche

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 8 luglio 2023

Sono tra le creature più grandi degli oceani e destano la più profonda ammirazione, quando emergono dalla superficie del mare per respirare.

Sono anche fra i più grandi predatori della Terra, eppure noi esseri umani non riusciamo proprio a considerarli al pari dei leoni o degli squali, poiché le loro grandi dimensioni ci annichiliscono, rendendoci partecipi ad uno stupore collettivo che li rende quasi delle creature mitologiche.

Non a caso le loro comparsate vicino le antiche navi puniche, greche e romane hanno spinto i marini ad immaginare un regno sottomarino dominato da "mostri", che solo con l’avvento dell’Illuminismo divennero a tutti gli effetti degli animali reali.

Stiamo parlando delle balene, i vertebrati e i mammiferi più grandi e pesanti in assoluto della storia del nostro pianeta. Ancora cacciati in alcuni angoli di mondo, per via delle sostanze che si possono estrarre dalla loro testa, le balene nuotano insieme all’uomo da diversi millenni.
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Eppure, dopo tutto questo tempo, dopo aver anche imparato ad apprezzarli come animali senzienti e dotati di un’intelligenza e di un’empatia talvolta superiore a quella dell’uomo, essi rappresentano per la maggior parte di noi un mistero. Uno dei segreti meglio celati della natura. In effetti, andare a studiare questi animali nel loro ambiente nativo non è facile.

Le profondità oceaniche infatti rendono molto difficili osservarli o comprendere appieno il loro comportamento. Solo da alcuni anni la tecnologia ci ha permesso infatti di immergerci e di esplorare gli abissi, alla ricerca della loro compagnia.

Quello che però abbiamo ottenuto da queste ricerche è stato illuminante e ci ha permesso oltre ad amare questi grandi animali, anche nell’inserirli nel grande progetto della vita che comprende l’evoluzione della coscienza e della socialità.

Durante l’estate, intenti a farci una bella nuotata lungo una delle nostre spiagge siciliane, è probabile tuttavia anche pensare a quali specie abitano il nostro mare.

Soprattutto nel caso in cui una di queste balene riuscisse ad emergere dalla superficie, per donarci un saluto, mentre siamo intenti a raggiungere una delle tante isole minori che circondano la Sicilia o la Calabria, tramite un traghetto.

Le balene d’altronde amano giocare tra di loro, compiendo dei grandi balzi, o emergendo in gruppo per respirare all’unisono, emettendo "il soffio" formato dal vapore acqueo condensato all’altezza del loro sfiatatoio.

Dunque è possibile osservarle con una certa facilità, seppur i nostri lidi siano lontani dal Grande Santuario dei Cetacei su al nord, presso l’area marina protetta vicino Genova, la Corsica e la Toscana, dove è più facile avvistarli.

Le specie di balene presenti comunque nel Mediterraneo e nei pressi della nostra isola sono principalmente tre.

La prime due appartengono al gruppo dei Misticeti, ovvero il gruppo di balene che non sono dotati di veri e propri denti ma da delle lamelle cornee poste sul palato, che hanno il compito di filtrare l’acqua del mare per catturare varie tipologie di plancton e gamberetti di cui gli animali si nutrono.

Essi prendono il nome di fanoni e sono tipiche delle balenottere che costituiscono questo gruppo. La balenottera comune (Balaenoptera physalis) è quella che è più facile osservare quando ci troviamo in mare aperto, perché demograficamente più numerosa delle altre specie e anche più presente nel Mediterraneo.

La sua lunghezza può superare anche i 25 metri e molti degli scheletri che troviamo nei musei scientifici, che riportano la targhetta generica di "balenottera", appartengono in verità a questa specie.

Presenta una gola con circa 70-110 scanalature, molto utili all’animale per ampliare il volume della propria bocca, quando l’apre e fa incetta di gamberetti e cibo, sfruttando un movimento che ai più ricorda quello di una fisarmonica.

La sua lunga lingua inoltre, che può misurare invece le dimensioni di un’auto, è utile per spingere fuori dalla bocca l’acqua in eccesso, attraverso i fanoni, in modo da intrappolare nel palato tutti gli animaletti presenti nello zooplancton catturato dalla balena.

La balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) è la specie più grande del mondo e si differenzia dalla balenottera comune sia per il colore che per dimensioni, riuscendo infatti tranquillamente a superare i 32 metri di lunghezza.

Questa specie compie grandi dimensioni, da un capo all’altro dell’oceano, ma risulta essere molto meno comune nel Mediterraneo.

Essendo una delle specie animali più a serio rischio di estinzione ed essendo stata braccata per moltissimo tempo dai balenieri, la balenottera azzurra è fra le specie più protette del mare ed assistere ad una sua emersione è un vero spettacolo, visto che i suoi soffi sono particolarmente scenici e i suoi movimenti lenti ma potenti incutono un rispetto quasi sovrannaturale.

Talvolta è possibile trovarla anche durante le immersioni, intenta a nuotare placidamente dopo un pasto, nei pressi di alcune isole minori.

Sfortunatamente però molti degli spiaggiamenti osservati negli ultimi anni in Italia appartengono alla sua specie e per questo gli scienziati sono particolarmente timorosi sulla sua sopravvivenza.

L’ultima specie di balena presente nei nostri mari appartiene invece al gruppo degli Odontoceti, ovvero alle balene che presentano dei denti funzionali classici.

Questa specie è abbastanza nota al pubblico generalista ed è talmente famosa per diverse motivazioni storiche e culturali che da sola rappresenta – forse – l’intero gruppo dei cetacei (delfini + balene).

Stiamo parlando del capodoglio (Physeter macrocephalus), probabilmente la specie di balena che è riuscita meglio ad entrare nell’immaginario collettivo. Braccata praticamente per secoli per via del commercio dell’olio di balena, che si estraeva dalla sua testa, il capodoglio ha alimentato leggende, miti e lo stesso sviluppo industriale mondiale.

Avente una testa molto grossa, questa specie può raggiungere i 20 metri e si alimenta nelle profondità marine, catturando calamari e pesci di medie dimensioni.

È meno presente delle balenottere all’interno del Mediterraneo, ma essendo comunque una specie cosmopolita è possibile trovarla anche da noi. I suoi passati avvistamenti hanno promosso la leggenda dei mostri oceanici, come l’esistenza stessa dei giganti sulla terraferma, quando gli antichi trovavano le loro ossa all’interno di alcuni siti di scavo.

Moby Dick secondo il racconto di Melville era un Capodoglio e la stessa rinnovata versione disneyana del mostro del mare di Pinocchio presenta delle forme che inducono a pensare che Geppetto sia stato ingoiato da questo animale.

Nella realtà il Capodoglio tuttavia è una specie molto emotiva, che presenta un forte legame affettivo con i propri parenti. Riesce a immergersi anche oltre i 1500 metri di profondità, in apnea, nel tentativo di catturare le sue prede e seppur è difficile avvistarlo in Sicilia, nuovi avvistamenti, come quelli dello scorso novembre o d’inizio 2023, ci confermano che la nostra regione è una delle loro tappe annuali.

Anche questa specie rischia di scomparire e per questo gli scienziati chiedono ai cittadini di segnalare qualsiasi loro avvistamento, affinché il loro status di salute venga monitorato e possano condurre la ricerca a trovare delle soluzioni efficaci contro i problemi che li affliggono – il consumo della plastica, in particolar modo.

Molti di questi animali infatti muoiono per colpa dell’ingerimento dei sacchetti o delle reti di plastica, che gli provoca la morte per fame e il successivo spiaggiamento.
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